di Maia Principe
Dopo aver effettuato la prenotazione, Yedidia Levy-Zauberman ha ricevuto un messaggio in inglese su WhatsApp dallo skipper che avrebbe dovuto accompagnare la sua famiglia. “Mi scusi per questa domanda tardiva e inopportuna. Il responsabile della base ha riferito che lei è di origine ebraica, quindi devo chiederle se appoggia l’occupazione di Gaza. L’ennesimo episodio di “collettivizzazione della colpa”.
(Foto: Click&Boat)
Puoi noleggiare la barca, ma solo se tu – che hai un cognome ebraico – ti dissoci dal governo israeliano. È in sostanza quello che è successo a un francese, Yedidia Levy-Zauberman, in vacanza in Grecia quest’estate che voleva noleggiare una barca a vela con skipper per una gita in famiglia.
Per organizzare questa gita in mare, il francese si era avvalso di Click&Boat, una piattaforma che mette in contatto i proprietari di imbarcazioni con chi desidera noleggiarle. In questo caso, nella prenotazione era però copinvolta anche una base nautica greca responsabile della gestione delle imbarcazioni e della fornitura degli skipper.
Come riporta Le Point, dopo aver effettuato la prenotazione, Yedidia Levy-Zauberman ha ricevuto un messaggio in inglese su WhatsApp dallo skipper che avrebbe dovuto accompagnare la sua famiglia. “Mi scusi per questa domanda tardiva e inopportuna. Il responsabile della base ha riferito che lei è di origine ebraica, quindi devo chiederle se appoggia l’occupazione di Gaza. Mi dispiace farle una domanda del genere, mi trovo in una situazione difficile e sono sicuro che lo sia anche lei”, gli ha scritto, concludendo il messaggio con un’emoji imbarazzata.
Yedidia Levy-Zauberman ha affermato di essere rimasto particolarmente colpito dalla convinzione del suo interlocutore di agire in nome di principi morali.
«È sorprendente vedere come questo capitano esprima senza alcuna ambiguità, quasi fosse ovvio, che la moralità e la sua buona coscienza gli consentano di praticare questa discriminazione antisemita. L’odio non è mai così pericoloso come quando si maschera da virtù», afferma.
La famiglia francese alla fine ha deciso di non rinunciare al viaggio in mare, rimediando un’altra barca e un altro skipper dopo avere presentato un reclamo a Click&Boat.
Dopo che l’incidente è diventato di dominio pubblico, la piattaforma ha risposto sui social media, negando qualsiasi intento antisemita. L’azienda ha inoltre affermato di non avere alcuna responsabilità e ha offerto un gesto di buona volontà.
Doversi giustificare perché ebrei
Non è la prima volta che una persona che si identifica come ebrea si trova a dover giustificare la propria appartenenza alla politica israeliana per poter accedere a un servizio turistico.
A giugno, a Yoni Birnbaum, un rabbino londinese la cui famiglia aveva prenotato un alloggio in affitto vicino a Vesoul, è stato ordinato di confermare la sua appartenenza a un movimento ebraico “progressista e liberale” e di condannare “le azioni violente dell’esercito israeliano compiute su ordine del governo israeliano”. Altrimenti, avrebbero annullato la prenotazione, poiché tale posizione “contraddiceva troppo fortemente i [loro] principi”.
Ma accade ogni giorno a ogni ebreo in qualsiasi ambito di doversi giustificare e prendere le distazne dal governo israeliano: come se tutti gli ebrei fossero uguali e la pensassero nello stesso modo. Un odioso meccanismo di colletitivizzazione che viene messo in pratica solo e unicamente con gli ebrei – forse ai musulmani viene chiesto di dissociarsi da quello che fa la Repubblica islamica in Iran alle donne e ai dissidenti? o ai cristiani ortodossi da quello che fa Putin in Ucraina? – che ha un solo e unico nome: antisemitismo.



