Ortodossi nel mondo delle start-up

Nuove opportunità offerte ai haredim nel mondo delle start-up

Israele

di Nathan Greppi
Nasce un nuovo centro per professionisti dell’high tech a Bnei Brak, una città ultraortodossa nella periferia est di Tel Aviv.

Come scrive Simone Somekh su Tablet Magazine, il centro è stato progettato da KamaTech, un programma che vuole aiutare i lavoratori ortodossi a integrarsi nel mondo dell’innovazione, e ha ricevuto finanziamenti dalla multinazionale americana Cisco.

La popolazione haredi ha un peso sempre maggiore in Israele: attualmente rappresentano l’11% della popolazione israeliana, e secondo le stime arriverà al 19% entro il 2039. Tuttavia, la maggior parte di loro non presta servizio nell’esercito e non frequenta le università. Inoltre, mentre il 78% delle donne ortodosse lavora, tra gli uomini la percentuale scende al 54%.

Moishe Friedman, presidente di KamaTech, si sta sforzando notevolmente per integrarli nella forza-lavoro israeliana: “La tecnologia israeliana è prodotta soprattutto da ebrei laici,” ha dichiarato al quotidiano economico Calcalist . “Vogliamo offrire agli ultraortodossi l’opportunità di essere parte della ‘start-up nation’”.

Friedman ha fondato KamaTech 5 anni fa, e da allora ha ricevuto il sostegno di grani compagnie come Cisco, Intel, IBM, Google e Microsoft. A Bnei Brak, egli offrirà programmi di workshop e corsi di formazione per aspiranti imprenditori. Il suo obiettivo, ha spiegato, è di attirare le compagnie tecnologiche ad aprire delle sedi a Beni Brak per dare lavoro a uomini e donne haredi.

Sebbene siano una minoranza, esistono già start-up israeliane fondate da ortodossi, come 2Drive, una app per chi deve imparare a guidare.

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