Devar Torà / Yithrò

Yitrò

7 febbraio 2015 – 17 shevàt 5775

 

Devar Torà
“Così dirai alla Casa di Ya’akòv e parlerai ai Figli di Israèl”. Con l’espressione “Casa di Ya’akòv” secondo i Chakhamìm si indicano le donne e i “Figli d’Israel” gli uomini. Moshè viene incaricato di parlare a uomini e donne usando però due verbi diversi. Perché? Secondo l’interpretazione di Rashì bisogna usare un linguaggio diversificato per uomini e donne. Un concetto simile lo troviamo in un midràsh che interpreta il verso “Moshè parlava e Dio rispondeva con la voce”. Secondo i Chakhamim Dio rispondeva con una voce che ciascuno era in grado di ascoltare. La Torà qui esprime un principio educativo fondamentale. Non si può parlare a tutti allo stesso modo. Le persone sono diverse e vanno educate secondo la loro “strada”. Nel mondo occidentale si è sottolineato per molto tempo il concetto di uguaglianza. È un’idea importante ma può essere pericolosa e portata alle estreme conseguenze può trasformarsi in un disastro educativo. S. R. Hirsch, a proposito di Ya’akòv ed Esàv che, pur essendo stati educati allo stesso modo nella famiglia di Yitzchàk e Rivkà seguono strade contrapposte, sostiene che l’errore è stato quello di dare la stessa educazione a persone profondamente diverse. (Rav A. Arbib)
Halakhà
Come la Tefillà è al posto dei sacrifici, così la bocca dell’uomo è al posto dell’Altare. Come per la costruzione dell’Altare alla fine della parashà di questa settimana si proibisce di usare pietre tagliate, così dobbiamo stare attenti a scandire correttamente e compiutamente tutte le parole della Tefillà senza “tagliarle” e senza “mangiarle”. Altrimenti “la tua spada (cui è paragonata la lingua come nel Salmo 149: “le lodi di D. sono nelle loro gole, spade a doppio taglio nella loro mano”) brandiresti su di essa (la Tefillà) e la profaneresti” (Ben Ish Chay, anno 1°). (Rav A. Somekh)
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