di Michael Soncin
Lo spazio destinato al bagno rituale ebraico per la purificazione, da poco inaugurato a Göteborg, è stato progettato da una designer freelance, le cui creazioni fatte con il colosso svedese si trovano nelle case di milioni di persone in tutto il mondo. Questo mikvah era un desiderio del sesto Rebbe di Lubavitch dal 1940. (Immagine del mikvah Chabad.org)
«Nel progettare questo mikvah, ho voluto creare un’atmosfera in cui luce, acqua e il calore delle tonalità del bronzo si fondessero in armonia, uno spazio che trasmettesse un senso di atemporalità, pace e profonda vitalità».
Con queste parole la designer, Olga Popyrina, spiega l’idea centrale che l’ha portata a dare forma ad un nuovo mikvah nella città svedese di Göteborg, progetto – come riporta riporta Jewish News Syndicate, a cui hanno collaborato il rabbino Alexander Namdar e la moglie Leah, fondatori all’inizio degli anni ’90 della comunità Chabad-Lubavitch di Svezia.

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Il lavabo utilizzato dal Rebbe di Lubavitch
C’è un pezzo unico che lo contraddistingue: il lavabo che si trova nella hall è stato usato regolarmente dal Rebbe, Menachem Mendel Schneerson zt’l, per più di 40 anni. Prima si trovava all’esterno della stanza del Rebbe, nella sede centrale mondiale dei Chabad, presso il quartiere di Crown Heights a Brooklyn, New York. In seguito, è stato donato al rabbino Namdar (nel momento in cui lui è la sua famiglia contribuirono alla sostituzione di uno nuovo) che l’ha portato con sé a Göterborg nel 1991. Ora per la prima volta verrà utilizzato nel mikvah appena ristrutturato.
Il sogno realizzato di Rabbi Yosef Yitzchak Schneersohn
Quest’opera è un desiderio, compiuto, espresso nel 1940 dal Sesto Rebbe, Rabbi Yosef Yitzchak Schneersohn (1880-1950). In quell’anno era giunto a Göterborg, per imbacarsi su una nave verso gli Stati Uniti, dopo un viaggio che da Varsavia lo aveva portato prima a Berlino, poi a Riga, arrivando poi a Stoccolma. Davanti a lui un trascorso di anni difficili, passati prima a fuggire dal governo sovietico, dove la vita ebraica era sempre più impraticabile, poi dai rastrellamenti antisemiti, in un’Europa occupata dai nazisti. È riuscito a salvarsi per un pelo.
A quell’epoca, in una lettera indirizzata ad un chassid aveva manifestato la profonda volontà di vedere costruito un mikvah a Göteborg. Il mikvah recentemente ristrutturato, era stato inaugurato nel 2011, nel centro Chadad della città.
Come riportato dai Chadad, fa effetto sapere che l’edificio era stato costruito negli anni ’40 da uno che aveva contribuito a fondare l’Unione Antisemita Svedese ed aveva avuto rapporti vicini con Hermann Göring, leader nazista.
«Una volta entrò un anziano signore che chiese chi fosse il proprietario originario dell’edificio. Quando glielo abbiamo detto, era impallidito. Disse di non aver mai osato venire in quella zona della città per paura di questo noto antisemita. Il fatto che un luogo con una storia così oscura si sia trasformato in un baluardo di luce ebraica nella nostra città è davvero fonte di ispirazione», ha detto Leah Namdar
«Mi riempie di gioia vedere la visione di due dei nostri grandi Rebbe realizzarsi in questo modo. Speriamo che ciò contribuisca ad aumentare l’osservanza di questa mitzvah e a portare più vita ebraica nella nostra città», conclude Leah.
La luce portata da Olga Popyrina
Non è la prima esperienza di Olga Popyrina nel mondo ebraico. È arrivata in Svezia all’inizio degli anni Novanta dalla Russia, attratta dalla nazione scandinava, rinomata per il design e l’architettura.
Aveva iscritto suo figlio alla scuola materna nel centro Chabad, appena fondato dai Namdar. A quel tempo, la sua prima creazione per loro: una lampada personalizzata per la comunità ebraica Lubavitch con scritto il versetto E D-o disse: ‘Sia fatta la luce’, e la luce fu fatta. Quella lampada oggi si trova ancora lì.
Quando nel 2025, a quattordici anni dall’apertura del mikvah, i Namdar sentirono che era arrivato il momento di rinnovarne gli spazi, nel valutare chi potesse guidare la riprogettazione, Popyrina apparve subito come la scelta più naturale.
Le sue creazioni fatte per Ikea, dove ha realizzato oggetti in vetro e per l’illuminazione, abitano le case di tutto il pianeta.
La sacralità del Mikvah
«L’acqua simboleggia rinnovamento e purezza, mentre il delicato riflesso della luce sui materiali naturali crea una sensazione di calma e connessione interiore. Questo progetto racchiude storia, fede e rinnovamento, e mi sento privilegiata di poter esprimere queste idee spirituali attraverso il design, racconta la designer.

«Quando si entra nel mikvah si percepisce immediatamente la sacralità. È uno spazio che eleva la dimensione fisica. A Göteborg avevamo un mikvah kosher, ma piccolo, in uno scantinato fatiscente. Ora, finalmente, abbiamo un mikvah degno di una regina. Per me, che lo uso da molti anni, questo mikvah è una vera benedizione», ha aggiunto Sara Lejderman, membro della comunità.
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