di Pietro Baragiola
A suscitare scalpore sono state soprattutto la combinazione di colori, le righe verticali e l’aspetto scolorito del tessuto che hanno portato molti utenti ad associarlo alle divise dei prigionieri ebrei della Seconda Guerra Mondiale. Alcuni hanno persino interpretato le cuciture incrociate presenti sul completo come un richiamo al filo spinato che circondava i lager.
Un costume di Halloween a righe grigie e blu è stato ritirato da Zara dopo le proteste scoppiate sui social per la sua somiglianza con le uniformi indossate dai prigionieri nei campi di concentramento nazisti.
Commercializzato come “Kids’ Halloween Groom Costume”, il capo era un costume da sposo bambino composto da cardigan e pantaloncini, con cuciture decorative e un fiore sul bavero.
A suscitare scalpore però sono state soprattutto la combinazione di colori, le righe verticali e l’aspetto scolorito del tessuto che hanno portato molti utenti ad associarlo alle divise dei prigionieri ebrei della Seconda Guerra Mondiale. Alcuni hanno persino interpretato le cuciture incrociate presenti sul completo come un richiamo al filo spinato che circondava i lager.
Le prime critiche sono iniziate a circolare martedì 29 settembre quando le fotografie del costume sono state condivise su X dal giornalista israeliano Dov Gil-Har, dall’attivista Hen Mazzig e da altri personaggi di spicco dell’opinione pubblica.
Da quel momento le immagini hanno iniziato a circolare anche fuori dall’Europa, spingendo Zara a prendere subito provvedimenti.
Zara has listed this costume for kids on their website, unmistakably resembling a Holocaust prison outfit.
It has since been removed from their site. But somebody designed this, approved it, and posted it online.
How could so many people not realize how deeply offensive this is?
— Hen Mazzig (@HenMazzig) September 30, 2026
Il ritiro del costume
Già nel pomeriggio di mercoledì 30 settembre la pagina del costume non era più accessibile dal sito di Zara, anche se continuava a comparirne una versione indicizzata nei risultati di Google.
L’azienda ha provveduto anche a rilasciare una dichiarazione nei giorni successivi, precisando che il prodotto era stato rimosso sia dai negozi che dal catalogo online: “Zara Home si scusa se questo costume per bambini può aver causato qualsiasi fraintendimento. Non era nostra intenzione.”
Alcuni sostenitori del brand hanno spiegato che il design del costume poteva aver tratto ispirazione dal celebre completo a righe indossato da Michael Keaton nel film Beetlejuice ma Zara non ha supportato queste teorie e non ha mai commercializzato il prodotto come ufficialmente collegato al personaggio creato da Tim Burton.
Il precedente di Zara
A intervenire sulla vicenda è stato anche Gideon Taylor, presidente della Conference on Jewish Material Claims Against Germany che rappresenta i sopravvissuti alla Shoah nelle trattative per i risarcimenti.
Nelle sue dichiarazioni rilasciate alla Jewish Telegraphic Agency, Taylor ha spiegato che “l’incidente di Halloween” non si tratta del primo scandalo di questo tipo legato a Zara.
Il precedente più noto risale al 2014, quando l’azienda ha messo in vendita una maglietta per bambini a righe bianche e blu con una stella gialla a sei punte sul petto. In quell’occasione Zara ha voluto precisare che il capo era ispirato agli sceriffi dei film western e sulla stella compariva infatti, in caratteri molto piccoli, la parola “Sheriff”.
L’accostamento tra le righe e il simbolo giallo, però, ha provocato immediate analogie con le uniformi dei lager e con la stella che gli ebrei sono stati costretti a indossare sotto il regime nazista. Preferendo non ribattere, Zara si è scusata, ha interrotto le vendite e ha distrutto le scorte rimaste.
Ancora prima, nel 2007, la catena aveva ritirato una borsa dal proprio catalogo dopo che una cliente aveva individuato una svastica ricamata nel motivo decorativo. In questa occasione Inditex, la società proprietaria di Zara, ha spiegato che il simbolo non compariva nel design che l’azienda aveva originariamente approvato e ha subito rimosso il prodotto.
Con questi precedenti alle spalle, il nuovo caso si è consumato nell’arco di poche ore: dalle prime contestazioni del 29 settembre alla diffusione internazionale delle immagini, fino alla scomparsa del costume di Halloween dal sito entro il pomeriggio del 30.
“Non dovrebbe essere necessario rischiare che un sopravvissuto apra la porta di casa e si trovi davanti dei bambini che sembrano vestiti con le uniformi dei campi per capire che possiamo e dobbiamo fare meglio” ha concluso Taylor. “Questi incidenti dovrebbero ricordarci perché l’educazione della Shoah è fondamentale.”



