di Pietro Baragiola
Martedì 25 agosto la star americana Dolly Parton è morta dopo una breve battaglia contro il cancro. Nel corso della sua carriera, durata oltre sessant’anni, la cantante ha intrecciato più volte il suo cammino con il mondo ebraico, dalla musica alla filantropia, incontrando alcuni membri della comunità che hanno contribuito a trasformarla in un’icona internazionale.
Cresciuta in una famiglia cristiana del Tennessee, Parton non ha mai nascosto il peso della Bibbia nella sua formazione come ha anche riportato nel memoir Songteller: “non sono così religiosa, ma mi ritengo molto spirituale”.
Uno dei riferimenti più evidenti si trova in Coat of Many Colors, il brano che racconta un episodio della sua infanzia quando la madre le ha cucito un cappotto utilizzando diversi pezzi di stoffa e le ha raccontato la storia biblica di Giuseppe e della sua veste.
“Nella mia mente pensavo di assomigliare proprio a Giuseppe” ha scritto Parton.
Nel 1971, con The Master’s Hand, la cantante americana è tornata alle Scritture parlando di Noè e il Diluvio e poi di Shadrach, Meshach e Abednego, i tre giovani ebrei del Libro di Daniele gettati nella fornace dopo essersi rifiutati di inchinarsi all’immagine di Nabucodonosor.
Il collegamento più concreto con l’ebraismo, tuttavia, non è arrivato dalla musica ma da un progetto dedicato ai bambini: la Dolly Parton’s Imagination Library.
L’Imagination Library e il modello ebraico
Creata come un programma volto a distribuire gratuitamente libri alle famiglie che non se li potevano permettere, l’Imagination Library di Dolly Parton ha ispirato profondamente il filantropo ebreo Harold Grinspoon nella creazione della sua PJ Library, iniziativa che ogni anno raggiunge centinaia di migliaia di famiglie ebraiche rendendo a loro disponibili i libri dedicati ai valori ebraici.
Parton e Grinspoon si sono incontrati di persona nel 2023 e, in questa occasione, la cantante ha accolto a braccia aperte il modello ebraico della sua idea.
“Mi ritengo onorata del fatto che la mia Imagination Library possa ispirare gli altri” ha affermato la cantante all’Hollywood Reporter, parlando di entrambi i progetti.
Sandy Gallin e la svolta alla carriera
A legare Parton al mondo ebraico è anche uno degli uomini più importanti della sua vita professionale: Sandy Gallin, manager ebreo nato a New York, che negli anni Settanta ha contribuito al passaggio della cantante dal circuito country al grande pubblico americano.
È stato proprio Gallin a spingerla verso Here You Come Again, brano scritto dalla coppia di autori ebrei Barry Mann e Cynthia Well. Pubblicato nel 1977 e prodotto da Gary Klein, il singolo è diventato il primo grande successo pop di Parton e le è valso il suo primo Grammy.
Gallin e Parton sono poi diventati soci nella Sandollar Productions, coinvolta in diversi progetti come Father of the Bride e Buffy the Vampire Slayer. Il loro rapporto ha dato origine ad una profonda amicizia, tanto che la cantante ha dedicato al manager il brano Sandy’s Song.
“Venivamo da due mondi completamente diversi, ma in qualche modo ci siamo trovati” ha spiegato Parton nel suo memoir. “Nessuno riusciva a capire come una ragazza cristiana del Sud e un ragazzo ebreo di New York potessero avere così tanto in comune. Ma era vero.”
Il rapporto di Parton con la comunità ebraica ha avuto però anche un momento controverso. Nel 1994 la cantante si è scusata con l’Anti-Defamation League dopo alcune sue dichiarazioni sulla presenza degli ebrei a Hollywood che avevano suscitato molte critiche.
In una lettera indirizzata all’allora direttore Abraham Foxman Parton ha riconosciuto il pericolo rappresentato dagli stereotipi e, in seguito a ciò, l’organizzazione ha accettato pubblicamente le sue scuse.
Gli insulti antisemiti dopo la morte
Nelle prime ore dopo la morte della cantante l’amicizia tra Gallin e Parton è tornata al centro dell’attenzione, spingendo molti haters a pubblicare insulti antisemiti sui suoi account social.
Persino la pagina Wikipedia di Parton è stata temporaneamente vandalizzata con una svastica e la scritta “Jew lover”. Le modifiche sono state subito rimosse dagli editori dell’enciclopedia online, ma diversi screenshot sono stati salvati e ripubblicati dalla Campaign Against Antisemitism che ha definito “assolutamente spregevole utilizzare la morte dell’artista per diffondere odio antiebraico”.
È stato proprio questo episodio a riportare alla luce, nel momento dei tributi alla cantante, un capitolo meno noto della sua storia: quello di una donna cresciuta nel cristianesimo del Tennessee che ha trovato nelle Scritture ebraiche materiale per le sue canzoni più personali e il cui progetto per avvicinare i bambini alla lettura sarebbe diventato, anni dopo, il modello per una delle più diffuse iniziative educative ebraiche al mondo.
“Una donna che ha fatto la storia” hanno affermato i suoi fan, onorandola su diversi profili social.



