di Davide Cucciati
L’incontro, intitolato “The Ancient History of Israel and Judah”, avrebbe dovuto essere tenuto da Paul Collins, responsabile del Department of the Middle East del museo. L’istituzione ha spiegato che la decisione è stata presa per ragioni di sicurezza, ma che la conferenza verrà riprogrammata “all’inizio del prossimo mese”. Il museo ha inoltre annunciato che, vista la forte richiesta prevista, l’evento sarà trasmesso anche in livestream per renderlo accessibile a un pubblico più ampio.
Il British Museum ha rinviato una conferenza dedicata all’antico Israele e al Regno di Giuda, prevista nell’ambito del Jewish Culture Month britannico, dopo aver appreso che una parte significativa degli iscritti avrebbe pianificato di interrompere deliberatamente l’evento.
Il Jerusalem Post del 28 maggio 2026 riporta che l’incontro, intitolato “The Ancient History of Israel and Judah”, avrebbe dovuto essere tenuto da Paul Collins, responsabile del Department of the Middle East del museo. L’istituzione ha spiegato che la decisione è stata presa per ragioni di sicurezza, dopo informazioni secondo cui diversi partecipanti registrati avrebbero voluto impedire il normale svolgimento della conferenza.
In una dichiarazione ufficiale, il British Museum ha affermato di riconoscere pienamente il valore della protesta e della libertà di espressione, aggiungendo però di avere anche la responsabilità di garantire che gli eventi possano svolgersi senza intimidazioni nei confronti di relatori, personale e visitatori. Il museo ha inoltre sottolineato che la scelta di rinviare l’iniziativa è stata presa per “proteggere l’evento”, non per ridimensionarlo, confermando il proprio sostegno al Jewish Culture Month.
La vicenda ha suscitato forti reazioni nel mondo ebraico britannico: il Board of Deputies of British Jews ha definito “profondamente deplorevole” il tentativo di sabotare un appuntamento dedicato al patrimonio culturale ebraico, annunciando che collaborerà con il British Museum per riprogrammare l’incontro il prima possibile. Critiche sono arrivate anche dal mondo politico e culturale: l’ex ministra britannica Priti Patel ha parlato di un segnale preoccupante dell’odio che oggi colpisce le comunità ebraiche nel Regno Unito. Lo storico Simon Sebag Montefiore ha scritto che sono “tempi bui” se una conferenza sull’antico Israele e Giuda viene cancellata per motivi di sicurezza, mentre Simon Schama ha definito la decisione una forma di “patetica codardia”.
Secondo una dichiarazione pubblicata dal British Museum il 28 maggio 2026, la conferenza verrà riprogrammata “all’inizio del prossimo mese”. Il museo ha inoltre annunciato che, vista la forte richiesta prevista, l’evento sarà trasmesso anche in livestream per renderlo accessibile a un pubblico più ampio. Nel comunicato, il British Museum ha ribadito che la creazione di un ambiente “rispettoso e sicuro” per visitatori, relatori e personale resta la priorità principale dell’istituzione, aggiungendo che sono in corso preparativi organizzativi e di sicurezza rafforzati per consentire il regolare svolgimento dell’iniziativa. La nota si conclude con una riaffermazione della missione culturale del museo: “Esplorare e comprendere la storia è al cuore della missione del British Museum”. L’istituzione ha inoltre sottolineato di collaborare regolarmente con organizzazioni religiose, comunitarie e nazionali “su un’ampia gamma di temi e prospettive” e che anche questo evento rientra pienamente in tale approccio.
L’aspetto più significativo della vicenda riguarda la natura stessa dell’incontro: si trattava di un evento di storia antica e archeologia dedicato ai regni di Israele e Giuda. Proprio questo elemento ha reso il caso particolarmente discusso nel dibattito britannico: il fatto che una conferenza accademica sulla storia ebraica debba essere rinviata per timore di contestazioni organizzate rappresenta un ulteriore segnale del clima sempre più teso che circonda le istituzioni ebraiche e gli eventi culturali legati all’ebraismo nello spazio pubblico europeo.



