Per un pugno di sabbia. EXPO, KKL, Israele

Eventi

di Roberto Zadik

Dalla letteratura al cinema, da Buzzati con il suo “Deserto dei Tartari” fino ad Antonioni con “Deserto rosso” e a  Bernardo Bertolucci con il “Il tè nel deserto”, il deserto – midbar in ebraico –  e le sue misteriose atmosfere ha sempre affascinato un vasto pubblico. Ma cosa può nascere dalle sue dune? Come si possono trasformare luoghi aridi e senza vita in oasi e foreste? Questo è il miracolo compiuto in Israele, nel deserto del Negev, dal Keren Kayemet Leisrael, il più antico fondo ambientale del mondo, nato nel 1901,  che da 114 anni provvede al mantenimento dell’ecosistema e pianta alberi in tutto Israele e in varie zone del mondo.

Parlando del deserto  e delle sue magiche suggestioni e riunendo varie forme d’intrattenimento con letture, filmati e mini spettacoli teatrali e importanti interventi, il KKL, il 16 giugno, presso la Fondazione Corriere, Sala Buzzati, ha organizzato la serata “Da un pugno di sabbia” che ha attirato più di duecento persone. Personalità istituzionali e ospiti comunitari, dal presidente Milo Hasbani, al vicepresidente Ucei Roberto Jarach, fino al regista, consigliere comunale e capo della commissione del Comune di Milano per Expo, Ruggero Gabbai, tanti personaggi e nomi illustri hanno partecipato a qu20150616_2104592esta iniziativa.

Cominciata subito con un filmato che ha mostrato le attività del KKL “che pianta alberi in tutto il mondo rendendolo un posto migliore per tutti”, la manifestazione ha poi subito coinvolto i massimi vertici del Keren Kayemet.  A cominciare dal presidente del KKL Italia, Silvio Tedeschi che in un breve discorso introduttivo  ha sottolineato  che «il KKL ha piantato oltre 240 milioni di alberi», dando poi la parola a Efi Stenzler, presidente del KKL mondo.  «La gente d’Israele ha una connessione molto profonda con il deserto – ha esordito Stenzler – Se ne parla dalla Sacra Bibbia in poi, quando nella Torah si racconta che il popolo ebraico ha vagato per quarant’anni nel deserto e poi abbiamo ricevuto i Dieci Comandamenti sul Sinai».

Efi Stenzler, Presidente mondiale del KKL
Efi Stenzler, Presidente mondiale del KKL

Stenzler ha proseguito il suo discorso specificando che «Israele è formato al 60 per cento da deserto ma solo l’8 per cento degli israeliani ci vive. I suoi segreti e i suoi paesaggi hanno ispirato l’immaginario di scrittori, poeti, pittori in ogni epoca. Il deserto rappresenta tanti concetti e suggestioni, è un luogo magico ma anche pieno di forze ostili alla sopravvivenza dell’uomo. È un posto contraddittorio e pieno di spiritualità dove ogni uomo può rilassarsi in fuga dalle città e trovare la sua pace interiore». Un discorso molto coinvolgente quello di Stenzler che ha ricordato come il «Negev sia il motore di Israele» e come il primo ministro David Ben Gurion ne evidenziasse l’importanza e il significato spirituale. «Stiamo costruendo – ha fatto sapere – nuove infrastrutture in quell’area e nuove residenze» realizzando «la profezia di Isaia che ‘vide’ ciò che il KKL sta facendo attualmente. Il suolo asciutto diventerà una piscina e questa è una missione per noi del KKL. Il deserto si trasformerà in un Paradiso e tutti assieme, mondo ebraico e non ebraico, possiamo collaborare per un mondo meraviglioso. Lo dico quest’anno che c’è l’Expo e dobbiamo unire le nostre forze».

