La rete clandestina di Hamas: armi, cellule dormienti e il timore di nuovi attentati in Europa

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di Nina Deutsch
Le indagini condotte in Germania, Austria, Grecia e in altri Paesi europei avrebbero portato alla luce una struttura organizzata con depositi segreti di armi, canali logistici e cellule operative. Gli investigatori sospettano che Hamas stesse preparando attentati contro obiettivi israeliani, ebraici e occidentali in Europa. La ricostruzione emerge da un’inchiesta della Neue Zürcher Zeitung.

Una rete di Hamas estesa in diversi Paesi europei, costruita negli anni e rimasta a lungo nell’ombra. È quanto emerge da un’inchiesta pubblicata dalla Neue Zürcher Zeitung (NZZ), e rilanciata anche dalla Jüdische Allgemeine secondo cui l’organizzazione terroristica avrebbe creato nel continente una struttura clandestina fatta di depositi segreti di armi, canali di contrabbando, collegamenti logistici e cellule pronte a entrare in azione su ordine della leadership.

Per anni molti analisti avevano ritenuto che la minaccia rappresentata da Hamas fosse concentrata esclusivamente sul territorio israeliano e che l’organizzazione non avesse intenzione di colpire in Europa. Le recenti indagini condotte dalle autorità di diversi Paesi, però, avrebbero modificato radicalmente questo quadro: gli investigatori ritengono che Hamas abbia sviluppato capacità operative anche al di fuori del Medio Oriente.

Secondo quanto ricostruito dalla NZZ, la rete sarebbe stata individuata attraverso una serie di operazioni di sicurezza che hanno coinvolto Germania, Austria, Danimarca, Grecia, Cipro e Regno Unito. Le autorità sospettano che alcuni gruppi collegati all’organizzazione stessero preparando attentati contro obiettivi israeliani, ebraici o occidentali in Europa.

Tra gli elementi più inquietanti emersi dalle indagini ci sarebbe l’ipotesi di un piano per compiere attentati che sarebbero stati da attuare in concomitanza con il secondo anniversario del massacro del 7 ottobre 2023. Gli investigatori tedeschi ritengono infatti che alcuni arrestati avessero già individuato una data precisa per un possibile attacco: il 7 ottobre 2025. Durante le perquisizioni sarebbe stato trovato anche un video preparato in anticipo nel quale gli autori rivendicavano l’azione.

L’arresto a Creta e il sospetto attentato contro una nave israeliana

Uno degli episodi che ha acceso l’attenzione degli investigatori risale all’inizio di giugno, quando un’unità delle forze speciali greche ha arrestato a Creta un uomo egiziano di 37 anni di origine palestinese.

L’uomo, indicato da alcuni media greci con il nome di Motasem, lavorava come elettricista in un hotel di lusso nella località turistica di Agios Nikolaos. Il blitz è scattato all’alba, dopo una segnalazione arrivata dalle autorità cipriote.

Nell’appartamento dell’uomo ad Atene gli investigatori avrebbero trovato sostanze chimiche, una bilancia di precisione e materiali compatibili con la fabbricazione di ordigni esplosivi.

La pista era partita due settimane prima da Cipro, dove la polizia aveva arrestato due cittadini palestinesi ritenuti collegati alla stessa rete nei pressi di Larnaca. L’operazione di sorveglianza successiva era stata denominata in codice “Odin”.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la cellula avrebbe avuto come possibile obiettivo una nave da crociera israeliana che effettua regolarmente scali nei porti greci e che negli ultimi tempi era diventata oggetto di proteste e manifestazioni anti-israeliane.

La scelta della Grecia, secondo gli investigatori, non sarebbe stata casuale: il Paese offriva un obiettivo simbolicamente rilevante e una posizione strategica. Da Cipro, infatti, un collegamento aereo verso Beirut, dove si trovano diversi esponenti di Hamas, può essere coperto in circa quaranta minuti. Inoltre, un altro presunto membro della rete sarebbe riuscito a entrare illegalmente in Grecia attraversando la parte settentrionale di Cipro controllata dalla Turchia.

Le tracce portano alla Germania

Gli investigatori ritengono però che il gruppo scoperto in Grecia rappresenti soltanto una parte di una struttura più ampia.

Le indagini conducono infatti ripetutamente alla Germania, considerata uno dei principali nodi logistici della rete. Dall’ottobre scorso la Procura federale tedesca ha arrestato nove persone ritenute coinvolte nei piani, alcune direttamente sul territorio nazionale, altre grazie alla collaborazione con autorità straniere.

Gli arresti sono avvenuti in diversi luoghi: dalla Germania alla Danimarca, dagli aeroporti di Berlino Brandeburgo e Larnaca fino a Londra e Vienna.

Secondo il procuratore generale federale tedesco Jens Rommel, gli uomini fermati stavano preparando possibili attacchi contro istituzioni ebraiche o israeliane in Europa. La convinzione degli investigatori è che il gruppo avesse già stabilito una tempistica operativa.

La ricostruzione degli investigatori descrive una rete logistica capace di spostare armi clandestinamente attraverso diversi Paesi europei. Secondo le indagini, pistole e munizioni sarebbero state trasferite dalla Scandinavia alla Germania fino all’Austria, dove le autorità hanno scoperto un deposito nascosto a Vienna.

Nel nascondiglio sarebbero state trovate armi destinate alla struttura clandestina, tra cui pistole, caricatori, proiettili e materiale riconducibile alla preparazione di attentati. Secondo gli inquirenti, il sistema non sarebbe nato dopo il 7 ottobre 2023, ma avrebbe radici precedenti. Un processo celebrato a Berlino ha infatti evidenziato come una cellula collegata ad Hamas avesse iniziato già da anni a creare depositi di armi in Europa. Nel 2023 la polizia bulgara aveva scoperto vicino a Plovdiv una valigia con armi e munizioni collegata a uno degli uomini poi condannati in Germania.

Le indagini hanno portato a ipotizzare l’esistenza di altri nascondigli in Danimarca e Polonia e possibili ulteriori depositi nella zona di confine tra Germania e Polonia.

Secondo la procura tedesca, nel febbraio 2023 la cellula avrebbe ricevuto dal Libano indicazioni per recuperare le armi e preparare possibili attacchi contro obiettivi ebraici, israeliani o americani. Tra i bersagli presi in considerazione sarebbero comparsi la base statunitense di Ramstein, l’ambasciata israeliana a Berlino e l’area di Tempelhof.

Gli investigatori ritengono inoltre che alcuni membri della rete europea avessero contatti diretti con i vertici militari di Hamas in Libano.

Hamas ha respinto ogni accusa, sostenendo che le contestazioni siano un tentativo di «danneggiare la reputazione del movimento» e ribadendo che la propria attività sarebbe limitata ai territori palestinesi. Una ricostruzione che gli esperti di terrorismo giudicano difficilmente compatibile con gli elementi raccolti dalle autorità europee.

La scoperta della rete rappresenta, secondo gli investigatori, un cambio di prospettiva sulla minaccia rappresentata da Hamas: non più soltanto un’organizzazione coinvolta nel conflitto mediorientale, ma una struttura che avrebbe sviluppato capacità operative e logistiche anche all’interno dell’Europa. Le indagini proseguono per individuare eventuali altri collegamenti, depositi e membri della rete.