John Galliano torna al Met: il museo fissa l’incontro con rabbini e leader ebraici

Personaggi e Storie

di Pietro Baragiola
Galliano è stato licenziato da Christian Dior nel 2011 dopo la diffusione di un video in cui elogiava Adolf Hitler e pronunciava frasi antisemite durante una lite in un caffè di Parigi. Il tribunale francese lo ha riconosciuto colpevole di insulti pubblici aggravati da motivi razziali, religiosi ed etnici.

Il Metropolitan Museum of Art di New York ha appena annunciato che nella primavera del 2027 dedicherà la mostra del Costume Institute allo stilista britannico John Galliano, protagonista di alcune delle più influenti collezioni degli ultimi decenni ma anche al centro di uno dei più gravi scandali antisemiti del mondo della moda.

L’esposizione, intitolata John Galliano: Horizons, sarà visitabile dal 9 maggio 2027 al 9 gennaio 2028 e verrà inaugurata in occasione del Met Gala.

Prima di rendere pubblica la decisione, il museo ha organizzato due incontri riservati tra Galliano e i principali rappresentanti della comunità ebraica americana tra cui: rabbini, la direttrice di Vogue Anna Wintour, diversi dirigenti del Metropolitan Museum e altre celebrità.

Questi incontri hanno avuto l’obiettivo di superare le possibili criticità legate a alla nuova esposizione e il modo in cui affrontare il passato dello stilista all’interno della mostra.

Il ritorno sulla scena internazionale

Galliano è stato licenziato da Christian Dior nel 2011 dopo la diffusione di un video in cui elogiava Adolf Hitler e pronunciava frasi antisemite durante una lite in un caffè di Parigi. Il tribunale francese lo ha riconosciuto colpevole di insulti pubblici aggravati da motivi razziali, religiosi ed etnici.

In seguito lo stilista ha intrapreso un lungo percorso di riabilitazione pubblica durante il quale ha affrontato la sua dipendenza da alcol e droghe, ha incontrato numerosi esponenti della comunità ebraica ed ha persino visitato il memoriale di Auschwitz.

Nel 2013 l’Anti-Defamation League (ADL) ha dichiarato di ritenere autentico il pentimento di Galliano, tanto che l’allora direttore Abraham Foxman, scomparso lo scorso maggio, ha sostenuto pubblicamente il ritorno dello stilista nel mondo della moda.

In questi ultimi giorni anche l’attuale amministratore delegato dell’ADL, Jonathan Greenblatt, ha ribadito che la sua organizzazione considera sincere le scuse dell’artista.

“Crediamo che John Galliano abbia realmente affrontato e sconfitto le cause che hanno provocato il suo sfogo antisemita” ha scritto Greenblatt nel comunicato rilasciato dall’ADL, aggiungendo tuttavia di comprendere le perplessità di alcuni membri della comunità ebraica, dovute alla crescita esponenziale dell’antisemitismo registrata negli ultimi anni.

I colloqui con i leader ebraici

Tra i rabbini coinvolti nei recenti colloqui con il Metropolitan Museum figurano il presidente della Union for Reform Judaism Rick Jacobs e Joshua Davidson, rabbino della Congregation Emanu-El di New York. Dopo un’analisi approfondita, entrambi hanno dichiarato di credere nel percorso di redenzione dello stilista, pur chiedendo che la mostra affronti apertamente l’episodio antisemita che ha portato al suo licenziamento nel 2011.

La conferma di questo è arrivata dal curatore del Costume Institute, Andrew Bolton, che ha confermato come l’esposizione ricostruirà non solo il contributo di Galliano alla moda contemporanea ma anche “la frattura provocata dalla sua condotta antisemita, razzista e anti-asiatica”, precisando che “il successo artistico deve essere compreso insieme alla responsabilità etica”.

A sostenere la scelta del Metropolitan Museum è intervenuta anche Anna Wintour, che ha definito Galliano “la persona più meritevole di una mostra di questa portata”.

“La sua carriera non va definita da un singolo momento, anche se dovrà conviverci per il resto della vita” ha affermato Wintour nel comunicato ufficiale rilasciato dalla rivista Vogue.  “La nuova mostra non eviterà gli aspetti più oscuri del suo passato, in quanto fanno parte di ciò che lo ha reso l’artista che è oggi”.

Non tutte le voci della comunità ebraica condividono però questa impostazione. Lo scrittore e attivista Hen Mazzig ha criticato la scelta del Metropolitan Museum, sostenendo che arrivi in un momento di forte crescita dell’antisemitismo e rischi di trasmettere un messaggio sbagliato. Anche la rabbina Danya Ruttenberg, studiosa del concetto ebraico di teshuvah, ha espresso dubbi sull’effettiva completezza del percorso di Galliano.

Ciononostante, ad oggi è confermato che John Galliano diventerà il terzo stilista vivente a ricevere una mostra monografica al Metropolitan Museum, dopo Yves Saint Laurent nel 1983 e Rei Kawakubo di Comme des Garcons nel 2017. La sua esposizione si preannuncia una delle più discusse degli ultimi anni, destinata ad alimentare il dibattito non solo nel mondo della moda ma anche all’interno della comunità ebraica sul rapporto tra responsabilità, pentimento e reintegrazione pubblica.