Devar Torà / L’enigma dei tefillin

di Ufficio Rabbinico di Milano

17 Marzo 2012 – 23 Adàr 5772


Devar Torà
Ci soffermiamo oggi sul precetto dei tefillìn che sono in realtà una sorta di enigma: sono di fatto scatole di pelle nera, accompagnati da legacci di cuoio nero,  che contengono rotoli di pergamena scritti con meticolosità e criteri molto particolari da scriba professionisti e timorosi di D-o. Ma non vanno letti, vanno indossati. Dal Sinai a Gerusalemme, dalla Babilonia a Masada, da Auschwitz a Manhattan,  attraverso fuoco, spade, lavori forzati sono arrivati tali e quali fino ai giorni nostri.
L’enigma dei tefillin può essere spiegato come quello dei moderni computer; per molti di noi il computer è un oggetto con schermi che rendono una quantità infinita di dati; questi vengono elaborati da un’infinità di altri apparecchi, alcuni microscopici, altri di grandi dimensioni,  collegati fra di loro. Ora guardiamo noi stessi; abbiamo un cervello che opera in un mondo suo e un cuore che opera in un altro mondo. Le nostre mani sono inoltre spesso coinvolte in azioni che sembrano disconnesse da entrambi, agendo su una moltitudine di mondi. È come se avessimo tre sistemi operativi indipendenti.

Qui la soluzione del problema: come prima cosa, al mattino, dobbiamo mettere i tefillin, in maniera tale da aprire una connessione ad alta velocità, un legame profondo tra il cervello, il cuore e le mani affinché operino in sintonia per un unico intento, quello di compiere una mitzvà e servire D-o. Solo allora, saremo in grado di restare connessi, di operare con saggezza, con sentimento e con buone azioni ed incontrare il mondo affrontando la giornata che ci aspetta (Rav Tzvi Freedman).
Halakhà
Il precetto dei tefillin prevede oggi che gli stessi vengano indossati di giorno. I Maestri hanno stabilito di metterli durante la preghiera del mattino, anche per il fatto che è obbligatorio essere concentrati sui tefillin durante tutto il tempo che vengono portati ed è vietato avere pensieri estranei, per cui al mattino si è maggiormente sereni e freschi per avere il rigore mentale necessario. Chi non avesse la possibilità di mettere i tefillin al mattino lo dovrà fare entro e non oltre il tramonto, recitando, come minimo, lo Shemà Israèl completo. Si faccia inoltre particolare cura alla custodia dei tefillin in quanto si tratta di oggetti rituali molto sacri e che per compiere il precetto correttamente, devono essere perfettamente integri.

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