Ad Hong Kong il nuovo Mikvah è tutto italiano

Hong Kong è la metropoli che un pò tutti ci immaginiamo, sospesa fra oriente e occidente, con molta America e tracce di Cina qua e là. Pensandoci, a pochi forse verrebbe in mente di poter trovare anche una comunità ebraica, per di più composta da più di 6000 persone.

Non è una comunità antichissima, però ha i suoi buoni centocinquant’anni.

Oggi gli ebrei di Hong Kong sono per la maggior parte americani e israeliani, e si trovano sia Lubavitch che Reform,  ciascuno con i loro centri di ritrovo, le loro sinagoghe, le loro biblioteche.

La sinagoga più antica rimane comunque quella fatta costruire nel 1870 da Jacob Sasson in onore della madre Leah. E proprio il Mikvah della sinagoga Oehl Leah è stato oggetto in questi ultimissimi anni di un importante lavoro di restauro che porta una firma tutta italiana, anzi milanese. L’autore del progetto di restauro infatti è un giovanissimo architetto, Jonathan Paul Fargion, che oggi dopo il tirocinio nello studio di Massimiliano Fuksas, dopo l’importante incarico ad Hong Kong, si appresta ad una nuova esperienza formativa e di lavoro nello studio newyorkese di Daniel Libeskind.

Visto che da oggi e per tre giorni avrà luogo l’inaugurazione del nuovo Mikvah abbiamo chiesto a Jonathan di raccontarci come è arrivato a questo incarico e a quali elementi si è ispirato per il suo progetto.

“Subito dopo la laurea, nel 2009, sono partito per  un master all’Università di Hong Kong, una delle migliori università al mondo; ero entusiasta di questa opportunità di studio. Una volta arrivato però mi sono reso conto abbastanza presto che la qualità dei corsi era nettamente inferiore a quello che mi aspettavo; ero deluso oltre che frastornato dal cambiamento” racconta Jonathan. Frequentando il Jewish Community Center però una sera, durante una cena di Shabbat, parlando con Judith Diestel, improvvisamente, la delusione si trasforma in una eccezionale opportunità di lavoro.

“Judith mi ha chiesto cosa facevo ad Hong Kong, come andavano i miei studi, e ad un certo punto mi ha proposto di presentare un progetto per il restauro della Mikvah. Inutile dire la gioia, ma anche lo stordimento di fronte ad una proposta del genere! Mi sono messo subito al lavoro, racconta ancora Jonathan, e alla fine il progetto è stato accolto.

“La Mikvah era in pessime condizioni e ciò che mi proponevo era di rinnovarla creando un ambiente nuovo che fosse elegante, e soprattutto luminoso, che esprimesse purezza e chiarezza. Sono partito da queste idee base per elaborare il progetto che alla fine poi è stato accolto. “L’ambiente – spiega Jonathan- doveva riflettere la sua funzione, perciò dovevo creare un luogo cristallino e puro come le acque nelle quali ci si immerge per purificare corpo e spirito. Per questo ho usato molto bianco – mentre ho evitato il più possibile i blu e gli  azzurri, che sono colori piuttosto scontati per un ambiente di questo genere.

“La cosa che secondo me rende unico questo progetto è la presenza, ai lati della vasca delle donne, di due particolari e uniche tende. Queste con la luce del giorno appaiono come due normali tende bianche che nascondono gli scaffali che vi stanno dietro. Quando però la luce perde via via di intensità, dal tessuto cominciano lentamente a trasparire, come per incanto, una decorazione floreale e delle parole in ebraico che insieme formano una poesia dedicata all’ acqua. La luce che traspare da queste lettere, è una luce opalescente e fredda, quasi come un riflesso di luce lunare. Questo perchè la donna che si immerge nelle acque del Mikvah ha il precetto di mantenere il segreto di questa azione e ci si immerge solo al calare della notte (e quindi in presenza di luce lunare) quando le è più facile mantenere il segreto e essere discrete”.

Sopra la vasca delle donne è stato montato un lampadario di cristallo che ricorda delle bolle d’acqua. Per la vasca degli uomini Fargion ha scelto invece le tonalità del grigio, come a creare dei riflessi opalescenti multicolore che in base all’incidenza della luce riflette una gamma di colori differenti.

Il Mikvah, rinnovato con eleganza e semplicità, deve essere il luogo in cui le nostre vite si preservano ma anche luogo di speranza, come scrive il rabbino Asher Oser nell’invito all’inaugurazione.
Per Jonathan l’aver cominciato la sua carriera da un luogo così ricco di significato, specie per un giovane, deve essere stato certamente un segno di buon auspicio per il suo futuro.