Harold Grinspoon

L’uomo che ha trasformato le favole della buonanotte in un progetto per cambiare il futuro di centinaia di migliaia di bambini

Personaggi e Storie

di Marina Gersony
Harold Grinspoon ha costruito una fortuna nel settore immobiliare, ma la sua eredità più preziosa non sono gli edifici. A 97 anni continua a reinventarsi: dopo essere diventato imprenditore, filantropo e promotore della lettura, oggi sorprende anche come scultore. Nel 2005 è nata PJ Library, un’iniziativa mirata di offrire ai genitori un’occasione per condividere con i propri figli racconti, valori, festività e tradizioni spedendo gratuitamente ogni mese un libro illustrato. Questa è la sua storia.

C’è chi considera la pensione il momento in cui tirare le somme della propria esistenza. Harold Grinspoon, invece, ha scelto di fare esattamente il contrario: ogni volta che la sua vita sembrava aver raggiunto un traguardo, lui ne immaginava uno nuovo. Imprenditore di successo, filantropo, promotore della lettura e infine artista, il novantasettenne americano continua ancora oggi a dimostrare che la curiosità può essere una forza capace di rinnovare un’intera esistenza.

Eppure la sua storia non nasce nel privilegio. Grinspoon venne al mondo il 27 luglio 1929 a Newton, nei pressi di Boston, in una famiglia dalle modeste condizioni economiche. I suoi genitori erano figli di immigrati russi e lui crebbe insieme a quattro fratelli in un’America non sempre accogliente nei confronti degli ebrei. Da ragazzo soffriva di dislessia e fu spesso bersaglio di episodi di bullismo. Esperienze che, unite alle notizie sempre più drammatiche provenienti dall’Europa durante gli anni dell’Olocausto, avrebbero lasciato un segno profondo nella sua visione del mondo.

«Avevo dieci anni quando iniziò la Shoah. Le terribili notizie su ciò che stava accadendo agli ebrei europei mi hanno accompagnato per tutta la vita», ha ricordato in una recente intervista Jewish Telegraphic Agency: «Mi sono sempre chiesto quale potesse essere il mio contributo per aiutare il popolo ebraico a ricostruire il proprio futuro».

Prima, però, bisognava costruire il proprio. Per mantenersi agli studi al Marlboro College, nel Vermont, trascorreva le estati vendendo gelati. Quel lavoro si rivelò così redditizio da convincerlo ad abbandonare l’università per gestire una flotta di furgoni dei gelati. Dopo il servizio nella Marina statunitense, iniziò quasi per caso la carriera che gli avrebbe cambiato la vita: acquistò una piccola casa bifamiliare nel Massachusetts, la ristrutturò e la mise in affitto.

Fu il primo tassello di un impero immobiliare destinato a crescere negli anni successivi. Da quella intuizione nacque Aspen Square Management, società che oggi gestisce migliaia di appartamenti in numerosi Stati americani e che gli permise di accumulare un patrimonio considerevole.

Per molto tempo sembrò che quella sarebbe stata la sua storia: un imprenditore capace di trasformare il lavoro e l’intuito in successo economico. Ma alla fine degli anni Ottanta arrivò una svolta inattesa. Una diagnosi di tumore alla lingua lo costrinse a fermarsi e a guardare la propria vita da un’altra prospettiva.

Fu allora che maturò una convinzione destinata a cambiare tutto: accumulare ricchezza non gli bastava più. Voleva che il denaro diventasse uno strumento per lasciare qualcosa di duraturo.

Nel 1991, insieme alla moglie Diane Troderman, fondò la Harold Grinspoon Foundation, con l’obiettivo di sostenere la vita culturale e comunitaria ebraica e, più in generale, iniziative educative e sociali. Negli anni successivi la fondazione avrebbe investito centinaia di milioni di dollari in programmi rivolti a famiglie, scuole, associazioni e campi estivi, cercando non tanto di finanziare singoli progetti, quanto di creare reti destinate a sopravvivere nel tempo.

Il progetto che avrebbe reso Grinspoon conosciuto in tutto il mondo, però, arrivò soltanto qualche anno dopo grazie a una semplice osservazione fatta in famiglia.

