di Malka Letwin
Il disegno di legge prevede un’eccezione per le organizzazioni e i beneficiari che ricevono gli aiuti umanitari dell’UNRWA tramite altre agenzie.
Attualità e news
New York, bufera su Mamdani: migliaia di firme per escluderlo dalla commemorazione dell’11 settembre
di Nina Deutsch
A poco più di un mese dal 25° anniversario degli attentati, i familiari di centinaia di vittime contestano la presenza del sindaco alla cerimonia di Ground Zero. Al centro della protesta le sue dichiarazioni, alcune frequentazioni politiche e le recenti polemiche sulle posizioni nei confronti di Israele. A sostenere la petizione è intervenuta anche l’organizzazione End Jew Hatred. Lui però conferma: «Sarò presente».
L’iniziativa, pubblicata su Change.org da Giovanni Galante, che perse la moglie Grace negli attacchi del 2001, ha già raccolto oltre 16.000 firme, tra cui quelle di centinaia di parenti diretti delle vittime. Per i promotori, la commemorazione rappresenta un momento di raccoglimento che dovrebbe restare al riparo da qualsiasi elemento ritenuto divisivo.
Nel testo della petizione vengono contestate alcune prese di posizione pubbliche del sindaco e le sue frequentazioni politiche. Tra i punti sollevati figurano il rifiuto di condannare con chiarezza lo slogan «Globalize the Intifada», il sostegno in passato a un candidato che aveva ridimensionato il significato degli attentati dell’11 settembre e i rapporti con figure considerate vicine a posizioni estremiste. I firmatari citano inoltre alcune dichiarazioni del padre di Mamdani, ritenute problematiche in relazione alla lettura del terrorismo jihadista. Secondo i promotori, la presenza del sindaco rischierebbe di ferire ulteriormente le famiglie in una giornata che, prima di tutto, resta un momento di lutto privato e di memoria collettiva.
Nonostante la richiesta, l’amministrazione cittadina non ha modificato i propri programmi. Attraverso il suo portavoce, il sindaco ha confermato che sarà presente alla commemorazione. Durante una conferenza stampa, Mamdani ha dichiarato: «Renderò omaggio con orgoglio alle famiglie, ai sopravvissuti e ai soccorritori che sono stati per sempre colpiti da quel terribile attacco terroristico», aggiungendo che la sua presenza vuole ribadire l’impegno della città a non dimenticare quanto accaduto l’11 settembre 2001.
A sostenere la petizione è intervenuta anche l’organizzazione End Jew Hatred – impegnata a eliminare l’odio antiebraico dalla cultura occidentale attraverso azioni dirette pacifiche e l’educazione – che nelle scorse settimane aveva già promosso manifestazioni critiche nei confronti del sindaco. La direttrice della comunicazione Jayne Zirkle ha affermato che le richieste delle famiglie meritano di essere ascoltate e rispettate.
La vicenda si inserisce in un clima politico già fortemente polarizzato attorno alla figura di Mamdani. Negli ultimi mesi il primo cittadino di New York è stato al centro di numerose polemiche per le sue posizioni nei confronti di Israele. Le critiche si sono intensificate soprattutto dopo il suo rifiuto di prendere nettamente le distanze dallo slogan «Globalize the Intifada», interpretato da una parte consistente della comunità ebraica e da numerosi osservatori come un’espressione che può essere percepita come un’incitazione alla violenza contro Israele e gli ebrei. Mamdani ha invece sostenuto che lo slogan rappresenterebbe un richiamo alla solidarietà con la causa palestinese, una spiegazione che non ha placato le contestazioni e ha contribuito ad alimentare il dibattito sulla sua leadership in una città che ospita una delle più grandi comunità ebraiche del mondo.
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“We Will Dance Again”, il nuovo singolo a favore d’Israele di Boy George
di Nathan Greppi
La canzone reggae creata con l’aiuto dell’IA per denunciare quei colleghi musicisti che secondo lui si comportano come “pecore”, condanna l’etichettatura della guerra di Gaza come un “genocidio” e dichiara che “balleremo di nuovo”, in riferimento allo slogan “We Will Dance Again” che dopo il massacro al Nova Music Festival invita alla resilienza.
