di Ludovica Iacovacci
A seguito del corso di formazione per giornalisti intitolato “Antisemitismo: dalla definizione alla legge”, l’Ucei ha mandato un esposto all’Odg Lazio (che quest’ultimo non ha pubblicato nella sua risposta a tale esposto) in cui sostiene che non c’è alcuna “accusa di antisemitismo nei confronti dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio” e in cui avanza alcune richieste.
A seguito del corso di formazione per giornalisti intitolato “Antisemitismo: dalla definizione alla legge”, tenutosi a Roma il 29 settembre 2026 presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI) ha presentato un esposto all’Ordine Regionale dei Giornalisti del Lazio (ODG Lazio) e al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG).
L’Ordine dei Giornalisti del Lazio ha pubblicato sul suo sito ufficiale la risposta indirizzata all’UCEI, senza pubblicare la lettera dell’Unione. In tale scritto, si apprende che “Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti del Lazio respinge con fermezza l’accusa di antisemitismo contenuta nella lettera-esposto dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane”. Peccato che nessuno abbia mai formulato tale accusa. Non solo: la ricostruzione del corso di formazione è stata giudicata “del tutto fuorviante”, mettendo in dubbio il mio lavoro di giornalista e sottolineando che l’articolo ha ricevuto “ben sette richieste di rettifica”. Le rettifiche ricevute, infatti, vengono tutte dallo stesso lato della barricata: quella dei relatori. E confermano – se non peggiorano – la gravità degli interventi.
L’UCEI ha risposto che nel suo esposto non c’è alcuna “accusa di antisemitismo nei confronti dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio”; ha sottolineato che “il richiamo a un articolo di stampa non esaurisce la questione”: l’esposto richiama anche testimonianze dei partecipanti e circostanze specifiche relative alla struttura e ai contenuti del corso; ha precisato che “l’assenza di richieste di parola non dimostra il rispetto del pluralismo” e che “l’autonomia nella scelta dei corsi non esclude il rispetto delle regole della formazione”.
Infine, l’Unione ha confermato le sue richieste:
l’apertura o il completamento di un’istruttoria effettiva sulla progettazione, sull’accreditamento e sullo svolgimento del corso del 29 settembre 2026, acquisendo gli elementi pertinenti e valutando le testimonianze dei partecipanti; una risposta puntuale e motivata sugli esiti delle verifiche, con riferimento al rispetto dei requisiti di pluralismo, equilibrio e contraddittorio; l’adozione delle misure correttive necessarie affinché i futuri eventi formativi accreditati rispettino effettivamente le regole della formazione professionale continua; ed infine la realizzazione in tempi rapidi di un evento formativo riparatore, con pari crediti FPC, dedicato all’antisemitismo, alle sue manifestazioni storiche e contemporanee, ai criteri per riconoscerlo e contrastarlo e al dibattito normativo in corso.
Quanto al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, l’UCEI chiede “che siano esaminate le modalità con cui l’evento è stato concepito, proposto e accreditato, affinché sia possibile accertare se i criteri di pluralismo e di esclusione delle tesi unilaterali siano stati effettivamente rispettati; chiede, altresì, che una opportuna comunicazione dal CNOG venga trasmessa agli organi territoriali affinché a loro volta vigilino, ciascuno nel proprio ambito, sul rigoroso controllo e la corretta applicazione dei principi di correttezza, equilibrio, pluralismo e rispetto delle minoranze, nella formazione professionale e non solo”.



