Nella foto: a sinistra Danit Shahar, (immagine con pietanze vegetali tratta da Wikimedia Commons)
di Michael Soncin
Da una ricerca condotta dalla BGU, che ha preso in esame 1,2 milioni di neonati, è emerso che i bambini nei primi due anni di vita che seguono un’alimentazione vegana o vegetariana hanno uno sviluppo molto simile a quello dei coetanei onnivori: gli esperti sottolineano però l’importanza di una pianificazione attenta e di un adeguato supporto medico.
Una dieta basata solo su cereali, verdura e frutta può ostacolare la crescita dei neonati? Il tema sulla sicurezza di un regime alimentare a base vegetale è spesso oggetto di forti e accesi dibatti. Tuttavia, i dati disponibili su larga scala inerenti la crescita infantile sono scarsi.
A colmare la lacuna ci ha pensato uno studio condotto dai ricercatori dell’Università Ben-Gurion (BGU) del Negev a Beersheba. «Abbiamo scoperto che i bambini provenienti da famiglie vegane e vegetariane seguono traiettorie di crescita quasi identiche a quelle dei loro coetanei onnivori all’età di due anni». Lo ha dichiarato al Jerusalem Post Kerem Sara Avital, tra le principali responsabili della ricerca.
«Abbiamo scoperto che i neonati provenienti da famiglie vegane presentavano caratteristiche molto simili a quelle dei loro coetanei onnivori in tutte le misurazioni: peso, lunghezza e circonferenza cranica, con differenze medie clinicamente minime che si riducevano ulteriormente se si teneva conto del peso alla nascita. Sebbene i neonati cresciuti in famiglie vegane avessero maggiori probabilità di essere sottopeso nei primi 60 giorni di vita, questa disparità si riduceva e non era più statisticamente significativa al compimento del secondo anno di età. A 24 mesi, i tassi di ritardo della crescita rimanevano bassi in tutti i modelli alimentari, senza differenze statisticamente significative tra i gruppi», ha aggiunto Avital, che ha conseguito un master in sanità pubblica e sta completando il dottorato nello stesso campo.
Lo studio, condotto in collaborazione con la divisione nutrizione del Ministero della Salute israeliano, è stato pubblicato sulla rivista JAMA Network Open.
L’importanza di una corretta pianificazione
Lo studio, guidato dalla professoressa Danit Shahar, ha fornito dati ampi a livello di popolazione, superando i limiti dei dibattiti basati su piccola scala. I risultati suggeriscono che non emergono criticità quando i neonati non consumano carne, pollo, pesce e persino latticini.
C’è però un aspetto fondamentale da considerare, che ha un peso importantissimo, sottolineato dai ricercatori: un’alimentazione a base vegetale deve essere ben pianificata e avvalersi di una consulenza nutrizionale durante la gravidanza e la prima infanzia. Questo è indispensabile per favorire uno sviluppo ottimale del bambino.
I dubbi sull’adeguatezza nutrizionale durante la gravidanza e nella prima infanzia riguardano l’assunzione di alcuni nutrienti in particolare: la vitamina B12, il ferro, lo iodio, la vitamina D, il calcio e gli acidi grassi omega-3 a catena lunga.
«Tuttavia, poiché l’adeguatezza nutrizionale varia notevolmente tra le famiglie, le ricerche future dovrebbero valutare l’assunzione effettiva, l’integrazione e i biomarcatori per caratterizzare meglio la qualità della dieta nei bambini provenienti da famiglie vegane. È necessario approfondire come la qualità della loro dieta vegana influisca sullo sviluppo del bambino e come la consulenza nutrizionale durante la gravidanza e la prima infanzia supporti uno sviluppo ottimale del neonato», ha sottolineato.
I benefici di una dieta a base vegetale
Ci sono evidenze che suggeriscono che un’alimentazione vegana possa ridurre l’insorgenza di malattia croniche e migliorare i disturbi cardiometabolici. Infatti, i bambini che seguono una dieta vegano hanno livelli di colesterolo più bassi e una minore incidenza di essere in sovrappeso o obesi rispetto ai bambini che seguono una dieta onnivora. Com’è già stato ribadito, le diete vegane mal pianificate possono causare carenze nutrizionali.
«Le diete vegane sono generalmente più ricche di fibre, più povere di grassi saturi e presentano profili nutrizionali favorevoli, il che potrebbe spiegare la loro associazione con una minore probabilità di obesità. Le prove su come i modelli alimentari vegani o vegetariani delle famiglie influenzino la crescita nei primi anni di vita erano limitate. Fino a questa nuova ricerca, non esisteva alcuno studio a livello nazionale che confrontasse le traiettorie di crescita e gli indicatori dello stato di crescita tra i neonati provenienti da famiglie vegane, vegetariane e onnivore».
La ricerca ha interessando 1,2 milioni di neonati esaminati nelle cliniche pediatriche: un decennio di dati raccolti – dal 2014 al 2023 – forniti dal ministero di Gerusalemme, che monitora lo sviluppo di circa il 70% di tutti i bambini in Israele.
«I primi 1.000 giorni di vita, compresi il periodo intrauterino e i primi due anni dopo la nascita, costituiscono una fase cruciale per lo sviluppo umano. Lo stato nutrizionale della madre e del bambino durante questo periodo ha notevoli implicazioni a breve termine per la salute, che vanno dal ritardo della crescita e dal sottopeso all’obesità», ha specificato Avital.
Un israeliano su otto non mangia carne
Le stime ci dicono che tra il 5% e l’8% degli israeliani è vegano (dieta che non include prodotti di origine animale), mentre tra il 10% e il 13% è vegetariano (dieta che include uova e latticini): quindi circa un israeliano su otto non mangia carne o pesce. È un fenomeno in Israele in costante crescita; del resto, è ormai risaputo che Tel Aviv è considerata la capitale vegana del mondo e Israele, di fatto, uno dei paesi più vegan-friendly. Basta andarci per vedere con i propri occhi le centinaia di ristoranti e opzioni vegane.
Da un punto di vista generale, nei paesi occidentali le dieta a base vegetale sono sempre più diffuse.
«Ora che il veganismo si sta trasformando da stile di vita di nicchia a tendenza sanitaria globale, la nostra ricerca fornisce il ponte scientifico necessario per orientare le politiche sanitarie pubbliche internazionali e la consulenza nutrizionale per la prossima generazione».



