di Nina Deutsch
Dopo anni di calo delle iscrizioni e timori di crisi generazionale, i principali seminari rabbinici statunitensi registrano un’inversione di tendenza. Tra nuovi modelli formativi, percorsi online e un rinnovato interesse dei giovani, le aule del Jewish Theological Seminary e dell’Hebrew Union College tornano a riempirsi. Un cambiamento che riflette trasformazioni più ampie nell’ebraismo americano contemporaneo.
Negli ultimi anni il rabbinato americano è sembrato attraversare una delle fasi più delicate della sua storia recente. Iscrizioni in calo, scuole teologiche in difficoltà e una generazione di rabbini ormai vicina alla pensione avevano alimentato il timore di una crisi destinata a lasciare un vuoto difficile da colmare. Oggi, però, il quadro appare diverso. Come racconta il Forward, nei principali seminari rabbinici degli Stati Uniti le aule tornano a riempirsi e le nuove classi sono le più numerose degli ultimi quindici anni, un segnale che potrebbe segnare l’inizio di una nuova stagione per l’ebraismo conservatore e riformato.
A guidare questa inversione di tendenza non c’è un solo elemento, ma l’intreccio di più fattori. Il trauma seguito agli attacchi del 7 ottobre 2023 ha riacceso in molti giovani il desiderio di impegnarsi attivamente nella vita delle comunità ebraiche. Allo stesso tempo, come riporta il giornale, il cessate il fuoco in Israele ha reso nuovamente possibili i periodi di studio all’estero, componente fondamentale della formazione rabbinica. A questi cambiamenti si aggiungono anni di investimenti per rendere l’accesso ai seminari più flessibile, meno costoso e aperto anche a chi proviene da percorsi professionali diversi.
I numeri raccontano una realtà che fino a poco tempo fa sembrava difficile immaginare. Il Jewish Theological Seminary (JTS) di New York (nella foto), punto di riferimento del movimento conservatore, accoglierà 25 nuovi studenti nel programma quinquennale per il rabbinato. L’Hebrew Union College (HUC), storico istituto del movimento riformato, inizierà l’anno accademico con 41 nuovi iscritti distribuiti tra i campus di New York e Los Angeles e nel percorso di ordinazione online, introdotto nel 2024 e ancora aperto alle candidature. Anche il Reconstructionist Rabbinical College mantiene stabile il proprio bacino di studenti.
«Stiamo assistendo alla nascita di una popolazione studentesca straordinariamente diversificata, che riflette sempre di più le comunità ebraiche di oggi», osserva la rabbina Ayelet Cohen, preside della scuola rabbinica del JTS.
L’aumento delle iscrizioni assume un significato ancora più rilevante se confrontato con il contesto degli ultimi anni. Uno studio pubblicato nel 2025 dal Center for Rabbinic Innovation di Atra aveva evidenziato un forte calo delle immatricolazioni nei principali seminari americani e una preoccupante sproporzione generazionale: tra gli oltre 4.000 rabbini in attività negli Stati Uniti, appena il 6% aveva meno di 35 anni, mentre oltre un quarto aveva già superato i 65.
Intanto le scuole hanno cambiato profondamente il proprio modo di formare e reclutare i futuri rabbini. Il JTS ha lanciato Mekhinah, un semestre preparatorio a basso costo frequentabile anche a distanza, dal quale provengono già otto dei nuovi iscritti. Ha inoltre rafforzato i rapporti con programmi giovanili come Camp Ramah, ampliato le borse di studio e creato esperienze immersive dedicate agli universitari.
L’HUC ha invece investito su percorsi introduttivi, corsi online di ebraico e programmi rivolti agli adolescenti e ai giovani laureati, abbassando molte delle barriere che in passato rendevano il rabbinato una scelta difficile da intraprendere.
Le nuove classi raccontano anche un cambiamento nel profilo degli studenti. Al JTS arrivano candidati di età compresa tra i 24 e i 62 anni, provenienti anche da Cile e Brasile, con una rappresentanza equilibrata di uomini e donne e la presenza di studenti non binari. All’HUC, invece, convivono due realtà differenti: chi frequenta in presenza ha un’età media di circa 28 anni, mentre gli iscritti al programma virtuale hanno mediamente 48 anni e alle spalle una carriera già avviata.
Tra loro c’è Seth Rosen, 57 anni, professionista affermato nei settori del diritto e della tecnologia. Per anni aveva coltivato il sogno di diventare rabbino, ma gli impegni familiari rendevano impossibile trasferirsi per cinque anni in un campus. Il nuovo percorso online gli ha finalmente aperto quella porta.
Secondo i responsabili delle ammissioni, questa ricerca di senso rappresenta uno dei motori più forti della nuova stagione del rabbinato americano. In un periodo segnato dalla guerra, dalle tensioni sociali e dalle trasformazioni tecnologiche, sempre più persone guardano alla tradizione ebraica come a uno spazio di guida, identità e servizio alla comunità. Oggi i dati non cancellano le difficoltà – molte sinagoghe conservatrici e riformate hanno chiuso negli ultimi decenni e il ricambio generazionale resta una sfida – ma raccontano una realtà più sfumata. Più che la fine di un modello, potrebbe essere l’inizio di una sua trasformazione.



