di Michael Soncin
La sensazionale notizia è stata diffusa simbolicamente alla vigilia del digiuno di Tisha beAv: le travi ritrovate carbonizzate, risalenti al 586 a.e.v., sarebbero riconducibili alla distruzione del sito sacro di Gerusalemme.
Trovare del legno in un buono stato di conservazione risalente all’Età del Ferro è molto raro. È quello che hanno scoperto gli archeologi durante un recente scavo nella Città di David, nel Parco Nazionale delle Mura di Gerusalemme.
«Questa scoperta ti fa sentire come se stessi assistendo al momento stesso della distruzione, al momento in cui tutto è accaduto. È profondamente commovente». A dirlo in una nota riportata dal Times of Israel è Efrat Bocher, codirettrice degli scavi. Il ritrovamento delle travi, in legno di sicomoro, è stato annunciato poco prima del digiuno di Tisha beAv, considerato il momento più triste del calendario ebraico, in cui viene commemorata la distruzione del Primo e del Secondo Tempio – avvenuto a distanza di secoli – e l’esilio degli ebrei dalla Terra d’Israele.
Radiocarbonio e anelli del legno: la chiave della datazione
La ricerca è stata condotta dall’Autorità Israeliana per le Antichità (IAA) e dall’Università di Tel Aviv. La datazione precisa risalente al 586 a.e.v., proprio durante la distruzione del Primo Tempio, è stata dimostrata tramite la presenza di alcuni frammenti di legno ben conservati, di una conifera, che presentava diversi anelli di crescita.

«È molto raro in Israele trovare legno con un numero così elevato di anelli di crescita. Qui, nella Città di David, abbiamo trovato travi spesse con molti anelli, che offrono un notevole potenziale di ricerca». Lo ha spiegato Johanna Regev dell’IAA, che ha incrociato la datazione al radiocarbonio del legno, insieme agli anelli di accrescimento dell’albero, fornendo così un’analisi molto più precisa.
«Fino ad ora, potevamo datare i reperti con un margine di errore di centinaia di anni. Ora possiamo ottenere una precisione molto maggiore, restringendo l’intervallo di datazione fino a soli 10 anni».
Custodire le tracce del passato
«Preservare la memoria è un bisogno umano, la ricerca di ciò che un tempo esisteva. Qui lo vediamo nella sua forma più chiara: una scelta deliberata di lasciare le rovine sul posto come testimonianza della distruzione e di costruire un nuovo strato sopra di esse», ha ricordato Yiftah Shalev che ha diretto gli scavi a nome dell’IAA assieme al professor Yuval Gadot dell’Università di Tel Aviv.
Gli israeliti tornati a Gerusalemme decenni dopo la distruzione del Tempio avrebbero scelto consapevolmente di non rimuovere i resti carbonizzati, trasformandoli in una testimonianza tangibile della devastazione.



