Israele: la Start-Up Nation è sempre più rosa

Israele

di Ilaria Myr

Done ortodsse al lavoro in una start-up israeliana (fonte:Times of Israel)
Done ortodsse al lavoro in una start-up israeliana (fonte:Times of Israel)

In Israele delle persone impiegate nella tecnologia è donna più di una su tre. Il 35% contro il circa 30% della Silicon Valley. Di più: quasi una start-up su quattro nasce dall’iniziativa di un’imprenditrice. È quanto spiega in un bell’articolo uscito oggi 7 novembre su La Stampa, dedicato proprio all’imprenditoria femminile in Israele nell’hi-tech. Un approfondimento interessante, pubblicato a pochi giorni dall’Israel HLS & Cyber 2016, la quarta conferenza internazionale che si svolgerà dal 14 al 17 novembre a Tel Aviv.

Che Israele sia la start-up nation per eccellenza non è una novità. Già nel 2009 Dan Senor e Saul Singer pubblicavano Start-Up Nation , un libro che cercava di capire il miracolo economico di un Paese di poco più di 8 milioni di abitanti. Ma rispetto ad allora c’è una novità: le donne sono sempre di più nel mondo start-up. «Ci sono due ragioni: una globale, l’altra più locale», spiega  al giornalista Davide Lessi Inbail Arieli, vice-presidente della Start Up-Nation Central, un osservatorio privilegiato sull’ecosistema tecnologico israeliano -. In tutto il mondo l’apporto delle donne nelle attività economiche sta crescendo ma da noi l’incremento è maggiore anche perché tutti, indistintamente dal sesso, facciamo il servizio militare. Io stessa sono stata ufficiale cinque anni».

Ma non solo. In Israele il legame fra hi-tech e servizio militare è molto forte: basti pensare che molte donne durante i due anni nell’esercito lavorano proprio nella programmazione. Come Keren Gerber, ora vice-presidente del reparto ricerca sviluppo alla Cytecic, altra grossa azienda attiva nella cybersicurezza. «In tutto sono stata sei anni e sei mesi nelle forze armate – racconta a La Stampa – lavorando anche come sviluppatrice di programmi informatici». Oggi Keren di anni ne ha 35 anni, è mamma di due bambini e sogna di realizzare un’azienda tutta sua che si occupa di nuove tecnologie ed educazione dell’infanzia.

C’è anche Lital Leshem, che a 29 anni è co-fondatrice di una start-up, Reporty, che via app mette in relazione le autorità della pubblica sicurezza e i cittadini. «In tutto ho passato sette anni nell’esercito, con un periodo anche a Gaza -, racconta al quotidiano -. Finita la leva obbligatoria sono rimasta nel mondo della difesa lavorando in un’azienda di intelligence. Non c’è dubbio che la carriera militare abbia segnato la persona e l’imprenditrice che sono diventata».

Ma soprattutto, sono sempre di più le donne ortodosse nel mondo dell’hi-tech. «Sono sempre più coinvolte nell’ecosistema tecnologico ed è una novità importante per tutto il Paese», conferma l’analista Inbail Arieli a la Stamp. Dal 2000 la loro partecipazione al mercato del lavoro è aumentata del 30%. Del resto un numero sempre maggiore di aziende ad alta tecnologia ha scelto di assumere le ortodosse, anche grazie alle sovvenzione statali.

Infine, citiamo un interessante articolo del sito nocamels, che parla delle cinque donne israeliane più importantio nel mondo hi-tech.

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