La porta di Brandeburgo a Berlino

A Berlino aumentano del 13% gli atti antisemiti nonostante il lockdown

Mondo

di Ilaria Ester Ramazzotti
Il numero di atti antisemiti nella città di Berlino nel 2020 è aumentato del 13% rispetto al 2019, nonostante i molteplici blocchi e le restrizioni dovute al Covid abbiano tenuto le persone in casa per parecchio tempo. Lo certifica uno studio dell’istituto RIAS, Centro di ricerca e informazione sull’antisemitismo, con sede nella capitale tedesca. La notizia è riportata dalla Jewish Telegraphic Agency.

L’istituto ha registrato a Berlino, nel corso del 2020, 1.004 eventi classificati come antisemiti, 118 in più rispetto all’anno precedente. La motivazione alla base del singolo evento è stata accertata nel 49% dei casi: in questa percentuale, a sua volta, il 27% era imputabile all’estrema destra, quasi il 9% era connesso a una teoria del complotto, oltre il 7% era legato all’antisemitismo islamista connesso a Israele hanno rappresentato oltre il 7% dei casi, mentre un altro 3% è stato definito ‘politico’.

Le teorie del complotto, in particolare, vedono gli ebrei come parte delle cause della pandemia da Covid-19 e sono circolate tra gruppi antisemiti marginali e altri gruppi anti-lockdown in Germania e altrove.

Le aggressioni fisiche sono state 17, rispetto alle 33 registrate nel 2019. Ma il numero di casi di vandalismo antisemita è aumentato dai 28 del 2019 ai 43 del 2020. Sempre nello scorso anno, il RIAS ha registrato 51 minacce pubbliche, rispetto alle 59 del 2019, e 770 casi di insulti verbali rispetto ai 648 casi del 2019. Anche le e-mail antisemite sono aumentate dalle 103 del 2019 alle 123 del 2020.

(Foto di Pierre Selim Huard, fonte Wikimedia Commons)

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