Conoscere il nemico: Hamas

Israele

di Raffaele Picciotto

Una traduzione e un’analisi critica degli articoli dello Statuto di Hamas ci aiutano a capirne l’ideologia. E perché si continui a tenere prigioniero Gilad Shalit

Da oltre quattro anni Gilad Shalit è prigioniero nelle mani di Hamas, il movimento ufficialmente etichettato come terrorista dall’Unione Europea e dagli Stati Uniti, che ha oggi il controllo della Striscia di Gaza dopo aver estromesso con la violenza l’Autorità Palestinese. Ma che cos’è esattamente Hamas e che cosa si prefigge? Per capirlo abbiamo tradotto e analizzato il suo Statuto. Hamas (che per inciso in ebraico significa violenza, mentre in arabo significa forza e coraggio), fu fondato nel 1987, all’inizio della Prima Intifada.
Il nome è un acronimo di Movimento di Resistenza Islamico, ed è uno delle ali della Fratellanza Musulmana (che viene definita da Hamas come una organizzazione universale. Oggi costituisce il più ampio movimento Islamico dei tempi moderni). Per conoscere più a fondo la natura e l’ideologia di questo movimento è illuminante l’esame della cosiddetta Convenzione (una specie statuto o carta costitutiva che definisce gli scopi dell’Organizzazione). È un documento in 37 articoli, infarciti di citazioni di dottori dell’Islam e dal Corano e che, come vedremo, riflette l’odierna ideologia dell’integralismo islamico.

I punti principali delle affermazioni contenute nella Convenzione sono:
1. La natura Islamica del Movimento.
2. La volontà di distruggere Israele per sostituirlo con uno Stato Islamico.
3. La teoria antisemita della cospirazione ebraica mondiale e l’invito ad uccidere gli Ebrei.
4. Il rigetto di qualsiasi soluzione pacifica e l’asserzione dell’inutilità di conferenze e proposte di pace.

Ma vediamo in dettaglio, uno per uno, questi punti.
La natura islamica del movimento: qui Hamas è chiarissimo, infatti l’articolo uno precisa che il programma del Movimento è l’Islam. (Non a caso c’è un altro articolo, il numero otto, che proclama che Allah è il suo fine, il Profeta è il suo modello, il Corano la sua costituzione, la Jihad è il suo percorso e la morte per Allah il più nobile dei suoi desideri. Due: la volontà di distruggere Israele per sostituirlo con uno Stato Islamico. Già dall’inizio è manifesto quale sia il suo bersaglio principale; infatti il documento inizia con una citazione dell’Imam Hassan al-Banna: “Israele esisterà e continuerà ad esistere finché l’Islam non lo annienterà, così come annienterà altri prima di lui”. Ma l’affermazione fondamentale è che “La Palestina è una terra del Waqf Islamico consacrata per le future generazioni fino al Giorno del Giudizio”. Questa è la legge che governa la terra di Palestina nella Sharia (legislazione) Islamica. Lo stesso accade per ogni terra conquistata dai Musulmani con la forza, poiché durante l’epoca della conquista (Islamica), i Musulmani consacrarono queste terre alle generazioni future fino al giorno del giudizio. Qui ne deriva una preoccupante conseguenza (non solo per Israele ma anche per il mondo occidentale): per i movimenti integralisti islamici (e non solo per Hamas) tutte le terre conquistate dai Musulmani nel passato ricadono sotto tale definizione (ad esempio la Sicilia, la Spagna, i Balcani…); cioè esse fanno parte in perpetuo del cosiddetto Califfato Islamico. La logica conclusione di quanto sopra è che nel giorno in cui i nemici usurperanno una parte della terra dell’Islam, la Jihad diventerà il dovere individuale di ogni Musulmano. Forse i governi Occidentali e in particolar modo quelli Europei dovrebbero tener conto di tali deliranti quanto pericolose affermazioni; il prossimo bersaglio, dopo la cosiddetta “entità Sionista”, è già designato.
Terzo punto: la teoria antisemita della cospirazione ebraica mondiale e l’invito ad uccidere gli Ebrei. La prima citazione non lascia alcun dubbio: “Il Giorno del Giudizio non verrà fino a quando i Musulmani non lotteranno contro gli Ebrei (uccidendoli): quando l’Ebreo si nasconderà dietro le pietre e gli alberi, le pietre e gli alberi diranno: o Musulmani, o Abdulla, c’è un Ebreo dietro di me, vieni e uccidilo…”

Gli strali di Hamas si rivolgono quindi non solo contro Israele ma anche contro gli Ebrei con un linguaggio che ci riporta alla memoria infausti ricordi. L’Ebreo, ad esempio, viene definito “un nemico maligno che agisce in modo simile ai Nazisti, non facendo alcuna differenza tra uomo e donna, tra bambini e vecchi…, nel loro atteggiamento nazista gli Ebrei non hanno fatto eccezione per donne o bambini”. E qui sembra di leggere il Voelkischer Beobachter, l’infame quotidiano del partito nazista: “Con il loro denaro essi hanno preso il controllo dei media mondiali, delle agenzie di notizie, della stampa, delle case editrici, delle stazioni radiotelevisive e di altri mezzi”. E ancora:
“con il loro denaro hanno sobillato rivoluzioni in varie parti del mondo con lo scopo di perseguire i loro interessi e coglierne i frutti. Essi furono dietro la Rivoluzione Francese, la Rivoluzione Comunista e la maggior parte delle rivoluzioni che abbiamo sentito e che sentiamo, qua e là. Con il loro denaro, essi formarono società segrete come la Massoneria, i Rotary Clubs, i Lions, il Benè Berith e altre. Essi furono dietro la Seconda Guerra Mondiale, attraverso la quale ottennero dei guadagni finanziari ingenti con il commercio delle armi ed hanno spianato la via per la costituzione del loro Stato”, si legge nello Statuto. Infine si afferma che: “dopo la Palestina il loro (degli Ebrei, ndr) piano è la concretizzazione dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion e la loro condotta attuale è la miglior prova di quanto andiamo dicendo.
Articolo quattro: il rigetto di qualsiasi soluzione pacifica e l’asserzione dell’inutilità di conferenze e proposte di pace.
A questo proposito il giudizio di Hamas è netto, lapidario anche se di tanto in tanto viene lanciato un appello per la convocazione di una conferenza internazionale per trovare il modo di risolvere la questione (Palestinese)… Ma poi è di nuovo ribadito un po’ ovunque nello Statuto che “…queste conferenze sono solo mezzi per insediare gli infedeli nella terra dei Musulmani come arbitri… e che non c’è alcuna soluzione alla questione Palestinese se non attraverso la Jihad. Le iniziative, le proposte e le conferenze internazionali sono tutti una perdita di tempo e vani sforzi”. In conclusione quindi, il documento, che abbiamo appena esaminato, getta una luce non solo su Hamas, ma sull’intera ideologia dell’integralismo islamico con cui non solo Israele, ma l’intero mondo sta facendo i conti già da tempo e presumibilmente li farà anche nel prossimo futuro. Far finta di non accorgersene significa utilizzare la politica dello struzzo, politica di cui tutti sappiamo le implicazioni per il futuro, specie quello delle prossime generazioni.