di Nina Deutsch
Ron Dekel, presidente dell’Unione degli studenti ebrei in Germania, racconta giorni segnati da insulti, minacce e paura: da un’aggressione verbale nel centro di Berlino a un confronto davanti a una sinagoga. Un episodio diventato virale che racconta l’aumento degli atti antisemiti e il senso di insicurezza degli ebrei tedeschi.
Ron Dekel (nella foto) presidente dell’Unione degli studenti ebrei in Germania, racconta giorni segnati da insulti, minacce e paura. Tutto inizia giovedì, nel cuore di Berlino, a pochi passi dal Bundestag.
«Ero lì per un incontro sull’antisemitismo», spiega. «Mentre tornavamo, un’auto con musica ad alto volume ci ha affiancati e seguiti lentamente. A bordo c’erano due giovani donne. L’autista ha urlato “Palestina libera” e “Fanculo Israele”, mostrandoci il dito medio».
L’episodio è stato denunciato. Il video, pubblicato sui social, ha rapidamente raggiunto centinaia di migliaia di visualizzazioni, ma ha anche scatenato una valanga di reazioni ostili. «Ho ricevuto insulti e minacce. Alcuni mi hanno intimato di cancellarlo». Poco dopo, il contenuto è stato rimosso dalla piattaforma, probabilmente a causa delle numerose segnalazioni.
Secondo quanto riferito dal quotidiano, il video dell’incidente è stato verificato e diversi testimoni hanno confermato gli episodi di giovedì e sabato. La polizia di Berlino ha aperto un’indagine e sta esaminando il caso, che coinvolgerebbe un sospettato diciottenne per insulti a sfondo politico.
Ma non è finita lì.
Due giorni dopo, sabato, Dekel partecipa a un evento in un centro della comunità ebraica. All’uscita dalla sinagoga, viene avvicinato da una donna. «Mi ha urlato di cancellare il video. Solo dopo ho capito che era la stessa persona dell’auto». Il riconoscimento è arrivato rivedendo le immagini.
La donna non era sola. «C’erano altri giovani nei dintorni, vicino a un’auto. Sembrava che aspettassero insieme». Dopo l’episodio, Dekel decide di non rientrare nella sinagoga. Alcuni amici, invece, tornano più tardi e notano la donna seduta in un bar di fronte all’ingresso, da cui si vede chiaramente l’edificio. «A un certo punto ha provato anche a entrare, ma il rabbino ha chiesto che venisse allontanata».
Resta un interrogativo inquietante: come faceva quella donna a sapere dove trovarlo? «Non lo so. È questo che mi spaventa di più». L’ufficio dell’associazione si trova nella zona e Dekel ci passa spesso, indossando felpa e kippah. «Forse qualcuno mi aveva già visto. Ma sono solo ipotesi». Anche questo episodio è stato denunciato. «Ora mi guardo continuamente intorno. Non mi sento più al sicuro».
Da quando ha deciso di indossare apertamente la kippah, all’inizio dell’anno, le aggressioni verbali sono diventate frequenti. «Succede continuamente. La maggior parte delle volte sono urla al volo, impossibili da documentare». Il video diventato virale, sottolinea, è solo un raro caso visibile di una realtà quotidiana. «Ho iniziato a filmare anche per proteggermi. È come vivere in uno stato di allerta costante».
Nonostante tutto, Dekel non intende rinunciare. «La kippah ha per me un significato religioso. Ma c’è anche una questione di principio: mi fa male pensare che nel 2026 agli ebrei in Germania venga consigliato di non mostrarsi. Non voglio nascondermi».
Una scelta condivisa da molti giovani. «Sempre più ebrei decidono di esporsi, di indossare simboli religiosi senza paura».
Secondo quanto riferito dal quotidiano, il video dell’incidente è stato verificato e diversi testimoni hanno confermato gli episodi di giovedì e sabato. La polizia di Berlino ha aperto un’indagine e sta esaminando il caso, che coinvolgerebbe un sospettato diciottenne per insulti a sfondo politico.
Un «veleno» che sta corrodendo la società
Di recente, come riportato dal Bayerischer Rundfunk, il ministro degli Interni bavarese Joachim Herrmann (CSU) ha parlato di un «veleno» che sta corrodendo la società: l’antisemitismo si manifesta «in tutte le forme di estremismo» in modi molto diversi, ha spiegato Herrmann durante la presentazione a Monaco del rapporto 2025 dell’Ufficio bavarese per la tutela della Costituzione. Lo spettro spazia dai pregiudizi e dalle teorie del complotto all’odio aperto e alla violenza.
Che si tratti di narrazioni antisemite nell’estremismo di destra, di negazione del diritto di Israele all’esistenza nell’estremismo di sinistra e in quello di matrice straniera, o della lotta contro gli ebrei nell’islamismo: tutte queste varianti hanno un solo obiettivo, sottolinea il ministro: «l’esclusione e la denigrazione indiscriminata dei concittadini ebrei». Si sta cercando di rendere impossibile la vita ebraica in Baviera, in Germania e nel mondo.
Germania, una nuova e preoccupante ondata di antisemitismo
Dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, la Germania sta affrontando una nuova ondata di antisemitismo. I dati raccolti da RIAS – Recherche- und Informationsstelle Antisemitismus, ossia «Centro di ricerca e informazione sull’antisemitismo» – indicano un’escalation senza precedenti: migliaia di episodi registrati in un solo anno, tra aggressioni, minacce e atti vandalici.
Non si tratta solo di numeri. Sempre più cittadini ebrei dichiarano di sentirsi insicuri e, in molti casi, scelgono di non rendere visibile la propria identità per paura di ritorsioni. L’antisemitismo, oggi, non è confinato a un singolo ambito: emerge nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nello spazio pubblico, assumendo forme diverse e spesso più sottili.
Le ricerche mostrano un dato particolarmente allarmante: una quota significativa della popolazione, soprattutto tra i giovani, esprime atteggiamenti ostili verso gli ebrei. Le radici di questo fenomeno sono complesse e trasversali, coinvolgendo ambienti dell’estrema destra, della sinistra radicale e alcune frange di matrice religiosa.
Un elemento chiave della fase attuale è il cosiddetto antisemitismo “legato a Israele”: critiche politiche che, in alcuni casi, si trasformano in generalizzazioni e ostilità verso gli ebrei nel loro insieme. La definizione adottata dall’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) aiuta a distinguere tra legittima critica e odio discriminatorio, ma il confine resta spesso oggetto di dibattito.
Per il governo tedesco, la situazione rappresenta una minaccia concreta alla convivenza civile. L’antisemitismo, da fenomeno episodico, rischia di diventare una presenza strutturale nella società: una “normalità inquietante” che richiede risposte politiche, educative e culturali più incisive.
Leggi anche: L’antisemitismo è “ovunque” nelle università tedesche, afferma il presidente del sindacato studentesco al Post – intervista https://www.jpost.com/diaspora/antisemitism/article-894751



