di Pietro Baragiola
Koren è stato tra i primi fotoreporter a raggiungere il sud di Israele la mattina del 7 ottobre. Alle prime sirene aveva capito che non si trattava di un normale attacco missilistico e, dopo essersi assicurato che la figlia di sette anni potesse tornare dalla madre, ha preso la macchina fotografica, il casco e il giubbotto antiproiettile ed è partito in moto verso i luoghi del massacro.
La piccola Avigail Idan di soli tre anni che dondola tristemente su un’altalena dopo che il padre è stato ucciso e l’ex ostaggio Segev Kalfon che salta tra le onde dopo 758 giorni di prigionia a Gaza sono solo alcuni dei protagonisti ritratti negli scatti che Ziv Koren, uno dei più famosi fotoreporter israeliani, porterà a Londra come parte del suo racconto fotografico del massacro compiuto da Hamas.
Intitolata Through the Lens: Ziv Koren on October 7, questa esposizione è stata organizzata dalla World Zionist Organization sotto la guida di Matan Bar Noy, con la partecipazione dell’Ambasciata israeliana e della South Hampstead Synagogue, e segna il ritorno di Koren nella capitale britannica dopo diversi anni di assenza.
Koren è stato tra i primi fotoreporter a raggiungere il sud di Israele la mattina del 7 ottobre. Alle prime sirene aveva capito che non si trattava di un normale attacco missilistico e, dopo essersi assicurato che la figlia di sette anni potesse tornare dalla madre, ha preso la macchina fotografica, il casco e il giubbotto antiproiettile ed è partito in moto verso i luoghi del massacro.
Superate le barricate della polizia ad Ashkelon, Koren ha raggiunto la zona di Sderot senza avere ancora una percezione precisa delle dimensioni dell’attacco: “sapevo soltanto che erano riusciti ad entrare”.
Le foto del 7 ottobre

Secondo le dichiarazioni rilasciate al sito Jewish News, la prima scena che Koren ha visto in strada gli ha fatto comprendere cosa stesse davvero accadendo: “c’era una fermata dell’autobus con attorno corpi senza vita, automobili i cui passeggeri erano morti e motociclette rovesciate. Nessuno era rimasto vivo.”
Koren documenta guerre dagli anni Novanta, ma ancora oggi definisce ciò che ha visto quella mattina “una delle immagini più sconvolgenti” della propria carriera.
Alla stazione di polizia di Sderot è rimasto bloccato insieme ad alcuni colleghi sotto il fuoco nemico, prima dell’arrivo dei soldati israeliani. Poi è tornato a casa per stampare le prime fotografie e, all’alba del giorno successivo, si è nuovamente recato nel sud del Paese, verso i kibbutz, mentre diversi uomini di Hamas si facevano ancora strada nel territorio israeliano.
Da allora il suo lavoro non si è più fermato. In tre anni ha seguito sopravvissuti, famiglie delle vittime, ostaggi liberati e soldati feriti durante la riabilitazione, oltre a documentare i combattimenti a Gaza e in Libano. Alcune famiglie sono state fotografate da lui per uno o due anni, costruendo un racconto che non si limita al giorno del massacro.
Il risultato ottenuto è un archivio di circa 750.000 fotografie, dal quale sono già nati due libri e circa 80 mostre internazionali.
Tra le storie che porterà a Londra c’è quella di Avigail Idan. Suo padre, amico e collega di Koren, era uscito di casa per fotografare l’attacco ed è tornato indietro quando ha visto arrivare gli uomini di Hamas. Purtroppo però la moglie era già stata uccisa e, mentre cercava di prendere la figlia per portarla in salvo, è stato ferito alla schiena ed è morto sul colpo. Avigail è riuscita a liberarsi da sotto il suo corpo e a raggiungere i vicini, ma è stata rapita insieme a loro ed è stata liberata soltanto dopo 52 giorni di prigionia a Gaza.
Gli scatti agli ex ostaggi

Non tutte le fotografie di Koren raccontano la tragedia: in una, Segev Kalfon corre e salta nel mare dopo la liberazione, realizzando il desiderio di tornare sulla spiaggia e sentirne l’odore; in un’altra, i gemelli Gali e Ziv Berman, rapiti dal kibbutz Kfar Aza e separati durante la prigionia, festeggiano insieme il ritorno a casa.
“Quando documento questi eroi devo raccontare la verità” afferma Koren, spiegando che parte del suo compito consiste nel riuscire a trasferire allo spettatore almeno una parte dell’esperienza emotiva vissuta accanto ai suoi soggetti.
Il 7 ottobre ha segnato profondamente la vita personale del fotografo: ha perso amici, partecipato a decine di funerali e visto le sue figlie più grandi piangere amici uccisi al Nova Music Festival.
“Non credo che nessuno in Israele sia rimasto la stessa persona che era il 6 ottobre 2023” ha affermato il fotografo.
Eppure, dopo tre anni senza una vera pausa, Koren continua a immaginare un ultimo capitolo diverso. Ai due volumi realizzati finora, che chiama il “libro nero” e il “libro grigio”, vorrebbe un giorno aggiungerne un terzo: un libro bianco.
“Per poterlo realizzare servirebbe vivere in pace con i nostri vicini, vedere di nuovo la prosperità e avere una vita migliore” ha concluso Koren.
Un’ipotesi che, dopo tutto ciò che ha fotografato, potrebbe sembrare difficile da sostenere ma che lui non considera impossibile: “suona strano, ma, per qualche motivo, sono ancora ottimista”.
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