Il presidente israeliano Isaac herzog (foto Chaim Zach, GPO)

Israele al voto, l’appello di Herzog: “Un’elezione non è una guerra civile”

Israele

di Anna Balestrieri
“Le elezioni non sono una guerra civile” è stato il fulcro del suo appello, rivolto ai partiti, ai candidati e agli attivisti di ogni schieramento. Herzog ha invitato gli israeliani a non superare quelle che ha definito “linee rosse” e a preservare un clima di rispetto reciproco in una fase già segnata da profonde tensioni sociali. (Foto Chaim Zach, GPO)

Alla vigilia dell’apertura ufficiale della campagna elettorale per le elezioni israeliane del prossimo 27 ottobre, il presidente Isaac Herzog ha rivolto alla popolazione un messaggio televisivo dai toni insolitamente allarmati: il confronto politico non deve trasformarsi in uno scontro tra nemici.

“Le elezioni non sono una guerra civile” è stato il fulcro del suo appello, rivolto ai partiti, ai candidati e agli attivisti di ogni schieramento. Herzog ha invitato gli israeliani a non superare quelle che ha definito “linee rosse” e a preservare un clima di rispetto reciproco in una fase già segnata da profonde tensioni sociali.

Il presidente ha parlato dopo lo scioglimento della Knesset e l’avvio del percorso verso il voto del 27 ottobre, in un contesto politico caratterizzato da divisioni sempre più marcate.

 

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Il timore della violenza politica

Nel suo intervento Herzog ha denunciato il ritorno di episodi di violenza nel dibattito pubblico israeliano, senza però indicare un singolo evento specifico.

Negli ultimi mesi il Paese è stato attraversato da proteste accese su temi altamente divisivi, tra cui il rapporto tra comunità ultraortodosse e servizio militare obbligatorio, oltre a episodi di violenza collegati al conflitto nei territori palestinesi.

Il timore del presidente è che la competizione elettorale trasformi il dissenso politico in delegittimazione dell’avversario.

“Non trasformate i rivali in nemici” è stato il messaggio rivolto agli esponenti politici, in un momento in cui il linguaggio dello scontro rischia di sostituire quello del confronto democratico.

La memoria storica come monito

La scelta della data dell’intervento non è casuale. Herzog ha collegato la sua riflessione all’imminente digiuno di Tisha B’Av, giornata di lutto della tradizione ebraica dedicata alla distruzione dei due Templi di Gerusalemme e alle successive esperienze di esilio del popolo ebraico.

Secondo una lettura tradizionale, quelle tragedie furono favorite anche dalle divisioni interne e dall’odio tra gruppi contrapposti.

“L’odio senza motivo distrusse la nostra casa” ha ricordato Herzog, evocando una lezione storica che, nella sua interpretazione, dovrebbe guidare il presente.

Il presidente ha sottolineato che le due precedenti esperienze di sovranità ebraica indipendente nella terra d’Israele si conclusero entrambe con la perdita dell’indipendenza, invitando il Paese a non ripetere gli stessi errori.

La sicurezza del voto nell’era digitale

Accanto al tema della violenza politica, Herzog ha posto quello della tutela dell’integrità elettorale.

Il presidente ha riferito di un incontro avuto nei giorni precedenti con il capo dello Shin Bet David Zini e con il presidente della Commissione elettorale centrale Noam Sohlberg, dedicato alle possibili minacce al processo democratico.

Secondo Herzog, esisterebbero tentativi di interferenza provenienti sia dall’interno sia dall’esterno del Paese.

La nuova frontiera della sicurezza elettorale non riguarda soltanto urne e infrastrutture: riguarda anche l’informazione, la manipolazione digitale e la capacità dei cittadini di distinguere fatti e propaganda.

In particolare, il presidente ha richiamato l’attenzione sul ruolo dei social media, invitando gli israeliani a essere più responsabili nei contenuti che consumano e condividono.

L’intelligenza artificiale entra nella campagna elettorale

L’intervento di Herzog è arrivato nello stesso giorno in cui il primo ministro Benjamin Netanyahu aveva pubblicato un video generato con strumenti di intelligenza artificiale, suscitando critiche da parte degli oppositori.

Alcuni osservatori hanno interpretato il filmato come un attacco politico nei confronti di Gadi Eisenkot – candidato premier del nuovo partito Yashar dato dai sondaggi come preferito dagli israeliani rispetto all’uscente Netanyahu – con un riferimento ritenuto sensibile alla memoria del figlio caduto in guerra. Netanyahu ha respinto questa lettura, negando che il personaggio rappresentato fosse ispirato al giovane soldato.

L’episodio ha riacceso il dibattito sull’impatto delle nuove tecnologie nella comunicazione politica.

La campagna elettorale israeliana si apre così in un ambiente in cui alla polarizzazione tradizionale si aggiunge il potere di strumenti digitali capaci di amplificare emozioni, conflitti e percezioni.

Difendere il voto, difendere la democrazia

Nel finale del suo discorso Herzog ha ribadito che la partecipazione elettorale rimane il momento più alto della democrazia: ascoltare, discutere, esprimere la propria opinione e recarsi alle urne sono, secondo il presidente, gli strumenti attraverso cui una società mantiene la propria stabilità.

Ma il suo appello va oltre la semplice partecipazione politica.

La sfida centrale per Israele non sarà soltanto scegliere un governo, ma preservare lo spazio comune nel quale una società divisa può ancora riconoscersi.

A pochi mesi dal voto, il messaggio presidenziale richiama una questione che attraversa tutta la storia politica israeliana: come mantenere una democrazia vitale quando le fratture interne diventano più profonde delle differenze tra cittadini e avversari.

Per Herzog, la risposta passa dalla memoria del passato: una società può perdere la propria forza non soltanto davanti ai nemici esterni, ma anche quando smette di considerare chi la pensa diversamente come parte della stessa comunità.