di Pietro Baragiola
Dopo le devastanti alluvioni che hanno colpito il Nepal in questi giorni, causando 600 morti e migliaia di dispersi, numerose organizzazioni umanitarie ebraiche e israeliane si sono unite ai soccorsi provenienti da tutto il mondo per inviare sul posto personale sanitario e squadre specializzate.
Questa situazione di emergenza è scattata mercoledì 26 agosto lungo il confine tra Nepal e Cina, dove il collasso di un’enorme massa glaciale sulla catena dell’Himalaya ha provocato un’improvvisa ondata di acqua, fango e detriti che ha travolto intere comunità. A complicare la situazione è stata anche la conformazione del territorio che, ancora oggi, ostacola le operazioni di ricerca dei dispersi.
“Il mio pensiero è rivolto alle persone colpite e ai soccorritori che stanno lavorando instancabilmente in condizioni estremamente complicate” ha scritto su X il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, offrendo la piena disponibilità del Paese nel fornire assistenza umanitaria.
L’intervento delle organizzazioni ebraiche
Tra le organizzazioni coinvolte nei soccorsi c’è la World Jewish Relief che, in collaborazione con il Community Self-Reliance Centre (CSRC), ha avviato una raccolta fondi per fornire cibo, acqua potabile, medicinali, ripari temporanei e altri beni di prima necessità alle comunità locali.
“Le immagini di questa catastrofe sono terribili” ha dichiarato il CEO della CSRC, Paul Anticoni, che ha sottolineato l’importanza della velocità di reazione dei volontari. “Ora dobbiamo fare la nostra parte e mostrare la nostra generosità ebraica nel sostenere le persone colpite”.
Anche NATAN, l’organizzazione umanitaria con sede in Israele e impegnata soprattutto nel supporto psicologico, è intervenuta per offrire il proprio aiuto.
“Nei momenti di crisi di una comunità siamo lì per tendere una mano, sostenerla e accompagnarla verso la ripresa” ha spiegato Gil Reines, presidente del consiglio esecutivo.

IsraAID, invece, ha inviato una squadra di emergenza di quattro persone, arrivate a Kathmandu venerdì 28 agosto e alla quale dovrebbe aggiungersi nei prossimi giorni uno specialista sanitario. Gran parte del team aveva già lavorato nel Paese tra il 2015 e il 2019, quando l’organizzazione israeliana ha avviato un programma di ricostruzione a lungo termine dopo il terremoto che ha provocato quasi 9 mila morti. “È un luogo al quale siamo profondamente legati” ha spiegato Mai Leshem, responsabile della missione.
Mentre le autorità nepalesi e le squadre locali sono impegnate nelle operazioni di ricerca e soccorso, IsraAID si sta concentrando sull’assistenza alle comunità sfollate e ai primi soccorritori, distribuendo kit igienici, attivando programmi per aiutare bambini e ragazzi a gestire lo stress e offrendo sostegno al personale degli ospedali, sottoposto a una forte pressione anche per l’arrivo continuo di familiari alla ricerca dei loro cari dispersi.
“Intere comunità sono state distrutte dalle inondazioni e dalle frane” ha dichiarato il CEO Yotam Polizer. “Faremo tutto il possibile per portare gli aiuti richiesti dove sono maggiormente necessari”.
Il rischio di nuove inondazioni
Nonostante i soccorsi, la situazione resta instabile e le autorità nepalesi e cinesi hanno avvertito la popolazione del possibile rischio di nuove inondazioni dopo la formazione di bacini d’acqua nelle aree interessate dal disastro.
In particolare, un lago formatosi dietro una barriera naturale nei pressi della zona colpita ha costretto per alcune ore i soccorritori a interrompere le ricerche. Il pericolo immediato è stato successivamente ridimensionato, ma le autorità continuano a monitorare il livello dell’acqua e la stabilità del terreno.
Quella in Nepal è l’ultima di una serie di emergenze internazionali nelle quali le squadre israeliane sono intervenute negli ultimi mesi: ad agosto numerosi soccorritori provenienti da Israele hanno raggiunto la Colombia dopo un terremoto, mentre a giugno sono stati inviati professionisti in Venezuela in seguito a un altro violento sisma, nonostante l’assenza, all’epoca, di relazioni diplomatiche formali tra i due Paesi.