Ormai nonno, rimase colpito dai libri illustrati che i suoi nipoti amavano leggere prima di dormire. Scoprì così che esistevano splendidi albi dedicati alla cultura e alla tradizione ebraica, ma che moltissime famiglie ignoravano la loro esistenza. Negli stessi anni diverse ricerche evidenziavano come sempre più giovani coppie ebree si stessero allontanando dalle sinagoghe e dalle istituzioni tradizionali. Grinspoon intuì che forse il modo migliore per mantenere vivo un patrimonio culturale non era aspettare che le persone entrassero nelle istituzioni, ma fare entrare le storie direttamente nelle loro case.

L’ispirazione arrivò osservando un’altra iniziativa di enorme successo: la Imagination Library di Dolly Parton, che distribuisce gratuitamente libri ai bambini per incoraggiarne la lettura. Grinspoon ne raccolse lo spirito, adattandolo alla tradizione ebraica.

Nel 2005 nacque così PJ Library, dove “PJ” richiama il pigiama (pijama in inglese) e il momento della lettura serale in famiglia. L’idea era tanto semplice quanto rivoluzionaria: spedire gratuitamente ogni mese un libro illustrato adatto all’età dei bambini, offrendo ai genitori un’occasione per condividere racconti, valori, festività e tradizioni attraverso il rito della favola della buonanotte.

Quello che inizialmente sembrava un progetto di dimensioni limitate si trasformò rapidamente in un fenomeno internazionale. Oggi PJ Library raggiunge centinaia di migliaia di famiglie in decine di Paesi e in numerose lingue, contribuendo non solo a rafforzare il legame dei bambini con la propria cultura, ma anche a rilanciare l’intera editoria dedicata all’infanzia di argomento ebraico.

Secondo Naomi Firestone-Teeter, amministratrice delegata del Jewish Book Council, il programma ha avuto un impatto che va ben oltre la semplice distribuzione gratuita di libri: ha creato nuovi lettori, favorito la ristampa di opere ormai introvabili e incoraggiato autori e illustratori a raccontare la varietà dell’esperienza ebraica contemporanea.

Ma Harold Grinspoon non è mai stato il tipo da fermarsi dopo un successo.

Con la stessa convinzione che lo aveva portato a costruire un impero immobiliare mattone dopo mattone, Grinspoon ha cercato di creare iniziative capaci di durare nel tempo, formando comunità solide anziché limitarsi a finanziare singoli interventi.

Una famiglia legge un libro inviato da PJ Library

Tra queste c’è JCamp 180, programma dedicato ai campi estivi ebraici, che offre consulenza strategica e sostegno organizzativo a oltre 170 strutture tra campi diurni e residenziali. Durante la pandemia la fondazione ha persino creato un fondo di matching fino a 10 milioni di dollari per aiutare molte realtà a sopravvivere dopo la cancellazione dell’intera stagione estiva.

Un altro pilastro è Life & Legacy, nato nel 2012 per incoraggiare fondazioni, sinagoghe e associazioni a pianificare il proprio futuro attraverso lasciti testamentari e fondi patrimoniali. L’obiettivo è garantire continuità alle istituzioni anche quando cambiano le generazioni. Secondo la fondazione, il programma ha già favorito impegni di donazione per miliardi di dollari destinati al futuro delle comunità ebraiche.

Chi visita la sede della Harold Grinspoon Foundation, nel Massachusetts occidentale, racconta di trovare un ambiente che assomiglia più a un laboratorio di idee che a un tradizionale ente filantropico. Qui ci si interroga continuamente su come rafforzare il senso di comunità, sostenere gli agricoltori locali, valorizzare la cultura, promuovere l’educazione e persino utilizzare l’arte come strumento di dialogo.

E molte di quelle domande nascono proprio da Harold Grinspoon.

Chi lo conosce lo descrive come una persona instancabile, curiosa e dalle energie inesauribili. Jamie Simon, amministratrice delegata della Foundation for Jewish Camp, ricorda di averlo visto affrontare senza esitazioni una ripida discesa verso il fiume durante una visita al Camp Towanga, in California, pur di osservare da vicino ogni dettaglio del luogo. Adrian Dion, direttore operativo della fondazione, racconta invece che Grinspoon ama trasformare la passeggiata quotidiana di circa sei chilometri in una riunione di lavoro all’aria aperta.

Un giorno i due si imbatterono in una strada completamente allagata. La soluzione? Togliersi scarpe e calzini, attraversare l’acqua a piedi e risalire poi sul cassone di un pick-up per rientrare. Un episodio che, secondo Dion, riassume perfettamente il carattere del fondatore: adattarsi agli imprevisti senza perdere di vista l’obiettivo.

