Oggi quasi un ebreo su due vive in Israele. Ma secondo le proiezioni contenute nel rapporto “The Jewish People in 2126: Demography, Identity and the Future of a Global Minority”, la soglia simbolica del 50% potrebbe essere superata già nel prossimo decennio. A spingere questa crescita sono soprattutto i tassi di natalità israeliani, nettamente superiori rispetto a quelli registrati nella diaspora, dove molte comunità affrontano invecchiamento e calo numerico.
Israele si avvia a diventare il principale centro della vita ebraica globale. Secondo un nuovo rapporto pubblicato dal londinese Institute for Jewish Policy Research, entro il 2035 oltre la metà degli ebrei del mondo potrebbe vivere nello Stato ebraico, segnando una svolta storica senza precedenti dall’epoca della diaspora moderna.
Lo studio, firmato dal celebre demografo Sergio DellaPergola, traccia un quadro destinato a riaccendere il dibattito sul futuro identitario, religioso e politico di Israele e delle comunità ebraiche sparse nel mondo.
Israele sempre più centro del mondo ebraico
Oggi quasi un ebreo su due vive in Israele. Ma secondo le proiezioni contenute nel rapporto “The Jewish People in 2126: Demography, Identity and the Future of a Global Minority” (“Il popolo ebraico nel 2126: demografia, identità e futuro di una minoranza globale”), la soglia simbolica del 50% potrebbe essere superata già nel prossimo decennio.
A spingere questa crescita sono soprattutto i tassi di natalità israeliani, nettamente superiori rispetto a quelli registrati nella diaspora, dove molte comunità affrontano invecchiamento e calo numerico.
Gli ultraortodossi verso metà della popolazione ebraica mondiale
Il rapporto mette in evidenza anche il peso crescente dei haredim, gli ebrei ultraortodossi. Oggi rappresentano circa il 15% della popolazione ebraica mondiale, ma la loro crescita demografica procede a ritmi molto più elevati rispetto agli altri gruppi ebraici.
Secondo Della Pergola, entro il 2050 gli ultraortodossi potrebbero arrivare a costituire circa metà dell’intera popolazione ebraica mondiale, con conseguenze profonde sugli equilibri interni di Israele, sulla politica e sul rapporto tra religione e Stato.La bomba demografica dei territori palestinesi
Lo studio affronta anche uno dei temi più sensibili del dibattito israeliano: il rapporto numerico tra ebrei e arabi.
Secondo il rapporto, all’interno degli attuali confini israeliani la maggioranza ebraica dovrebbe restare relativamente stabile, attorno all’80% della popolazione. Ma lo scenario cambierebbe radicalmente in caso di annessione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.
In quel caso, avverte Della Pergola, gli ebrei rischierebbero di perdere la maggioranza complessiva, mettendo in discussione la definizione stessa di Israele come Stato ebraico.
Il demografo sostiene infatti che il mantenimento di una chiara maggioranza ebraica sia una condizione indispensabile per la sostenibilità del progetto sionista.
Tra antisemitismo e fuga: il nuovo “effetto gabbia”
Il rapporto fotografa anche il clima di crescente incertezza vissuto da molte comunità ebraiche nel mondo dopo il 7 ottobre.
Da un lato, numerosi israeliani starebbero pensando di trasferirsi all’estero, spinti dalla guerra, dall’instabilità politica e dal malcontento verso il governo. Dall’altro, l’aumento dell’antisemitismo in Europa e Nord America starebbe convincendo sempre più ebrei della diaspora a considerare l’aliyah, cioè l’immigrazione in Israele.
Della Pergola descrive questa situazione con l’espressione “effetto gabbia”: la sensazione di voler partire senza sapere davvero dove poter trovare sicurezza e stabilità.
Un futuro legato alla crisi geopolitica
Il rapporto conclude sottolineando che prevedere il futuro demografico ebraico è oggi più difficile che mai. Guerre, crisi economiche e cambiamenti geopolitici potrebbero alterare rapidamente gli equilibri globali.
Ma una conclusione appare chiara: il futuro del mondo ebraico sarà sempre più legato a ciò che accadrà in Israele.
La notizia è stata riportata il 20 maggio 2026 da Judy Maltz sul quotidiano Haaretz.



