Il segretario generale dell'Onu Antonio Guterres e il ministro israeliano Avigdor Lieberman

Israele lancia l’allarme: “L’Iran sta producendo armi di precisione in Siria e Libano per colpirci”

Israele

di Paolo Castellano

Questa settimana Israele ha sfruttato la visita del segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, per informarlo sugli sforzi bellici dell’Iran nel produrre armi di precisione in Siria e in Libano. «L’Iran è occupato a trasformare la Siria in una base militare», ha detto il primo ministro Benjamin Netanyahu in una conferenza stampa con Antonio Guterres il 28 agosto. «L’Iran vuole usare la Siria e il Libano come fronti di guerra contro il suo dichiarato obiettivo da sradicare: Israele». Netanyahu ha asserito che l’Iran “stia costruendo dei siti per produrre missili di precisione-teleguidati e che tali siti possano trovarsi in Siria e in Libano”.

Egli ha aggiunto: «Questo è un fatto che Israele non può accettare. Questo è un fatto che l’ONU non dovrebbe accettare». Il ministro israeliano alla Difesa, Avigdor Liberman, durante l’incontro con Guterres ha inoltre espresso le preoccupazioni di Israele riguardo alle fabbriche di ordigni di precisione e dei continui tentativi dell’Iran di contrabbandare armi all’interno del Libano. «Siamo determinati nel prevenire qualsiasi attacco alla sicurezza dei cittadini israeliani», Liberman ha dichiarato, secondo quanto riportato dal prestigioso New York Yimes. Questi timori non sono nuovi, ma Israele ora sembra che voglia metterli sull’agenda internazionale.

Iran e Hezbollah, un binomio pericoloso

A giugno il capo israeliano dell’intelligence militare, il maggiore generale Herzl Halevi, in una conferenza ad Herzliya affermò che l’Iran ha lavorato molto negli ultimi anni per mettere in piedi delle strutture indipendenti in Libano, specializzate in ordigni di precisione che utilizzeranno una tecnologia avanzata per colpire specifici target militari. Il beneficiario di questa corsa agli armamenti, egli ha detto, potrebbe essere Hezbollah, l’organizzazione sciita libanese, che con Israele ha combattuto una guerra durata un mese nel 2006. Halevi inoltre aveva aggiunto con preoccupazione che simili strutture stavano nascendo anche in Yemen: «Non possiamo rimanere indifferenti a ciò, non possiamo».

Attraverso Hezbollah e altri delegati, l’Iran sta cercando di estendere la sua influenza e la sua presenza nella regione siriana e, secondo gli ufficiali israeliani, sta lavorando per fornire a Hezbollah delle armi più precise per colpire importanti bersagli nella prossima guerra contro Israele. Il giornale israeliano Yedioth Ahronoth ha riportato questa settimana che il primo ministro libanese, Saad Hariri – avvertito dagli israeliani – starebbe cercando di fermare la costruzione delle industrie per la fabbricazione di missili nel paese promossa dall’Iran. Più in generale, Israele crede che con il termine del conflitto siriano e la riappacificazione della regione l’Iran possa consolidare la propria presenza sui confini israeliani grazie all’appoggio dei lealisti di Assad.

L’incontro con Putin

La scorsa settimana Netanyahu è volato a Sochi, in Russia, dove ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin. «La vittoria sull’ISIS è benvenuta», Netanyahu ha detto a Putin, riferendosi allo Stato Islamico, che ha combattuto le forze armate di Assad. «L’entrata dell’Iran non è invece apprezzata perché ci mette in pericolo, e personalmente penso che possa mettere in pericolo la regione e il mondo», queste le parole di Netanyahu riportate dal suo ufficio stampa. Gli ufficiali israeliani hanno inoltre fatto sapere che tali preoccupazioni sono state condivise con i vertici politici e militari degli Stati Uniti.  

 

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