Vaccini anti-Covid in Israele (fonte foto Calcalist)

Covid in Israele. I risultati preliminari dello studio sulla quarta dose

di Paolo Castellano 

Il 18 gennaio, lo Sheba Medical Center di Tel Hashomer ha diffuso i risultati preliminari della sua ricerca – avviata un mese fa – riguardante l’efficacia della quarta dose sulla variante Omicron. Si è scoperto che i vaccini Pfizer e Moderna sono sicuri ed è stato dimostrato che sono in grado di produrre notevoli anticorpi anche dopo la quarta iniezione. Tuttavia, sono parzialmente efficaci contro Omicron. Lo ha riportato RaiNews

A guidare lo studio, Gili Regev-Yochay, direttrice dell’Unità malattie infettive dello Sheba Medical Center, che ha commentato così i primi dati: «Abbiamo osservato che, sia con Moderna che con Pfizer, l’aumento dei livelli di anticorpi è leggermente superiore a quello visto dopo la terza dose di vaccino di richiamo. Malgrado la crescita del livello di anticorpi, la quarta dose offre soltanto una difesa parziale contro il virus».

«Molte persone sono state infettate da Omicron dopo la quarta dose. Il vaccino è eccellente contro le varianti Alfa e Delta, ma non abbastanza per la nuova variante», ha commentato Gili Regev-Yochay.

Al momento, il Ministero della Salute ha somministrato la quarta dose ai pazienti immunodepressi, agli operatori sanitari e agli over 60.

Aperto un reparto pediatrico per la variante Omicron

Il 12 gennaio, il più grande ospedale d’Israele, lo Sheba Medical Center di Tel Hashomer, ha annunciato di aver aperto un nuovo reparto per curare i bambini contagiati dalla variante Omicron. La mutazione del Covid è altamente contagiosa e sta saturando gli ospedali israeliani, infettando anche persone molto giovani.

Come riporta Il Giornale, il dott. Moshe Ashkenazi, direttore del nuovo reparto pediatrico, ha dichiarato che “Omicron sembra essere meno virulenta rispetto ad altre varianti, ma la maggior possibilità di essere contagiati porterà diversi bambini a essere ricoverati in ospedale”. Infatti, il virus sta circolando nelle scuole e nei luoghi di gioco dei più piccoli che a loro volta potrebbero contagiare genitori e nonni.

Nel reparto pediatrico Omicron è presente un gruppo di medici-clown per far divertire i piccoli pazienti ricoverati. Inoltre, lo Sheba Medical Center mette a disposizione degli insegnanti che aiuteranno i bambini a studiare e a fare i compiti in modo che non restino indietro nella preparazione scolastica.

«Abbiamo una scuola qui nel nostro ospedale pediatrico con 110 insegnanti che dà lezioni ai bambini ricoverati in ospedale in tre lingue diverse: ebraico, arabo e inglese. Come in altri reparti, abbiamo deciso di tenere lezioni nel reparto Covid», ha dichiarato Ashkenazi.

Nel frattempo, a causa della nuova ondata di Covid, Israele ha annullato le esercitazioni dei militari riservisti. L’IDF ha comunicato che 6.380 militari sono positivi mentre altri 6.928 si trovano attualmente in isolamento.

Contagiato il ministro degli Esteri Yair Lapid

In un messaggio, rilasciato il 10 gennaio da un portavoce del governo israeliano, è stato dichiarato che Yair Lapid, ministro degli Esteri e prossimo premier, ha contratto il Coronavirus. I medici ritengono che sia stato infettato da una delle sue guardie di sicurezza. Attualmente, Lapid si trova in isolamento e in buone condizioni di salute. Tuttavia, il ministro degli Esteri israeliano ha annullato i suoi impegni pubblici.

Nel frattempo, i medici stanno effettuando controlli sui recenti contatti in cerca di ulteriori contagiati: recentemente Lapid ha avuto colloqui con il primo ministro Naftali Bennett e altri membri della coalizione di governo. Come riporta Times of Israel, Lapid è la prima importante figura politica ad aver contratto il Covid-19.

Parallelamente, Bennett ha rilasciato un comunicato sulla quinta ondata di Covid causata dalla variante Omicron. Il premier ha dichiarato che secondo le previsioni del Ministero della Salute il virus produrrà tra i 2 e i 4 milioni di positivi in Israele – circa il 40% della popolazione. Lo ha riportato Ansa.

