Nuove prospettive

Israele

 

C’’è uno Stato dove nemmeno i padri della patria hanno voglia di fare da gufi impagliati. C’’è un luogo dove il dibattito è vivo e i protagonisti
non hanno paura di tentare strade nuove. C’’è un popolo che prima di decidere vuole pensare, sapere, accettare il confronto. Per quanto aspro e
difficile possa apparire.
C’’è un Paese dove i problemi hanno il sapore delle cose concrete e le chiacchiere trovano solo lo spazio che meritano.
Noi tutti lo conosciamo, il suo nome è Israele.
E ora che l’unica democrazia del Medio Oriente si accinge a chiamare i propri cittadini, ebrei e non ebrei, al voto, ci accorgiamo che un sistema
politico consolidato sta cambiando sotto i nostri occhi.

Ha cominciato a coglierci di sorpresa il premier Ariel Sharon. Il falco che alcuni europei volevano vedere sotto processo, ha saputo imprimere al
difficile cammino della pace e del progresso un impulso determinante. Lo ha fatto con coraggio, determinazione e trasparenza. Quasi come una logica
conseguenza della sua lunga militanza politica nella destra israeliana e non come un tradimento della sua storia.
E lo ha fatto per ricordarci che la nostra sicurezza, il nostro futuro, non dipendono dalla buona volontà altrui,
ma dalla capacità che abbiamo di trovare risposte adeguate a problemi sempre diversi.

Chiamata a fare le proprie scelte, la destra politica israeliana si è divisa.
Alle prossime elezioni gli scontenti imboccheranno strade diverse. Sharon, che
aveva qualche settimana fa dimostrato di mantenere il controllo del Likud,
dopo aver vinto sugli avversari interni ha in ogni caso preferito cercare una
nuova formula e ha creato un nuovo polo politico che promette fermezza e
moderazione al tempo stesso.
Al suo fianco molti vecchi compagni di strada. Ma anche il suo rivale di
sempre, la più autorevole voce storica della sinistra: Shimon Peres.
Anche la sinistra, infatti, è chiamata a fare scelte concrete. E le strade
dei laburisti si sono diversificate tanto da vedere uno dei mitici fondatori
dello schieramento abbandonare il partito che lui stesso aveva contribuito a
fondare per dare corpo a un grande schieramento nazionale che lavora
seriamente per la pace, ma non è disposto a rinunciare alla sicurezza.
Nuovi leader emergono agli estremi, vecchi leoni da sempre rivali hanno deciso
di incontrarsi.
In questo momento non importa l’esito della consultazione elettorale. Conta
invece che il sistema politico che regge la democrazia israeliana sia vivo e
capace di cercare risposte nuove.

Da queste vicende possiamo trarre molti insegnamenti. Il primo fra tutti è
ovviamente quanto sia importante per tutti noi quello che accade nello Stato
di Israele. E’ importante sotto il profilo strategico, storico, culturale.
Ma è importante anche perché ci aiuta a comprendere meglio le potenzialità
di questo piccolo popolo che non si è arreso alle persecuzioni e allo
sterminio, che non ha ceduto all’assimilazione e continua a credere e a
propagare i valori della crescita, della democrazia, del progresso e del
rispetto dell’uomo e del creato.
Ma da quello che sta avvenendo in Israele abbiamo anche ben altro da imparare.
Fino nelle nostre istituzioni ebraiche italiane, da quelle nazionali a quelle locali.
Cercare risposte nuove ai problemi è il destino che ci accompagna e il
segreto della nostra continuità.
Affrontare il dibattito con determinazione, ma sempre nel rispetto più
profondo per la dignità di chi si trova su posizioni contrapposte è il nostro onore.
Il gesto di Sharon e di Peres ce lo ricorda: gli avversari di un tempo
potranno essere, se ne saremo capaci, i nostri migliori compagni lungo la
strada che ancora ci attende.

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