Israele: continua la spirale di violenze, cosa fare? Lo spiega l’opinionista Alex Fishman

Israele

di Roberto Zadik

Israeli rescue personal evacuate a woman from a stabbing attack site in Rishon Lezion, Israel, Monday, Nov. 2, 2015. Israel’s emergency rescue service said two people were seriously injured and one lightly in the attack in Rishon Lezion near Tel Aviv. (AP Photo/Ariel Schalit)
Una donna vittima di un attacco a Rishon Lezion il 2 novembre

Non si fermano le violenze, gli accoltellamenti e da più di un mese tanti civili israeliani subiscono continui attacchi da parte di “lupi solitari” palestinesi e arabi israeliani pronti a colpire dappertutto e chiunque, solo perché ebreo. Dalla Cisgiordania a Kiryat Gat fino a Tel Aviv, città moderna e centro vitale dell’economia del Paese considerata da molti come “la bolla”, ovvero immune da violenze e dove recentemente non era successo nulla, fino a quando giovedì 19 novembre nel centro commerciale “Panorama” un palestinese ha accoltellato due persone mentre stavano pregando nella sinagoga dell’edificio. Un episodio che lascia senza parole, e che è una delle tante violenze efferate e insensate che si stanno consumando nello Stato ebraico.

Ma cosa ne pensano giornalisti e opinionisti israeliani? Il sito Ynet news riporta il commento di Alex Fishman, giornalista del sito che riassume efficacemente la drammatica situazione attuale.

L’apparato di difesa attuale ha realizzato che non ci sono altre soluzioni da offrire ai palestinesi. Ormai arrivati a un vicolo cieco, spiega il cronista, ci sono due alternative: o un reale piano di pace, o preparare l’esercito all’occupazione totale della Cisgiordania per fermare ulteriori violenze. Seguendo la prima strada, la pace, il segretario di Stato John Kerry, fa sapere Fishman, visiterà Israele per proporre alcune strategie del governo americano che intende accrescere il controllo palestinese dell’area e venire a patti con il presidente dell’Anp, Mahmoud Abbas, in modo da incrementare gli sforzi diplomatici in questo senso e che i ripetuti tentativi di riportare la pace nel territorio non vengano azzerati.

Ma come avverrebbe secondo le autorità statunitensi l’espansione del controllo palestinese e cosa potrebbe succedere seguendo il piano di Kerry? Secondo questa versione la polizia palestinese dovrebbe estendere il proprio controllo nella zona del West Bank, sia nell’Area B che in quella C controllando quanto accade con un sistema tecnologico sofisticato attraverso i cellulari e le reti informatiche 3g.

Ma secondo Fishman, le difficoltà non mancano e diverse vie della zona sono fuori dal controllo dell’Autorità Palestinese. A questo proposito anche Abbas sembra preoccupato di quanto sta accadendo e in una rara conferenza stampa, che ha coinvolto anche i capi di Fatah e Tanzim, ha invitato a mantenere “un basso profilo” alla rivolta popolare senza l’utilizzo di nessuna arma. Però i membri di queste due pericolose organizzazioni sembrano discostarsi dall’Autorità Palestinese in modo da non collaborare in nessun modo con Israele così come sta facendo anche Hamas.

Tanti sono dunque i problemi della Cisgiordania e entrambe le parti, sia Israele che l’Autorità Palestinese, stanno vedendo come procedere. La popolazione palestinese però in gran parte sembra ragionare diversamente dalle autorità lottando con violenza, tirando pietre e sferrando attacchi terroristici e questo perché molti di loro intendono arrivare a un conflitto armato. In questo modo, per Fishman, si sta arrivando a una “istituzionalizzazione del terrore che includerà anche attentati kamikaze sugli autobus e altre inquietanti stratagemmi”. Intanto, il giornalista sottolinea che stiamo assistendo a un fenomeno nuovo, come le violenze di “lupi solitari” che escono armati e da soli per uccidere civili israeliani e fra questi ci sono quelli che cercano solo la loro morte o quella altrui. Si tratta di un nuovo tipo di shahid, martire, che sfida i soldati per essere ammazzato.

A questo proposito, fra i tantissimi episodi di aggressività palestinese, tre donne hanno cercato di entrare in una postazione dell’esercito israeliano a Gush Etzion coi coltelli e cacciaviti. Fortunatamente qualcuno poi ha gettato una bomba su di loro e queste tre terroriste sono state catturate. Cosa fare dunque per fermare le violenze? Fra le soluzioni, Fishman, sottolinea che Israele potrebbe aprire un cammino di negoziati con l’Autorità Palestinese e prendere tempo rispetto alle pressioni internazionali in questo senso. Il Primo Ministro, Nethanyahu, potrebbe decidere di allontanare la fazione di Bayit Yehudit dal governo avvicinando invece l’Unione Sionista, ma questi sforzi potrebbero anche rivelarsi inutili. Non restano che due soluzioni: un negoziato di pace concreto o invece preparare l’esercito all’occupazione della Cisgiordania.