Settant’anni fa usciva “I dieci comandamenti”, capolavoro di cinema ed emozionante racconto dell’uscita dall’Egitto

Spettacolo

di Roberto Zadik

Il  primo articolo di una nuova rubrica sui  “migliori film ebraici di tutti i tempi” è, in occasione di Pesach, dedicato al kolossal “I dieci comandamenti” di Cecil B. DeMille  uscito il 5 ottobre 1956; quest’anno compie settant’anni.

 

Intenso ed  estremamente coinvolgente nella narrazione del Libro dell’Esodo, si tratta di un film profondamente ebraico non solo per l’argomento trattato ma anche perché vari sono i componenti di religione ebraica o con un lato ebraico presenti nel cast. Primo fra tutti, il regista Cecil Blount DeMille, figlio di madre ebrea inglese che però venne battezzato seguendo la religione del padre, un pastore della Chiesa Episcopale; anche uno dei  protagonisti del film, l’attore Edward G. Robinson, era un ebreo rumeno il cui vero cognome era Goldenberg, e suo correligionario era anche l’autore della roboante colonna sonora Elmer Bernstein che, da allora fino alla scomparsa nel 2004, è stato uno dei più acclamati compositori di colonne sonore.

Uscito a dieci anni dalla fine degli orrori del nazismo, come ricorda il sito Forward in un articolo ad esso dedicato, se ne era prodotta una prima versione, realizzata sempre da DeMille, nel 1923, che era in bianco e nero e seguiva gli standard del cinema muto. Il progetto venne ripreso in mano dal regista, nel 1955, perché la casa di Produzione Paramont Pictures e il suo presidente Barney Balaban volevano qualcosa di totalmente ebraico, visto che era passato appena un decennio dalla Shoah.

Come disse il produttore del film Adolph Zukor “dopo tutta questa orribile guerra, in cui gente veniva quotidianamente massacrata, abbiamo bisogno di un film che dia un’immagine positiva del popolo ebraico”.

Ma che cosa ha reso questo film così unico nel suo genere e quali sono le sue peculiarità? Realizzato con un budget enorme di tredici milioni di dollari, promosso con toni pomposi come “Il più grande evento nella storia della cinematografia”, questo kolossal, oltre che diretto da un  regista esperto come DeMille, venne interpretato da un cast di prima qualità.

Il personaggio principale, nella parte di Mosè, scelto tra le star internazionali, fu un bravissimo Charlton Heston , il cui figlio Fraser lo impersonò da neonato salvato dalle acque. Inizialmente, pare che Heston non convincesse affatto  DeMille che gli preferiva un certo William Boyd ma poi dovette ricredersi; un glaciale Yul Brynner,  che affermò di aver amato molto quell’interpretazione, fu scelto per impersonare il Faraone Ramses II, oltre a Yvonne De Carlo,  nella parte della sorella di Mosè e Ann Baxter la principessa Nefertari, innamorata di Mosè  e moglie del faraone, oltre al già citato e bravissimo Edward Robinson nella parte del perfido Dathan che voleva minare l’ autorità di Mosè e portare il popolo alla rivolta.

Il film I dieci comandamenti fu l’ultima produzione del regista Cecil DeMille, prima della sua morte a settantotto anni, il 21 gennaio 1959, coronamento di una lunga e luminosa carriera cinematografica iniziata nel 1914, in cui venne insignito di vari premi e riconoscimenti importanti.  Una produzione imponente, girata interamente in Egitto, che vantava ventimila comparse e quindicimila animali; un lavoro massacrante per un film di quattro ore, tanto che il settantacinquenne De Mille venne colto da infarto sul set.

A completare la grandiosità dell’opera, una serie di effetti speciali considerati talmente moderni per l’epoca da fargli vincere un premio Oscar in questa categoria, grazie a scene epocali girate con grande maestria, come l’apertura del Mar Rosso, che portarono a un successo di pubblico senza precedenti. Nonostante la lunghezza del film, alcune ridondanze e una trama ben ricostruita ma in vari punti liberamente interpretata rispetto “all’originale”, si tratta di un lavoro di fondamentale importanza che oltrepassa il genere del kolossal biblico restituendo l’Uscita dall’Egitto e l’Esodo del popolo ebraico con una forza dirompente ancora oggi, settant’anni dopo la sua uscita.