Contagi in aumento ma si riaprono i confini

Il 9 gennaio, il governo israeliano ha deciso di riaprire le frontiere agli stranieri a condizione che siano vaccinati o guariti dal Covid. Dunque, non è più valida la lista in cui ai “paesi rossi” era stato negato l’ingresso all’interno dello Stato ebraico per motivi sanitari. Novità anche per i cittadini israeliani: potranno partire per l’estero senza permessi speciali. Ciononostante gli esperti consigliano di ridurre il più possibile i viaggi fuori dai confini d’Israele.

Come riporta Rai News, per entrare saranno richieste almeno due vaccinazioni a 6 mesi di distanza dall’ultima iniezione. Mentre i guariti dal virus dovranno dimostrare di essersi sottoposti almeno alla prima dose di vaccino. In più, i viaggiatori avranno l’obbligo di presentare un test negativo effettuato almeno 72 ore prima della partenza, effettuare un altro tampone in arrivo all’aeroporto e restare in isolamento fino a esito negativo.

Queste regole fanno parte della strategia nazionale del Ministero della Salute israeliano che in queste settimane sta affrontando la diffusione della variante Omicron. Il virus ha prodotto un aumento di ricoveri ospedalieri con sintomi gravi e un picco di 205 ricoverati nella giornata del 9 gennaio.

Il premier Bennett: “Quarta dose aumenta di 5 volte gli anticorpi”

Nella serata del 4 gennaio, il premier israeliano Naftali Bennett ha reso noto i primi risultati di un recente studio scientifico sull’efficacia della quarta dose di vaccino anti-Covid.

«Una settimana dopo l’iniezione della quarta dose, sappiamo con maggiore certezza che è sicura ed efficace. C’è un aumento di cinque volte del numero di anticorpi nella persona vaccinata», ha dichiarato Bennett ai giornalisti mentre stava uscendo dallo Sheba Medical Center di Tel Hashomer. Lo ha riportato Israel National News.

Nel pomeriggio, il primo ministro ha incontrato il prof. Yitshak Kreiss, direttore generale dell’ospedale, per aver maggiori informazioni sull’ondata Omicron e sullo stato dei nuovi ricoveri.

Durante la visita, il prof. Gili Regev-Yochai, direttore dell’unità di prevenzione e controllo delle infezioni, ha aggiornato Bennett sui risultati preliminari della ricerca condotta sull’efficacia della quarta dose.

«Ancora una volta, voglio dire grazie a tutti. Lo Stato di Israele non solo protegge il proprio popolo e i propri cittadini, lo Stato di Israele è davvero in prima linea nella ricerca sulla questione del COVID-19. “Poiché la Torà verrà fuori da Sion”. Perché da Sheba verrà la Torah. Da questo luogo stiamo studiando i dati e li stiamo dando a tutto il mondo», ha concluso il primo ministro d’Israele.

Prof. Zarka: “Non puntiamo all’immunità di gregge”

Il 4 gennaio, durante un’intervista televisiva trasmessa dall’emittente Kan, il prof. Saman Zarka, Coordinatore israeliano per la lotta al Covid, ha dichiarato che lo Stato ebraico non sta puntando all’immunità di gregge.

«Non abbiamo alcuna politica che punti all’immunità di gregge. Non vogliamo che tutti vengano contagiati, ci mancherebbe altro! Qui c’è un nuovo virus che non conosciamo sufficientemente. Non sappiamo quali potrebbero essere le sue conseguenze future», ha sottolineato Zarka.

Come riporta Ansa, il Coordinatore ha poi invitato gli israeliani a proteggersi con il vaccino e le mascherine per far fronte all’aumento dei contagi.

La precisazione di Zarka arriva dopo le dichiarazioni del direttore generale del Ministero della Sanità Nachman Ash, che il 2 gennaio aveva fatto intendere di voler raggiungere l’immunità di gregge.

Ai conduttori di 103Fm Radio, Nash ha detto che “i numeri dei contagi dovranno essere molto alti per raggiungere l’immunità di gregge, e questo è possibile”, riferendosi alla nuova ondata di Omicron.

Quarta dose agli over 60 e Green Pass provvisorio

Nella serata del 2 gennaio il premier israeliano Naftali Bennett ha organizzato una conferenza stampa durante la quale ha annunciato l’approvazione della quarta dose di vaccino Pfizer per tutti gli over 60. La somministrazione potrà avvenire dopo 4 mesi dall’ultimo richiamo.

Inoltre, il primo ministro ha ufficializzato l’introduzione di un “Green Pass provvisorio“. Come riporta The Times of Israel, questo certificato verrà rilasciato a coloro che faranno la prima dose e durerà 30 giorni. Il Green Pass provvisorio permetterà l’accesso a luoghi ed eventi a rischio contagio. La certificazione entrerà in vigore il 6 gennaio.

