di Davide Cucciati
Tra i pezzi di maggior rilievo emerge un nucleo italiano particolarmente interessante, composto da due machzorim: uno realizzato intorno al 1475 e attribuito al celebre scriba e artista Joel ben Simeon; l’altro, di rito romano, prodotto a Ferrara intorno al 1500 e caratterizzato, tra l’altro, da una singolare rappresentazione grafica dei suoni dello shofar.
Alcuni preziosi manoscritti ebraici italiani saranno presentati dalla casa d’asta inglese Sotheby’s il prossimo 17 dicembre a New York nell’asta “Magnificent Judaica”.
La collezione comprende manoscritti e oggetti rituali provenienti da epoche e aree diverse della storia ebraica europea. Tra i pezzi di maggior rilievo emerge un nucleo italiano particolarmente interessante, composto da due machzorim: uno realizzato intorno al 1475 e attribuito al celebre scriba e artista Joel ben Simeon; l’altro, di rito romano, prodotto a Ferrara intorno al 1500 e caratterizzato, tra l’altro, da una singolare rappresentazione grafica dei suoni dello shofar.
Secondo Jerusalem News Syndicate, una selezione delle opere sarà esposta prima alla National Library of Israel e successivamente a Londra, in vista dell’asta newyorkese.
Joel ben Simeon e l’Italia ebraica del Quattrocento
Il pezzo di maggior valore economico è il machzor realizzato in Italia intorno al 1475 e attribuito a Joel ben Simeon, con una stima compresa fra tre e cinque milioni di dollari.
Ben Simeon, nato nell’area tedesca del Reno e successivamente attivo in Italia, lavorò come copista e illustratore. Le sue opere si trovano oggi in alcune delle principali collezioni e istituzioni internazionali. JNS, citando Sharon Liberman Mintz, International Senior Specialist di Sotheby’s per libri e manoscritti, riferisce che a lui vengono attribuiti ventidue manoscritti, dodici dei quali firmati. Il machzor che sarà venduto a New York non porta la sua firma, ma l’attribuzione è ritenuta solida dagli studiosi che si sono occupati della sua produzione.
Le pagine del manoscritto sono ricche di figure strettamente legate al testo liturgico. Vi compaiono un uomo intento a suonare lo shofar, Moshe mentre riceve le Tavole e quella che Sotheby’s considera una delle più antiche raffigurazioni note di una chanukkia.
Tra le immagini più sorprendenti ce n’è una che racconta bene il clima culturale dell’Italia rinascimentale: un fauno, figura proveniente dalla tradizione classica, tiene in mano un lulav e un etrog.
Il rito romano nella Ferrara del Rinascimento
Un secondo manoscritto porta invece a Ferrara, intorno al 1500: un machzor di rito romano, stimato tra due e quattro milioni di dollari.
La National Library of Israel evidenzia come questo rito conservi numerosi elementi antichi, alcuni dei quali riconducibili alle tradizioni di Eretz Israel, insieme a un ricco patrimonio di piyyutim.
Il suo sviluppo è strettamente legato alla storia dell’ebraismo italiano. Da Roma il rito si diffuse progressivamente in altre comunità della penisola, fino a essere conosciuto anche come rito italiano.
Nelle sue pagine sopravvive una tradizione liturgica che si inserisce in quasi due millenni di presenza ebraica nella penisola.
Degno di nota è anche il dettaglio grafico legato allo shofar. Come racconta JNS, accanto alle lettere ebraiche che indicano la successione dei diversi suoni compaiono alcune linee verticali. Sharon Liberman Mintz osserva che queste linee sembrano quasi restituire visivamente il ritmo dei suoni stessi.
Ferrara occupa del resto una posizione importante nella storia dell’ebraismo italiano tra Quattrocento e Cinquecento. La città estense fu uno dei principali centri di vita e cultura ebraica della penisola e divenne, soprattutto dopo la fine del XV secolo, un luogo di incontro fra tradizioni differenti.
Tra manoscritto e stampa
I machzorim messi oggi all’asta appartengono anche a un momento decisivo nella storia del libro ebraico. Nel 1485-1486, proprio negli anni che separano la realizzazione dei due manoscritti, il rito romano entrava nella nuova era della stampa. Il Jewish Theological Seminary ha recentemente dedicato uno studio alla prima edizione a stampa del machzor di rito romano, avviata a Soncino e completata a Casalmaggiore. Quell’edizione rappresenta uno dei primi esempi della trasformazione della liturgia ebraica attraverso la tipografia.
Il manoscritto e il libro stampato convivono quindi per alcuni anni nello stesso spazio culturale. Da una parte, la nuova tecnologia permetteva una diffusione più ampia e standardizzata dei testi. Dall’altra, i manoscritti continuavano a conservare una dimensione artigianale, artistica e individuale molto forte.
Un frammento della storia degli ebrei italiani
I machzorim italiani della collezione Sotheby’s permettono di osservare da vicino un passaggio cruciale della storia ebraica della penisola. Nelle loro pagine si incontrano il rito romano, il linguaggio figurativo del Rinascimento, la mobilità di scribi e artisti fra Germania e Italia e i primi effetti della rivoluzione tipografica.
Secondo Sotheby’s, alcuni dei manoscritti riuniti nella vendita non erano mostrati pubblicamente da circa un secolo. Il loro ritorno sul mercato riporta quindi l’attenzione anche su una stagione della cultura ebraica italiana in cui preghiera, arte e produzione libraria erano profondamente intrecciate.



