Replica Nico Piro

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La rettifica di Nico Piro

“Al direttore della rivista on line Bet Magazzine Mosaico – sito ufficiale della comunità ebraica di Milano. Ho casualmente appreso che il giornale da lei diretto ha pubblicato l’articolo “Antisemitismo, il corso dell’Ordine dei giornalisti del Lazio diventa un comizio contro Israele e il ddl: accusano la legge, non l’odio” in data 30 settembre 2026, disponibile all’indirizzo: https://www.mosaico-cem.it/attualita-e-news/italia/antisemitismo-il-corso-dellordine-dei-giornalisti-del-lazio-diventa-un-comizio-contro-israele-e-il-ddl-accusano-la-legge-non-lodio/

In relazione allo stesso, avvalendomi della vigente legge sulla rettifica e nell’ambito delle 30 righe (1800 battute circa), chiedo la pubblicazione integrale e con pari rilevanza del testo che segue: 

In apertura del pezzo, l’autrice scrive:  “Mi aspettavo, quindi, un corso di formazione contro l’odio verso gli ebrei. Un corso su come riconoscerlo, raccontarlo, combatterlo”. Evidentemente sono aspettative che nascono dalla mancata lettura della descrizione del corso sulla piattaforma ufficiale ODG “formazione giornalisti”.

L’autrice descrive i relatori come “pacifinti” e “perbenisti”. Definizioni gratuitamente offensive e sganciate dai fatti. Da anni dedico libri e conferenze alla pace. Nell’articolo non ci sono elementi che giustifichino tali affermazioni potenzialmente diffamatorie.

In quanto al mio intervento, l’autrice non ne ha riportato la parte principale: le contraddizioni nell’applicazione degli esempi IHRA, con mie citazioni di figure della cultura ebraica, studiosi ed esponenti della politica e del mondo militare israeliano. “Si vanta di avere quattro denunce all’Ordine dei giornalisti per le sue posizioni contro Israele”. Non solo non me ne vanto, la cosa mi ha danneggiato e ha creato preoccupazioni per la mia incolumità. “Dopo aver rivendicato l’importanza del giornalismo critico contro Israele”. Altra affermazione non veritiera, io rivendico il pensiero critico e la funzione critica del giornalismo su ogni argomento.

L’autrice inoltre omette le mie dichiarazioni di condanna per ogni forma di razzismo e intolleranza. Anche sulla parte dedicata a Usa, il mondo Maga e Trump, l’autrice distorce le mie affermazioni. Si pone una domanda e si dà, da sola, una risposta. La domanda avrebbe potuto porla in aula per avere una risposta autentica e non desunta. Ha scientemente rinunciato a fare domande sia in presenza che successivamente a mezzo mail o telefonico. In quanto al titolo: nessun comizio ma dati, citazioni, analisi; nessuna inversione dei valori per cui si accusa la legge e – si lascia intendere – si assolve l’odio”. 

 La risposta della giornalista

Gentile Nico Piro,  

Più che una rettifica di fatti (“distorce”, “gratuitamente offensive”, “mancata lettura”) la sua mi pare una replica. Il titolo del corso era: “Antisemitismo: dalla definizione alla legge”. Oltre al ddl antisemitismo, è legittimo pensare che il corso si sarebbe incentrato sul tema dell’odio contro gli ebrei. Grazie per le sue precisazioni, ma un resoconto giornalistico non è l’integrale trascrizione di un intervento: comporta una selezione dei passaggi ritenuti rilevanti per l’argomento trattato. La questione che intendevo sollevare riguarda il contenuto delle specifiche argomentazioni presentate durante il corso e il modo in cui sono state affrontate le diverse posizioni sul tema dell’antisemitismo.

Lei contesta anche l’omissione delle sue dichiarazioni di condanna di ogni forma di razzismo e intolleranza. Non intendo mettere in dubbio tali dichiarazioni, però condannare il razzismo in generale e discutere di come riconoscere e classificare l’antisemitismo non sono questioni necessariamente coincidenti. Quanto al giornalismo critico, la mia formulazione si riferiva al contenuto del suo intervento nel contesto specifico del dibattito. Sulla parte relativa agli Stati Uniti: la mia domanda riflette le mie perplessità.

Quanto al termine “comizio” anche il titolo online da lei scelto per l’incontro “Conoscere per difendersi (dai bavagli)” contribuisce a spiegare la mia lettura. La questione che il mio articolo intendeva sollevare era se, nel discutere i rischi di una definizione o di una norma, sia stato dato spazio sufficiente anche al problema che quella definizione e quella norma intendono affrontare. È su questo terreno che rivendico la legittimità della mia critica.

Non pretendo che i relatori condividano le mie conclusioni. Rivendico, però, il diritto che le argomentazioni dei relatori possano essere riportate, esaminate e contestate senza che ogni dissenso venga automaticamente qualificato come una rappresentazione fuorviante.