Ma la sorpresa più grande sarebbe arrivata ancora una volta quando molti avrebbero pensato che fosse ormai tempo di rallentare.

Superati gli ottant’anni, un enorme ciliegio cadde nel giardino della sua casa. Chiunque avrebbe chiamato una ditta per rimuoverlo. Grinspoon, invece, rimase affascinato dalle forme del tronco e dei rami. Non vedeva un albero abbattuto, ma un’opportunità creativa.

Da quell’episodio nacque una nuova passione destinata a trasformarsi nella sua terza vita professionale.

Cominciò a lavorare il legno, sperimentando forme astratte sempre più audaci. In seguito ampliò la ricerca artistica utilizzando acciaio, vetro e materiali di recupero. In pochi anni ha realizzato oltre cento grandi sculture, molte delle quali esposte negli spazi pubblici del Massachusetts e dei Berkshire, dove vive.

Tra le opere più conosciute figurano Cosmic Dreidel, ispirata alla tradizionale trottola di Hanukkah, e Floating, una torre composta da centinaia di sfere in vetro e acciaio inox. «Da qualche parte dentro di me ho scoperto una predisposizione per l’arte», ha raccontato. «Quando ho lasciato il ruolo operativo nella mia azienda e nella fondazione, ho finalmente trovato il tempo per sperimentare».

Questa continua capacità di reinventarsi è forse il tratto più sorprendente della sua personalità. Imprenditore, filantropo, promotore della lettura e infine artista: quattro vite diverse unite da un’unica convinzione, quella che ogni esperienza possa essere messa al servizio degli altri.

Negli ultimi anni Grinspoon ha osservato con crescente preoccupazione il riemergere dell’antisemitismo. Gli eventi seguiti all’attacco del 7 ottobre 2023 hanno rafforzato la sua convinzione che proprio l’educazione rappresenti uno degli strumenti più efficaci per costruire un futuro diverso.

«La mia mente torna a quando ero bambino e l’antisemitismo era diffuso. È la seconda volta che assisto a qualcosa del genere nella mia vita», ha scritto.

Per questo la fondazione ha deciso di rafforzare i propri programmi più importanti, continuando a investire su PJ Library, Life & Legacy e JCamp 180, ma anche su iniziative che favoriscono il dialogo tra culture diverse. Tra queste spicca Maktabat al-Fanoos, progetto che distribuisce libri in lingua araba ai bambini delle scuole israeliane di lingua araba, con l’obiettivo di promuovere la lettura e favorire una maggiore comprensione reciproca fin dall’infanzia.

«Mi dà speranza», ha confidato Grinspoon. «Spero che tutti i cittadini israeliani possano diventare ottimi vicini».

Il suo ottimismo non nasce dall’ingenuità, ma dall’esperienza. Ha vissuto quasi un secolo attraversando la Grande Depressione, la Seconda guerra mondiale, la nascita dello Stato di Israele, l’espansione della comunità ebraica americana e il ritorno di nuove tensioni. Eppure continua a credere che una storia raccontata prima di andare a dormire possa avere un impatto più profondo di molti grandi discorsi.

Del resto, è proprio questa l’intuizione che ha reso unica PJ Library: capire che l’identità culturale non si costruisce soltanto nelle istituzioni, ma anche tra le mura di casa, quando un genitore apre un libro e un bambino ascolta.

Un progetto che continua a crescere

A distanza di vent’anni dalla nascita di PJ Library, il programma continua ad ampliarsi. Oggi raggiunge oltre 670.000 bambini in più di 40 Paesi, con libri distribuiti in diverse lingue e adattati ai differenti contesti culturali. Accanto alla spedizione gratuita dei volumi, la fondazione promuove iniziative locali, incontri per famiglie, biblioteche itineranti e i Grinspoon Jewish Story Awards, premi destinati ad autori e illustratori che realizzano nuovi libri per l’infanzia ispirati alla cultura ebraica, contribuendo così a mantenere vivo un patrimonio letterario in continua evoluzione.

Per Harold Grinspoon, che si avvicina al secolo di vita, il successo non si misura nel numero di immobili costruiti né nelle opere d’arte realizzate. Si misura nei bambini che, ogni sera, aprono un libro insieme ai propri genitori. Perché, a volte, il modo più efficace per cambiare il futuro inizia semplicemente da una storia raccontata prima di spegnere la luce.