Maria Luisa Villa, Karin Bolton, Pamela Villoresi, Laura Ballio
Maria Luisa Villa, Karin Bolton, Pamela Villoresi, Laura Ballio

Si è poi passati alle letture e alle emozionanti interpretazioni dell’attrice  toscana Pamela Villoresi che si è definita da lungo tempo interessata alla cultura ebraica, da quando per la prima volta frequentò le lezioni di Torah e midrashim.  Villoresi, con espressività e alternando vari toni vocali e espressioni del volto, ha recitato brani e letture. Prima da Ho fatto un sogno, il testo più recente di Masal Pas Bagdadi, pubblicato da Bompiani, e poi da un libro precedente A piedi scalzi nel kibbutz dove l’autrice, nata in Siria, racconta i suoi anni d’infanzia in un kibbutz a Ein Gedi, dopo la fuga da Aleppo.

Significativi i passaggi dove la Pas Bagdadi ricorda la sua infanzia e la nostalgia della madre, quando rievoca i giochi assieme ai “chaverim”, i suoi amici del kibbutz e quando, tornata in Israele dopo qualche anno ha  visto «il deserto trasformato in oasi verde e fertile, assistendo al miracolo dell’uomo che trasforma la natura». Proprio in tema di rapporto fra uomo e natura e sulla necessità di cambiare modelli per la nostra sopravvivenza sul Pianeta, magari rifacendoci ai tempi antichi, molto interessante è stato l’intervento dell’architetto Pietro Lauretano, consigliere Unesco per le regioni aride del mondo. Mostrando varie diapositive di città suggestive come la sua Matera, costruita nella roccia, «dove hanno girato film importanti, da Pasolini a Mel Gibson» o immagini di Gerusalemme, di Gerico  e di Petra, Lauretano ha sottolineato che «Viviamo in un momento molto drammatico della nostra civiltà e stiamo attraversando una tremenda crisi anche a livello ecologico e climatico, non solo economico. Le risorse del nostro Pianeta si stanno esaurendo e dobbiamo cambiare modello di sopravvivenza se vogliamo continuare» ha esordito l’architetto. «Per questo KKL – ha spiegato Lauretano – rappresenta una realtà importante e all’avanguardia. Questo ente e lo Stato di Israele ci stanno dimostrando ogni giorno che cambiare e trovare nuove soluzioni è possibile. Esempi di soluzioni di sopravvivenza sono le antiche dimore dei nomadi del deserto e il loro stile di vita alternativo alle metropoli urbane che, a differenza loro, incidono sulla natura violentemente» ha continuato Lauretano. Ponendo come esempi Gerico e le città costruite nella pietra con incredibili risorse e oasi d’acqua che si sono create nei secoli, l’architetto si è soffermato su come sopravvivevano le popolazioni antiche nei deserti e nelle zone aride di Israele e del Medio Oriente, con tecniche antichissime che «potrebbero rivelarsi molto interessanti anche per noi attualmente. Sapevano risparmiare, le antiche civiltà, non sprecavano risorse come facciamo noi oggi, come nelle grotte che si trovano vicino a Masada. L’acqua arrivava dalle montagne o veniva ricavata dalla pietra. Ancora ai nostri giorni è possibile gestire e rendere abitabili aree apparentemente inospitali per l’uomo e utilizzarle in maniera sostenibile per noi e per l’ambiente, unendo microcosmo e macrocosmo».

Beer Sheva River Park
Beer Sheva River Park

Dopo il discorso di Lauretano, le sorprese e gli interventi sono continuati e un altro filmato è stato proiettato nella sala Buzzati. Il video ha mostrato in sintesi come il KKL abbia portato “la vita nel deserto” con il “Beer Sheva River Park” una splendida area verde a sud di Israele e la foresta di Yatir, “la più grande” come recitavano le immagini, dello Stato ebraico.

Da segnalare fra i momenti della serata, il dialogo a più voci e tutto al femminile, fra le giornaliste del Corriere, Maria Luisa Villa e Laura Ballio con Karin Bolton, Direttrice dei progetti del KKL per la cooperazione internazionale nelle aree desertiche del mondo. Proprio la Bolton, incalzata dalle domande delle due giornaliste, ha descritto la sua attività spiegando al pubblico alcuni concetti importanti. «Israele – ha detto  Bolton – non ha molte risorse, ha poca acqua, poco di tutto e bisogna però utilizzarlo al meglio. È un Paese con una grande energia e molta gente si sta interessando alle nostre conoscenze agricole e tecnologiche. Credo che sia molto importante condividerle con gli altri Paesi del mondo e cercare una soluzione tutti assieme per le sfide del futuro».

