Storia di Sara e Mohammed, arabi israeliani fieri di esseri sionisti

di Marina Gersony

Sarah-ZoabiSi chiama Sara Zoabi e in un video che circola in Rete invita tutti gli arabi di Israele a riconoscere che Israele è un paradiso, l’unico Paese democratico dove tutti sono liberi di credere e pensare.

Del resto Sara Zoabi non è nuova a queste dichiarazioni che adesso, dopo la strage di Parigi, assumono una valenza ancora più significativa. Così come sono significative le parole di suo figlio Muhammad, un giovane istruito e brillante, diventato famoso per aver fatto conoscere a sua volta il proprio amore per lo Stato di Israele. Un ragazzo che, ironia della sorte, è tra l’altro cugino di Haneen Zoabi, la deputata arabo-israeliana che invece non perde occasione per trasmettere il proprio odio per il Paese al cui Parlamento è stata eletta. Si ricordino anche le sue dichiarazioni fatte ad Amsterdam in occasione della cerimonia per la Notte dei Cristalli, in cui aveva paragonato gli israeliani ai nazisti.

Riportiamo qui di seguito le parole di Sara Zoabi come testimonianza dell’impegno civile di una donna araba, musulmana e israeliana che non ha paura ad esprimere il suo pensiero, come è avvenuto durante la nota trasmissione Master Chef  di qualche mese fa «Sono musulmana – ha dichiarato tranquilla tra un piatto e l’altro davanti ai fornelli -, e sono fiera di essere sionista».

Ecco le sue parole nella traduzione fatta da Progetto Dreyfus:

Sara Zoabi: «Mi chiamo Sarah Zoabi, sono araba, musulmana, israeliana, fiera di essere sionista e sono originaria di Nazaret Illit».

Haïm Cohen: «Ha detto araba, musulmana, israeliana, una fiera sionista? Può per favore spiegarsi meglio?».

Sara Zoabi: «Io sono araba, io sono musulmana, io sono sionista perché io credo al diritto del popolo ebraico di avere il suo proprio Paese che è lo Stato di Israele, la Terra Santa. Sono sicura che le persone che mi ascoltano diranno: ma come, hai perduto la testa? Come puoi dire che sei sionista? Io voglio dire a tutti gli arabi di Israele (gli arabi israeliani) di svegliarsi. Noi viviamo in un paradiso! Se si paragona con gli altri Paesi, con i Paesi arabi, noi viviamo in paradiso. Personalmente non ho un altro Paese, non ho un’altra bandiera. Con tutto il rispetto che debbo al mio popolo (si intende arabo, musulmano), questo non significa “tradimento”, non ho mai fatto del male a nessuno».

Eyal Shani: «Dov’è il posto del vostro Paese in questo paradiso?».

Sara Zoabi: «Esiste forse un posto migliore di Israele? Ditemi se posso fare altrove ciò che io faccio qui. Sono sicura che non l’uno per cento, bensì il cento per cento degli arabi israeliani, se si proponesse loro di trasferirsi nei territori e di dare loro la cittadinanza, nessuno accetterebbe. Questo è ciò che io penso, e questo mi costerà caro, lo so bene. Nello stesso modo in cui è costato caro a mio figlio. Io sono la madre del giovane arabo Mohamed Zoabi, la cui vita era minacciata e che volevano uccidere per le sue idee».

Haïm Cohen: «Quello che ha postato il suo sostegno a Israele durante l’operazione Tsouk Eitan?».

Sara Zoabi: «Sì, sì».

E infine vale davvero la pena guardare il video con il discorso appassionato del figlio di Sara, Muhammad Zoabi, trasmesso da Voice of Israel. Tutto da vedere.