Ex generali delle Forze di Difesa Israeliane si appellano a Trump per fermare la violenza dei coloni
di Maia Principe
In una lettera pubblicata lunedì, centinaia di generali e colonnelli in pensione delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno esortato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a fare pressione su Israele affinché reprima le violenze perpetrate dai coloni palestinesi in Cisgiordania.
Critiche alla Rai per il servizio di Giovanbattista Brunori. Meghnagi (CEM): “Il Cda Rai si occupi di chi nega o giustifica il 7 ottobre. Solidarietà al giornalista”
di Redazione
Il cda ha criticato il giornalista per avere usato la parola “escursionisti” per gli israeliani recatisi a Tell. Molte anche le critiche e le polemiche sui social. “Descrivere delle vittime per quello che stavano facendo è cronaca, non propaganda”, dichiara il presidente della Comunità ebraica di Milano.
Attivista della Flotilla giustifica l’attentatore di Berlino
di Nathan Greppi
Vincenzo Fullone ha assolto sui social Abdul Ballout sospettato dell’attentato del 25 luglio al Pride di Berlino, un sostenitore dell’ISIS al quale l’anno scorso avrebbe cercato di unirsi in Siria, ma prima di riuscirci era stato arrestato in Libano e rimpatriato in Germania in quanto cittadino tedesco. Mentre Bonelli (Verdi) va dal brasiliano Thiago Avila in Brasile…
Cisgiordania, notte di violenze: incendiate due moschee in attacchi di coloni
di Anna Balestrieri
Nella notte tra sabato e domenica gruppi di coloni israeliani hanno attaccato diversi centri abitati palestinesi, incendiando due moschee, un’abitazione e numerosi veicoli, mentre l’esercito israeliano ha annunciato l’avvio delle procedure per demolire le case di due palestinesi coinvolti nella sparatoria costata la vita a due israeliani.
“Lunga vita e prosperità”: il riconoscimento dedicato a Leonard Nimoy premia la lotta all’odio antisemita
di Pietro Baragiola
Quest’anno il premio alle personalità impegnate nella difesa dei diritti umani, nel dialogo tra le comunità e nel contrasto all’odio sarà assegnato a tre esponenti della Vanderbilt University di Nashville: il rabbino Shlomo Rothstein, direttore della Rohr Chabad House e del Lubeck Center for Jewish Life, il cancelliere Daniel Diermeier e il vicepresidente per le Operazioni e il Campus Network Darren Reisberg.
“Freedom through Faith”: la prima sinagoga costruita in un carcere americano rivive nella nuova mostra di Philadelphia
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Frutto di decenni di ricerche accurate, la nuova mostra ripercorre la storia della Alfred W. Fleischer Memorial Synagogue, edificata nel 1929 grazie al contributo della comunità ebraica locale e degli stessi detenuti, e approfondisce il tema della libertà religiosa nelle carceri degli Stati Uniti.
Maputo, il secolo discreto di una sinagoga africana
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Un secolo dopo l’inaugurazione, la sinagoga di Maputo non è soltanto una reliquia del passato coloniale. È un laboratorio di continuità, nel quale la tradizione viene affidata di volta in volta a chi è disposto a farsi carico di un servizio, di una lezione, di una festività o della manutenzione di un tetto.
Ospedale Israelitico di Roma, oltre il caso fentanyl: la storia di una struttura al servizio della città
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Nelle ultime settimane il nome dell’Ospedale Israelitico di Roma è comparso sulle cronache nazionali in seguito al furto di 80 fiale di fentanyl della sede dell’Isola Tiberina.
Scontri mortali in Cisgiordania: un israeliano e quattro palestinesi uccisi vicino a Havat Gilad. L’IDF teme nuove violenze
di Anna Balestrieri
La tensione in Cisgiordania ha raggiunto un nuovo livello di allarme dopo un violento scontro avvenuto nei pressi del villaggio palestinese di Tell, vicino all’insediamento israeliano di Havat Gilad. Il bilancio provvisorio è di cinque morti: l’israeliano Benayahu Mellet, 32 anni, e quattro palestinesi, oltre ad almeno otto feriti.