Approfondendo proprio l’aspetto della condivisione, la giornalista Laura Ballio ha chiesto a Karin Bolton di raccontare com’è stato il rapporto con Paesi difficili come l’Indonesia, l’Etiopia, il Kenya o  con l’Autorità nazionale Palestinese che con Israele sono in contrasto politicamente. Usando toni sobri  e pacati,  Bolton ha sottolineato «di aver lavorato molto bene in tutte queste aree e che è sempre una grande esperienza relazionarsi con varie realtà e culture».
Riguardo all’incontro con la delegazione palestinese, Bolton ha chiarito che «non abbiamo affrontato nessun discorso politico. Questo è un modo per raggiungere la pace. Abbiamo lavorato assieme, fianco a fianco, sviluppando progetti e idee e tutto è andato bene».
Subito dopo, le giornaliste hanno chiesto a Pamela Villoresi quale fosse il suo rapporto con la cultura ebraica e come fosse arrivata a conoscere il KKL. L’attrice, che ha lavorato per il teatro e per il cinema con grandi registi come Ettore Scola, Gianni Amelio e Marco Bellocchio, ha detto «sono una ragazza degli anni Settanta che ama le sfide e non teme i cambiamenti e per questo mi sono interessata all’impegno del KKL».

«Da tempo –  ha ricordato l’attrice – nutro un grande interesse per la cultura ebraica e il suo porsi interrogativi su tutto; ricordo una delle mie prime lezioni di Torah, in cui si parlava del fatto che la parola ‘Adam’ ha lo stesso numero di lettere del termine ‘domanda’».  Speciale è anche il rapporto che l’interprete ha con Israele e con il KKL. «Ho collaborato con il KKL a Roma, con Raffaele Sassun, Presidente del KKL Italia, e mi sento molto onorata di questo».  Riguardo a Israele, Pamela Villoresi è stata recentemente a Masada a vedere la rappresentazione de La Tosca di Giacomo Puccini. «Penso che sia un Paese incredibile e che  appartenga già al futuro. Mi affascina la sua spinta propositiva e innovatrice, il fatto che questo Paese sia stata la culla del cambiamento. Penso che questa energia sia di grande importanza specialmente in un momento come questo, di crisi economica e valoriale profonda». Qual è l’insegnamento di Israele per l’Italia?  Villoresi ha risposto puntualmente anche a questa domanda. «Israele ci insegna a credere in noi stessi, a non sprecare le risorse e a fare le cose che vanno fatte. In Italia lasciamo andare troppe questioni e sprechiamo tanta acqua, che abbiamo in abbondanza, e tante risorse».

In conclusione della serata, dalle conversazioni si è tornati nuovamente alle letture, passando ai testi  molto intensi della scrittrice e autrice teatrale  Daniela “Dada” Morelli. Pamela Villoresi ha letto frammenti di un’opera evocativa sul deserto come Nata sotto una pianta di datteri e Yusdra e la città della sapienza. Entrambe le letture sono state accompagnate dalle bellissime illustrazioni del disegnatore Paolo d’Altan e mentre l’attrice leggeva dell’incontra fra nonna Leyla e sua nipote appariva un disegno, tratteggiato sullo schermo a matita, dell’anziana signora con una palma e una donna che stringeva un bambino.

Da segnalare, nel corso dell’iniziativa, l’esibizione dei ragazzi del laboratorio Opera, che hanno recitato lo spettacolo Salis e l’Equilibrio dei Regni anch’esso scritto da Daniela Morelli, musicato da Matteo Manzitti, con un coro diretto da Pilar Bravo con la regia di Federica Santambrogio.  I ragazzi si esibiranno sabato 20 giugno dalle 17.00 al Piccolo Teatro Studio. In conclusione della serata, Pamela Villoresi ha ringraziato tutto il KKL,  da Efi Stenzler, a Silvio Tedeschi a Denise Tanzer, responsabile eventi KKL e la Fondazione Corriere per l’ospitalità.

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