di Pietro Baragiola
Una nuova indagine commissionata dal College for Contemporary Judaism (CCJ) di Cincinnati, in Ohio, ha registrato una vera e propria “crisi rabbinica” nelle sinagoghe non ortodosse degli Stati Uniti.
Secondo lo studio, condotto dal professor Ira M. Sheskin, è sempre più difficile trovare un rabbino in America “non soltanto per la scarsità di candidati, ma anche per la mancanza di competenze necessarie a guidare congregazioni alle prese con sfide religiose, organizzative e sociali”.
Questa ricerca ha coinvolto 397 comunità sulle 787 invitate a partecipare, distribuite soprattutto nel Midwest, nel Sud e negli Stati delle Montagne Rocciose. Un territorio che può risultare lontano dai principali centri della vita ebraica americana ma nel quale risiede quasi il 40% degli ebrei statunitensi.
Lo studio del CCJ
La ricerca condotta online tra il 7 luglio e il 14 agosto 2026 ha raccolto le risposte di 212 congregazioni riformate, 115 conservatrici e 70 appartenenti ad altri orientamenti non ortodossi.
“Abbiamo commissionato questo studio per raccogliere dati concreti su una carenza di rabbini di cui sentivamo parlare da anni” ha spiegato Andrew R. Berger, presidente fondatore del consiglio direttivo del CCJ. “Il problema è più grande e complesso di quanto ci aspettassimo.”
Secondo Berger, il quadro generale suggerisce che le difficoltà non possano essere risolte semplicemente aumentando il numero di persone formate nei seminari. Serve anche ripensare la preparazione dei futuri leader religiosi, adattandola alle esigenze delle comunità che operano lontano dai grandi poli della diaspora.
“La risposta deve partire proprio dall’istruzione rabbinica, formando figure capaci di adattarsi a contesti differenti e assumere responsabilità che vanno oltre la dimensione strettamente religiosa” ha aggiunto il presidente del CCJ. “È importante ricordare che questa indagine non comprende le congregazioni ortodosse né alcune importanti aree degli Stati Uniti, tra cui New York, California e New England, ma offre uno spaccato significativo delle difficoltà incontrate dalle sinagoghe americane”.
I risultati della ricerca
I dati registrati dal professor Sheskin e dal suo team delineano una situazione preoccupante: il 94% delle sinagoghe segnala lacune nelle capacità di leadership dei candidati, mentre il 77% lamenta un numero insufficiente di aspiranti rabbini qualificati.
“Molti rabbini non sono disposti a trasferirsi in città più piccole o lontane dai grandi centri ebraici, rendendoci più difficile trovare sostituti” ha spiegato Sheskin nella ricerca. “Una prova di questo sta nel fatto che il 38% delle comunità afferma di non aver ricevuto più di tre candidature durante l’ultimo giro di assunzioni”.
Alla domanda su quali competenze risultassero maggiormente carenti, il 54% degli intervistati ha indicato la capacità di direzione e gestione, il 45% quelle relazionali e il 43% l’attitudine a costruire e rafforzare i legami comunitari.
Questi dati evidenziano una chiara trasformazione del ruolo rabbinico negli anni. Oggi, soprattutto nelle comunità più piccole, non basta possedere una solida preparazione religiosa: occorre saper amministrare un’organizzazione, coinvolgere le nuove generazioni e rappresentare pubblicamente la comunità.
“Il nostro studio dà finalmente voce alle congregazioni di questa vasta ragione, e il loro messaggio va ben oltre la ormai nota preoccupazione per carenza di rabbini” ha dichiarato Gary P. Zola, rabbino e presidente del CCJ. “In gran parte del centro del Paese, il rabbino è la principale voce pubblica della comunità. Non esiste una sede di un’organizzazione nazionale dietro l’angolo. C’è la voce del rabbino, e questo ruolo conta oggi più che mai.”