Il precedente avviso del premier Naftali Bennett: “I casi raddoppieranno. La bufera è in arrivo”

Il 2 gennaio, durante la consueta riunione del Consiglio dei ministri, il primo ministro israeliano Naftali Bennett ha rilasciato alcune dichiarazioni sulla nuova ondata di Covid-19 in Israele. «È in arrivo una bufera, già in questi giorni. Già nel prossimo futuro avremo decine di migliaia di contagi al giorno», ha avvertito il premier dello Stato ebraico.

«Il nostro obiettivo non cambia: consentire il massimo funzionamento possibile dell’economia e proteggere quanti di noi sono più deboli», ha sottolineato Bennett. Come riporta Ansa, il primo ministro ha poi elogiato la collaborazione di diversi paesi stranieri – tra cui Stati Uniti e Regno Unito – per la lotta contro la nuova ondata di contagi.

Tuttavia, il ministro della Sanità Nitzan Horowitz ha detto che nei prossimi giorni potrebbero aumentare le code per effettuare i tamponi. Per questa ragione – ha detto Horowitz – il governo creerà nuove postazioni in previsione della nuova ondata di infezioni. Nonostante le strategie di potenziamento delle strutture sanitarie, potrebbero ugualmente ripresentarsi lunghe attese per sottoporsi ai test per il Covid.

Il Ministero della Salute e l’autorizzazione della quarta dose per gli anziani

Il primo gennaio, il Ministero della Salute dello Stato d’Israele ha rilasciato l’autorizzazione per somministrare la quarta dose agli anziani e agli operatori delle case di riposo e degli ospedali geriatrici. Lo ha comunicato Nachman Ash, direttore generale del Ministero della Sanità, nel quadro della strategia nazionale per contrastare la quinta ondata di Covid-19.

Con la quarta dose gli esperti si aspettano meno decessi. Per di più, come riporta La Repubblica, il Ministero della Salute israeliano ha dato il via libera per la quarta vaccinazione anche agli immunodepressi.

Nuove regole per la quarantena dei vaccinati approvate a fine dicembre

Il 28 dicembre, lo Stato d’Israele ha introdotto nuove regole – meno rigide – per i vaccinati che entrano in contatto con persone positive al Covid. Questa nuova strategia verrà adottata per fronteggiare la variante Omicron.

Come riporta Ansa, i cittadini che verranno in contatto con i contagiati dovranno sottoporsi a un tampone e isolarsi finché il test non sarà negativo. Tuttavia, nei 10 giorni seguenti non potranno frequentare luoghi affollati e persone a rischio contagio.

Discorso a parte per i non vaccinati. Qualora dovessero incontrare un contagiato dovranno fare una quarantena di una settimana, facendo tamponi al primo e al settimo giorno. Le restrizioni cadranno una volta ottenuto un tampone negativo.

In base ai dati del Ministero della Salute, ieri sono stati accertati 2.952 contagi (circa mille in più rispetto alle precedenti 24 ore) a fronte di 126mila tamponi.

I primi test sull’efficacia della quarta dose

Durante la scorsa settimana, il premier Naftali Bennett ha dichiarato che Israele somministrerà la quarta dose di vaccino Covid ai soggetti più deboli. Tuttavia, come specificato dallo stesso Bennett, gli esperti israeliani stanno testando l’efficacia di un ulteriore richiamo contro il virus e le sue varianti.

Proprio per questo, il 26 dicembre lo Sheba Medical Center di Tel Hashomer ha annunciato l’inizio di una serie di test per studiare l’efficacia della quarta dose di vaccino anti-Covid. 6mila persone parteciperanno allo studio – compresi 150 membri dello staff medico – e verranno sottoposte all’inoculazione.

Lo Stato d’Israele è il primo al mondo a compiere un simile progetto – dopo essere stati approvati da un gruppo di scienziati governativi i test verranno condotti grazie al supporto e collaborazione con il Ministero della Salute d’Israele.

Come riporta Agi, la professoressa Gili Regev Yochay dello Sheba Medical Center di Tel Aviv ha descritto le linee generali della ricerca: «Lo studio testerà l’efficacia di una quarta dose di vaccino sui livelli di anticorpi, la prevenzione dal contagio e un controllo della sua sicurezza».

«Ci si aspetta che questo studio faccia luce sul vantaggio ulteriore di somministrare una quarta dose e ci porti a capire se e a chi valga la pena somministrarla», ha spiegato l’epidemiologa israeliana.

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