di Anna Balestrieri
La conferenza online intitolata “Tra pianto e riso: il teatro yiddish nell’Europa orientale e nelle sue continuazioni americane (1876–1939)”, tenutasi domenica 8 marzo alle ore 17.00 e curata da Cyril Aslanov e Anna Linda Callow, ha offerto una ricostruzione ampia e articolata della nascita e dello sviluppo del teatro yiddish tra la fine del XIX secolo e il periodo tra le due guerre mondiali. Attraverso un percorso storico e culturale che attraversa Europa orientale e diaspora americana, la conferenza ha mostrato come il teatro yiddish sia stato allo stesso tempo una forma di intrattenimento popolare e uno strumento di riflessione sulle trasformazioni sociali e identitarie delle comunità ebraiche.
La figura di Abraham Goldfaden
Il punto di partenza dell’esposizione è la figura di Abraham Goldfaden (1840–1908), generalmente considerato il fondatore del teatro yiddish moderno. Nato nell’Impero russo e formatosi nell’ambiente intellettuale della Haskalah, Goldfaden apparteneva a una generazione di intellettuali ebrei che cercavano di promuovere la modernizzazione culturale delle comunità ebraiche. Il suo percorso fu profondamente influenzato dall’ambiente cosmopolita di Odessa, uno dei principali centri culturali dell’Impero russo nel XIX secolo, dove entrò in contatto con la tradizione teatrale europea.
A causa delle restrizioni imposte dalle autorità zariste, il teatro in lingua yiddish non poteva svilupparsi liberamente nell’Impero russo. Per questo motivo Goldfaden si trasferì in Romania, dove nel 1876 fondò a Iași una delle prime compagnie teatrali yiddish. Inizialmente gli spettacoli ebbero un successo limitato, ma la situazione cambiò con la guerra russo-turca del 1877, quando numerosi soldati ebrei dell’esercito russo arrivarono nella città. Questi soldati costituirono un nuovo pubblico entusiasta, contribuendo alla diffusione e alla popolarità del teatro yiddish.
Le opere di Goldfaden combinavano elementi musicali, comici e sentimentali, riflettendo il duplice carattere del teatro yiddish, sospeso “tra pianto e riso”, come suggerisce il titolo della conferenza. Tra le sue opere più celebri si ricordano Der Fanatiker oder di tsvey Kuni-Leml e Shulamis, lavori che mettono in scena il conflitto tra tradizione religiosa e modernità. Il personaggio di Kuni-Leml, ingenuo e caricaturale, divenne una figura iconica della cultura popolare yiddish. Nonostante il grande successo presso il pubblico, la produzione di Goldfaden è talvolta considerata dalla critica come più popolare che letterariamente raffinata; nel corso della conferenza il suo caso è stato paragonato a quello di Stefan Zweig, autore di enorme successo ma non sempre valutato come appartenente alla più alta letteratura.
L’opera di Jacob Gordin e I. L. Peretz
Una svolta importante nel teatro yiddish si ebbe con l’opera di Jacob Gordin (1853–1909), che contribuì a introdurre un maggiore realismo psicologico e sociale. Emigrato negli Stati Uniti nel 1892, Gordin sviluppò un teatro più vicino alle correnti del realismo europeo, rappresentando conflitti familiari e tensioni sociali all’interno delle comunità ebraiche. Le sue opere, come Mirele Efros, mostrano personaggi complessi e drammi familiari intensi, e sono state avvicinate alla tradizione teatrale di autori come Anton Chekhov.
Un altro autore centrale menzionato durante la conferenza è I. L. Peretz (1852–1915), figura di primo piano della cultura yiddish e uno dei maggiori esponenti della letteratura ebraica moderna. Peretz fu scrittore, poeta e intellettuale impegnato nel rinnovamento culturale e sociale della società ebraica. Sebbene il teatro rappresenti solo una parte della sua produzione, i suoi lavori teatrali si distinguono per una maggiore complessità simbolica e filosofica rispetto al teatro popolare delle origini.
La svolta: il Dybbuk
Il momento più alto della drammaturgia yiddish viene tuttavia generalmente identificato nell’opera The Dybbuk, scritta da S. Ansky (Shloyme Rapaport). Ansky fu non solo drammaturgo ma anche antropologo ed etnografo, impegnato nello studio delle tradizioni popolari ebraiche dell’Europa orientale. Nel corso delle sue spedizioni etnografiche raccolse racconti, canti e leggende degli shtetl, materiali che confluirono nella scrittura del Dybbuk. Il dramma racconta la tragica storia di due giovani innamorati che non possono sposarsi per ragioni economiche; dopo la morte del giovane, il suo spirito possiede il corpo della ragazza amata, secondo la credenza popolare del dybbuk, un’anima errante che entra nel corpo di un vivente. L’opera rappresenta una straordinaria sintesi tra folklore, misticismo e critica sociale. Nel 1937 fu adattata al cinema dal regista polacco Michał Waszyński, dando vita a uno dei film più importanti del cinema yiddish.
Il teatro yiddish nella diaspora
La conferenza ha inoltre illustrato la diffusione del teatro yiddish nelle comunità della diaspora, in particolare negli Stati Uniti e in America Latina. Due città emersero come centri fondamentali di questa tradizione teatrale: New York e Buenos Aires. A New York il teatro yiddish si sviluppò in stretta relazione con l’esperienza migratoria degli ebrei dell’Europa orientale e contribuì alla formazione della cultura teatrale americana. In questo contesto si inserisce anche il celebre musical Fiddler on the Roof, ispirato ai racconti di Sholem Aleichem, che riprende molti elementi della tradizione narrativa e teatrale yiddish. A Buenos Aires, invece, la lingua yiddish rimase a lungo una lingua viva di cultura e istruzione, rendendo la città uno dei principali centri del teatro yiddish tra le due guerre.
Nel complesso, la conferenza ha mostrato come il teatro yiddish non sia stato soltanto una forma di spettacolo popolare, ma anche un importante spazio di elaborazione culturale. Attraverso il lavoro di autori come Goldfaden, Gordin, Peretz e Ansky, esso ha dato voce alle tensioni tra tradizione e modernità, religione e secolarizzazione, vita nello shtetl e integrazione nelle società urbane moderne. La distruzione delle comunità ebraiche dell’Europa orientale durante la Shoah segnò la fine di questo mondo culturale; tuttavia, l’eredità del teatro yiddish continua a influenzare il teatro, la musica e il cinema contemporanei, testimoniando la vitalità di una tradizione artistica nata all’incrocio tra cultura popolare e riflessione intellettuale.


