Esce l’edizione in ebraico de I Protocolli dei Savi di Sion

Israele

di Avi Shalom

protocollo-savi-di-sionPer la prima volta, anche gli israeliani potranno leggere in lingua ebraica i
Protocolli dei Savi di Sion, il celebre falso letterario attribuito alla polizia segreta dello Zar, utilizzati per oltre un secolo per lanciare campagne di odio antisemita in vari continenti. L’iniziativa, di carattere personale, è di Adi Amsterdam, un giovane linguista e filologo del Centro Accademico David Yellin di Gerusalemme.

Prima di lui, a quanto pare, nessuno in Israele aveva sentito la necessità di approfondire la conoscenza di un testo che fra gli ebrei suscita istintiva ripugnanza. Solo alcuni brani erano stati tradotti in passato in ebraico, per fini accademici. Lo stesso peraltro era avvenuto con ‘Mein Kampf‘ di Adolf Hitler, di cui 20 anni fa sono stati pubblicati alcuni capitoli in ebraico, in un’edizione critica universitaria.

La scintilla che ha messo in moto il progetto di Amsterdam è stata la lettura – una ventina di anni fa, quando ancora era liceale – del ‘Pendolo di Foucault’ di Umberto Eco, in cui sono appunto ricostruiti i meccanismi della produzione del pamphlet anti-ebraico. Negli anni successivi Amsterdam avrebbe notato che mentre i dirigenti di Israele denunciavano sovente i Protocolli dei Savi dei Sion, davano peraltro l’impressione di non averli
mai letti. A suo parere, il movimento sionista è sempre stato riluttante ad ingaggiare battaglia contro quel pamphlet, nella intima persuasione che ”contro le palesi menzogne non c’è spazio per alcuna discussione”.

Alla base dei ‘Protocolli‘, rileva, vi è il plagio di testi diversi, fra cui un libro di Maurice Joly scritto in origine in Francia contro Napoleone III (‘I Dialoghi all’Inferno fra
Machiavelli e Montesqieu’) ed un romanzo del tedesco Hermann Goedsche, ‘Biarritz‘. Due agenti della Okhrana (la polizia segreta zarista) dislocati a Parigi, Rachkovsky e Golovinski, avrebbero poi provveduto ad elaborare un testo più confacente
alle necessita’ dello Zar.

Nelle note critiche che corredano la traduzione Amsterdam non perde di vista le incongruenze logiche dei Protocolli. Nel Protocollo 2 i Savi di Sion si felicitano ad
esempio per aver conquistato un vasto controllo sui mezzi di comunicazione; ma nel Protocollo 12 stabiliscono che il loro controllo resta uno degli obiettivi da raggiungere.

Malgrado le perplessità, le reazioni in Israele sono finora positive, afferma Amsterdam. Spera ora che la sua traduzione non resti confinata in poche centinaia di copie negli ambienti accademici, ma che anzi abbia una buona diffusione visto che i sentimenti di antisemitismo restano molto diffusi.

”L’israeliano che va in giro nel mondo – scrive nella prefazione – rischia di trovarsi come Josef K. nel ‘Processo’ di Kafka, che viene giudicato senza nemmeno conoscerne la
ragione”. Per meglio difendersi dovrebbe dunque prendere visione delle imputazioni, per quanto menzognere o assurde esse siano.

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