La simbologia palestinese e la cancellazione di Israele dalle cartine geografiche nell’incontro AMP

Israele

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Marco Paganoni
Marco Paganoni

Il 14 marzo presso lo spazio Open di Milano si è svolto l’incontro Una, Araba, Islamica. La cancellazione di Israele nelle rivendicazione del nazionalismo palestinese curato da Marco Paganoni, giornalista e direttore del sito d’informazione Israele.net, e organizzato dall’Associazione Milanese Pro Israele (AMPI).

Attraverso l’utilizzo di numerose immagini, Paganoni ha illustrato ai presenti, partendo dai simboli politici dei gruppi armati palestinesi, come la presenza ebraica venga eliminata dalle carte geografiche perché sostituita da una nuova entità nazionale chiamata Palestina: «Per fare la pace bisogna essere in due. Non c’è dialogo con chi prevede la tua cancellazione. Le parti politiche palestinesi, nei loro simboli, hanno messo l’intero territorio. Il simbolo non contempla alcuna negoziazione ma pretende la consegna dell’intero territorio. Possiamo parlare fino allo sfinimento con l’Autorità Palestinese ma se questa inculca alle nuove generazioni l’idea che il territorio ebraico sia palestinese, credo che non si andrà molto lontano», ha sostenuto il giornalista.

In Israele, ha detto Paganoni, ci si domanda se il mondo arabo abbia accettato l’esistenza di Israele. I dubbi degli israeliani nascono dal perdurare della violenza e anche dal rifiuto di accogliere le proposte concrete su un possibile riavvicinamento. La pubblicistica palestinese esprime l’ideologia dei vari movimenti palestinesi; le immagini e i simboli fanno parte di una comunicazione antisraeliana costante e martellante. Lo slogan più comune è quello che rivendica il territorio che va “dal fiume al mare”.

L’OLP e Fatah hanno disegnato nei loro simboli anche i territori israeliani. Gli stessi simboli vengono inoltre utilizzati dalle formazioni jihadiste. Pure l’Autorità Palestinese si serve di questa simbologia.

«Inoltre tutto il territorio viene rappresentato sotto forma di premio durante le cerimonie pubbliche. Lo stesso Abu Mazen utilizzava queste forme di comunicazione ma ora è più attento cercando di non irretire la diplomazia internazionale. È puro opportunismo perché gli conviene mantenere un’immagine pubblica accettabile», ha detto Paganoni.

Il giornalista ha poi dichiarato che nelle scuole palestinesi, molti testi di storia e di geografia sono stati modificati prevedendo persino la cancellazione di Israele dalle cartine geografiche in aula. Il problema è che in alcuni di questi istituiti scolastici lavorano degli insegnanti dell’ONU che a dir la verità non dovrebbero fare propaganda politica ma dovrebbero istruire correttamente le nuove generazioni.

Anche la propaganda del BDS, utilizzando la falsa accusa di apartheid, usa il simbolo dell’intero territorio su cui è situato Israele. Questo simbolo inoltre è presente su un ampia gamma di merchandising che comprende scarpe, tazze, magliette e altro.

Insomma è difficile dare fiducia ai palestinesi quando dicono di voler partecipare ai negoziati di pace mentre plagiano con la loro propaganda la popolazione più giovane a rivendicare uno stato mai esistito. Non è un caso infatti che i protagonisti della recente “Intifada dei coltelli” siano stati dei terroristi molto giovani.

Indubbiamente si farebbe un passo avanti nelle trattative di pace se i vertici palestinesi smettessero di negare l’esistenza di Israele nei loro insopportabili simboli propagandistici e la finissero di inculcare menzogne alla propria popolazione.

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