di Pietro Baragiola
Pochi giorni prima di morire, durante la cerimonia di Yom HaShoah al kibbutz Yad Mordechai, Louz ha acceso una candela commemorativa, parlando della sua esperienza: “noi sopravvissuti alla Shoah, che abbiamo costruito una casa e uno Stato, accendiamo questa candela in memoria delle vittime della Seconda Guerra Mondiale e del 7 ottobre.”
Lunedì 27 aprile Daniel Louz, sopravvissuto alle persecuzioni naziste e alla strage del kibbutz Be’eri, è morto all’età di 92 anni.
Solo pochi giorni prima aveva acceso una candela per lo Yom HaShoah, legando la memoria della Shoah alla tragedia del 7 ottobre. La sua scomparsa segna la conclusione di una storia che attraversa quasi un secolo di violenza antisemita.
La Shoah e il trasferimento in Israele
Louz era nato il 1933 in Francia. Era ancora un bambino quando, nel 1940, la Germania ha invaso il Paese e il piccolo Daniel fu diviso dalla sua famiglia, smistata in tre diversi campi di concentramento sul territorio francese.
I genitori e la sorella di Daniel riuscirono a sopravvivere ma il prezzo della guerra è stato altissimo: ben dieci membri della famiglia Louz, tra zii, zie e cugini del bambino, furono uccisi durante la Shoah.
Nel 1949 Daniel si trasferì in Israele, prima nel kibbutz Nirim e poi a Be’eri, nel sud del Paese.
“Ho finalmente ricominciato a respirare” aveva raccontato il sopravvissuto durante un’intervista rilasciata al Times of Israel, parlando del trasferimento come una vera rinascita.
Nel 2024 si è unito alla Marcia della Vita ad Auschwitz-Birkenau dove ha preso parte all’accensione delle candele in memoria delle vittime.
L’attacco del 7 ottobre
L’ultima parte della sua vita è stata segnata da un nuovo trauma: l’attacco del 7 ottobre 2023. Louz si trovava nella sua abitazione del kibbutz Be’eri quando i terroristi di Hamas hanno fatto irruzione, rapendo e uccidendo 100 dei suoi vicini e devastandone le dimore.
“Eravamo ostaggi nelle nostre stesse case e non potevamo fare altro che aspettare che questi invasori se ne andassero” ha raccontato Louz, descrivendo nei minimi dettagli ciò che è accaduto. “Abbiamo vissuto una paura mortale, più forte di quella che ricordo di aver provato da bambino durante la guerra.”
Le sue parole hanno colpito profondamente l’opinione pubblica israeliana, perché pronunciate da un uomo che aveva vissuto in prima persona uno dei capitoli più tragici della storia ebraica.
Pochi giorni prima di morire, durante la cerimonia di Yom HaShoah al kibbutz Yad Mordechai, Louz ha acceso una candela commemorativa, parlando della sua esperienza: “noi sopravvissuti alla Shoah, che abbiamo costruito una casa e uno Stato, accendiamo questa candela in memoria delle vittime della Seconda Guerra Mondiale e del 7 ottobre.”
Secondo i dati del Ministero israeliano del Welfare, circa 2500 sopravvissuti alla Shoah vivevano nelle aree colpite da Hamas e circa 2.000 sono stati costretti ancora una volta ad evacuare le proprie case a causa del conflitto.
“Questi dati indicano un fallimento storico che non possiamo accettare” ha affermato Danny Danon, rappresentante di Israele presso le Nazioni Unite. “È una realtà impensabile, che dimostra quanto sia necessario difendere il popolo ebraico.”



