Personale sanitario durante un'operazione

Israele: più veloce l’integrazione di immigrati nel personale sanitario

di Ilaria Ester Ramazzotti
Nei tempi difficili del Covid-19, il governo israeliano ha deciso di accelerare il processo di riconoscimento delle lauree e delle professionalità in medicina e nelle professioni sanitarie conseguite e acquisite all’estero, per permettere una più veloce integrazione di personale immigrato nelle strutture sanitarie. In passato, per chi ha aveva fatto l’aliyah, la procedura poteva infatti richiedere anni. Lo riportano la stampa israeliana e il Jerusalem Post.

La proposta, approvata a metà novembre, era stata avanzata dal ministro dell’Aliyah e dell’Integrazione Pnina Tamano-Shata. Più nel dettaglio, i medici con almeno cinque anni di esperienza riceveranno un’esenzione che consentirà loro di lavorare, mentre gli infermieri esperti potranno essere esaminati in un modo da ridurre al minimo le barriere linguistiche. I corsi tenuti all’estero e quelli online saranno inoltre valutati rapidamente e con maggiore flessibilità. Parallelamente, verranno istituiti dei comitati professionali per esaminare ulteriori pratiche per le professioni mediche. Tamano-Shata ha dichiarato che “nell’ultimo decennio sono giunti in Israele circa 10 mila nuovi immigrati formati per le professioni mediche e paramediche e che ogni anno più di 300 medici immigrati vengono ammessi al sistema sanitario”. “Sono felice che il governo abbia approvato la proposta che avevo avanzato insieme al primo ministro e al ministro della Salute, poiché aiuterà notevolmente le centinaia di nuovi immigrati che sono già arrivati in Israele, ne incoraggerà e accelererà l’immigrazione di altre migliaia, e [tutti questi] si affiancheranno al sistema sanitario pubblico nell’affrontare la piaga del coronavirus”.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu, nel presentare la proposta al governo, ha sottolineato che: “Dobbiamo sforzarci di aiutare gli immigrati a integrarsi nel mercato del lavoro in Israele” e di mettere in campo “il potenziale occupazionale dei nuovi immigrati in medicina. Dalla Francia provengono [medici] da uno dei sistemi sanitari più avanzati al mondo, mentre gli ostacoli burocratici sono [solo] ostacoli burocratici e niente di più. Questa decisione ovviamente contribuirà anche allo Stato e in questo modo rafforzerà i medici in Israele, un settore che è sempre importante, soprattutto di questi tempi”.

Il ministro della Salute Yuli Edelstein ha a questo proposito affermato: “Accolgo con favore la decisione del governo. Come rappresentante degli immigrati in passato, posso ricordare tutti i direttori del ministero della Salute per generazioni e di come io abbia combattuto con ognuno di loro su questa cosa. Adesso mi sento come se questo fosse un momento storico, in cui anni di ingiustizia sono stati rettificati”. “Oggi, tutto questo incoraggia l’aliyah ed è una grande notizia per i professionisti medici immigrati – ha aggiunto -. Inoltre, lo Stato di Israele ha bisogno di ogni medico, di ogni infermiere e di ogni paramedico. Saranno un apporto significativo agli enormi compiti che attendono il sistema sanitario”.