Inaugurate a Boffalora sopra Ticino una mostra e una targa sull’operazione Aliyah Bet in Italia

di Paolo Castellano

L’11 settembre nella meravigliosa cornice naturale del parco del Ticino sono state inaugurate una stele e una mostra riguardante l’operazione Aliyah Bet e in particolare il Campo A di Boffalora sopra Ticino dove trovarono accoglienza e speranza numerosi ebrei scampati alla Shoah e ai pogrom europei. La celebrazione è avvenuta presso la Villa “La Fagiana” ed è stata animata dagli interventi delle figure istituzionali, dai protagonisti dell’iniziativa e dalla testimonianza di Orli Bach, nipote di Yehuda Arazi (responsabile del Campo A e dell’Aliyah Bet in Italia dal 1945 al 1948).

Durante la cerimonia sono intervenuti il sindaco di Boffalora sopra Ticino Sabina Doniselli, il presidente del Parco del Ticino Cristina Chiappa, il promotore della ricerca sul Campo A Marco Invernizzi, il presidente dell’ANPI Milano Roberto Cenati, il vicepresidente UCEI Milo Hasbani, il presidente del Memoriale della Shoah Roberto Jarach, l’assessore alle relazioni istituzionali della Comunità ebraica di Milano Silvio Tedeschi e presidente dell’Associazione Figli della Shoah Daniela Dana Tedeschi. Alla conduzione dell’evento Elisabetta Bozzi, vicepresidente dell’ANPI Magenta. Sono inoltre pervenuti messaggi di ringraziamento da parte del direttore israeliano del Museo dell’immigrazione clandestina navale di Haifa, dall’Ambasciata israeliana a Roma e dal CDEC.

La posa della nuova targa celebra la centralità del Campo A nella lotta alla sopravvivenza degli ebrei e dell’immigrazione ebraica verso la Palestina. Durante e dopo la Shoah ai sopravvissuti era vietato trasferirsi verso quel lembo di terra mediorientale che nel 1948 sarebbe poi diventato lo Stato di Israele. All’interno della Villa “La Fagiana” è possibile visitare una mostra fotografica – intitolata “Navi della speranza: Aliyah Bet dall’Italia 1945-1948, gentilmente concessa dal Memoriale della Shoah di Milano – in cui vengono raccontate diverse storie dell’immigrazione clandestina ebraica, compresa la storia di Yehuda Arazi che ha avuto un ruolo importantissimo nella gestione e nell’organizzazione delle operazioni di immigrazione in Italia.

«È un’emozione per me essere qui dove c’era mio nonno e dove ci sono gli stessi campi e gli stessi alberi che c’erano una volta», ha commentato Orli Bach.

Il nonno fu uno dei fondatori del Mossad e nel ’45 venne inviato dall’Haganah a Boffalora sopra Ticino a dirigere le operazioni dell’immigrazione clandestina con il nome in codice Alon perché su di lui gli inglesi avevano messo una taglia. Arazi condusse con successo le operazioni anche grazie al suo braccio destro Ada Sereni, la quale ebbe un ruolo fondamentale per i suoi contatti a livello politico e istituzionale. L’agente dell’Haganah aveva infatti un compito molto difficile: riorganizzare e cercare di portare in Palestina le persone che non potevano far ritorno alle loro case.

Inoltre, dal campo di Boffalora sopra Ticino venivano spedite le armi sottratte agli inglesi: il sito permetteva di nascondersi bene tra le piante ed era vicino alla ferrovia. Rappresentava una posizione strategica per raccogliere gli equipaggiamenti necessari da caricare sul treno.

«A quel tempo c’era molto caos. Agli ebrei era stato impedito di tornare a casa e non c’era nessun posto dove andare. Inoltre, c’erano diverse organizzazioni che cercavano di gestire questo problema. Dalla Palestina si cercava quindi di dare un coordinamento comune per facilitare le partenze. Chi è stato qui ricorda molto bene che in questo posto ha potuto curare non solo le ferite del corpo ma anche riacquistare la propria dignità. Soprattutto, gli abitanti del Campo A hanno potuto imparare la lingua ebraica – c’era anche una scuola – e incominciare a sentirsi parte della nazione che poi sarebbe nata», ha sottolineato Orli Bach.

«Vorrei ricordare anche tutti gli eroi che non hanno un nome. Ci sono state tantissime persone che si sono impegnate per portare avanti queste operazioni», ha ribadito la nipote di Yehuda Arazi, che ha poi concluso il suo intervento con una performance canora in cui ha intonato una canzone composta dal nonno durante lo sciopero della fame a La Spezia avvenuto nell’estate del 1946.