keir starmer

Starmer lascia dopo due anni: «Ho estirpato l’antisemitismo dal Labour»

Mondo

di Nina Deutsch
Nel suo discorso ha rivendicato tra i principali risultati quello di aver «estirpato il veleno dell’antisemitismo dal Labour», mentre tra i nomi in pole position per la leadership spicca Andy Burnham. Reazioni frammentarie dal mondo ebraico britannico, che riconosce il suo ruolo nella ricostruzione dei rapporti con le comunità ebraiche ma con alcune riserve sulla politica estera più recente.

“Keir Starmer si dimette, lodando il suo successo nell’aver debellato l’antisemitismo nel Partito Laburista”; titola così stamattina il Jewish News, il popolare quotidiano online britannico che serve attivamente le comunità ebraiche della Greater London.

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato le proprie dimissioni dalla guida del Partito Laburista, a meno di due anni dal suo insediamento a Downing Street. Una decisione maturata, secondo quanto riferito dallo stesso leader laburista, dopo aver preso atto delle crescenti perplessità interne sulla sua capacità di condurre il partito alle prossime elezioni generali e in un contesto politico segnato dal calo di consenso nei sondaggi.

Nel suo intervento pronunciato davanti al numero 10 di Downing Street, Starmer ha spiegato di aver ascoltato le valutazioni del gruppo parlamentare e di averne tratto le conseguenze: «Ho ascoltato la risposta del mio gruppo parlamentare a questa domanda e la accetto con serenità». Il primo ministro, visibilmente emozionato e con la voce rotta in più passaggi del discorso, ha anche annunciato di aver informato re Carlo della sua decisione e di aver chiesto al partito di avviare le procedure per la successione, con un calendario che dovrebbe partire dal 9 luglio e arrivare fino alla riapertura del Parlamento a settembre.

Uno dei passaggi più sottolineati del suo mandato resta la promessa di “ripulire” il Partito Laburista dall’antisemitismo, obiettivo che Starmer ha rivendicato come centrale nella sua leadership. In questo contesto si inserisce anche il tributo del pari laburista di origine ebraica Lord Mike Katz, che ha dichiarato: «Keir Starmer ha mantenuto la sua promessa: aveva promesso di estirpare il veleno dell’antisemitismo dal Partito Laburista, e lo ha fatto».

Il legame personale di Starmer con la comunità ebraica, del resto, si è sempre evidenziato anche attraverso sua moglie, Victoria, il cui padre Bernard proviene da una famiglia ebrea polacca. La coppia ha cresciuto i propri figli con un forte senso di appartenenza alla tradizione ebraica, partecipando occasionalmente alle cene del venerdì sera di Shabbat e frequentando una sinagoga liberale nella zona nord-ovest di Londra.

Leggi anche: Radici ebraiche, memoria e polemiche: il viaggio degli Starmer in Polonia divide l’opinione pubblica 

Parallelamente alle dimissioni, si apre ora una fase di forte incertezza politica all’interno del Labour. Tra i nomi che circolano come possibili successori figura quello di Andy Burnham, indicato da diversi osservatori come il candidato più accreditato a raccogliere l’eredità di Starmer. Le dinamiche interne al partito potrebbero però aprire a una competizione più ampia per la leadership, con conseguenze dirette anche sull’equilibrio del governo.

Starmer, nel suo discorso, ha anche ripercorso il proprio percorso politico, sottolineando come il Labour ereditato nel 2020 fosse, a suo dire, profondamente indebolito: «Sei anni fa, ho ereditato un Partito Laburista che era politicamente, finanziariamente e completamente in bancarotta». Ha poi rivendicato il lavoro svolto per ricostruire l’immagine del partito, dal rilancio dell’affidabilità economica fino al rafforzamento del profilo in materia di difesa e sicurezza nazionale.

Le reazioni del mondo ebraico britannico, almeno nelle prime ore successive all’annuncio, appaiono ancora frammentarie. L’area più vicina alle posizioni filo-israeliane riconosce a Starmer il merito di aver ricostruito il dialogo con le comunità e di aver affrontato con decisione la crisi dell’antisemitismo ereditata dalla leadership di Jeremy Corbyn, accusato di aver tollerato una diffusa ostilità interna al partito.

Al tempo stesso, non mancano critiche su alcune scelte più recenti della linea politica estera di Starmer, giudicate da alcuni osservatori meno coerenti con le aspettative di quella stessa area.

Al momento, tuttavia, non si registra una posizione unitaria né da parte delle principali organizzazioni ebraiche né dalla stampa israeliana in lingua ebraica, che appare più concentrata sull’analisi delle possibili conseguenze del cambio di leadership a Londra e sugli effetti che questo potrà avere nei rapporti tra Regno Unito e Israele.

Anche la stampa israeliana in lingua inglese, tra cui il Times of Israel, inquadra la vicenda soprattutto nel contesto della crisi di consenso del governo e della rapidità con cui si apre la successione a Westminster.

Nel frattempo, Downing Street si prepara a una transizione che potrebbe ridisegnare gli equilibri politici britannici. Starmer resterà primo ministro ad interim fino alla nomina del successore, in una fase che si preannuncia cruciale non solo per il Partito Laburista, ma per l’intero assetto politico del Regno Unito.