Re David, un eroe moderno. L’evento Kesher di presentazione del libro di Ugo Volli

di Anna Balestrieri
‘Musica sono per me le Tue Leggi”. Questo versetto dei Salmi  fa da titolo al libro di Ugo Volli “Musica sono per me le Tue leggi – Storie di Davide, re di Israele”. Il volume edito da La nave di Teseo è stato il tema della discussione tra l’autore e i rabbanim Alfonso Arbib e Alberto Somekh in diretta streaming su Zoom domenica 20 novembre.

La presentazione del libro è stata affidata al commento arguto di Marco Ottolenghi, laureato in Giurisprudenza alla Hebrew University di Gerusalemme e recentemente specializzatosi come guida turistica a Gerusalemme.

Nella sua introduzione, Ottolenghi ha individuato come nella lettura di Volli la cifra ermeneutica di David HaMelekh sia quella di un eroe romanzesco moderno. David è un eroe tragico e moderno “perché ha successo ma è un pessimo padre di famiglia: perde quattro figli e non li sa educare”. Nel libro di Volli, la questione dell’esistenza storica di David, negata da scuole di archeologia rinomate come quella di Tel Aviv capeggiata dal professor Finkelshtein, diventa irrilevante: non è interessante infatti se David sia esistito o meno, poiché è diventato, indipendentemente dalla veridicità della sua figura storica, un simbolo del popolo ebraico. Ciò che si configura come obiettivo del Tanakh  non è  la storia, secondo Ottolenghi, bensì ciò che c’è “al di là” della stessa.

David come eroe moderno e profondamente umano, quindi. Non sono mancati gli ammiccamenti ai suoi peccati carnali o al suo sprezzo della legge e del pericolo: pare David guidasse come un pazzo! I riferimenti scherzosi di Ottolenghi hanno sottolineato tra l’altro l’entità del sacrificio dei quasi 80 partecipanti alla presentazione, che hanno privilegiato la conferenza alla visione dei mondiali di calcio in Qatar.

Rav Arbib ha definito il libro “importante” e “ponderoso”. E’ importante perché in esso la storia è raccontata con rigore filologico, non meramente interpretata senza un contatto diretto con il testo, come spesso avviene. Nella lettura di Volli, è sottolineato il significato simbolico di re Davide, che per gli ebrei assurge a modello di monarchia, rappresenta il regno d’Israele, la malkut Israel. David è dunque Melekh ha Mashiakh, ma anche poeta e autore del libro dei Salmi, che “accompagna tutti i momenti diversi della vita ebraica”, e di cui Bialik parla come del “modo di vivere ed esprimere le sofferenze dell’esistenza” attraverso un libro. “L’ebraismo italiano ha un particolare legame con i Salmi”, ricorda rav Arbib: essi accompagnano ogni momento della vita, sia di gioia sia di lutto. David è, secondo rav Arbib, il re che ha il legame più intenso con D-o, “un legame quasi naturale”, anche quando David commette degli errori e dei peccati. Poichè “tsadik non è chi non sbaglia mai, non è chi non ha tentazioni sbagliate, bensì chi riesce a correggere e riconoscere i propri errori”.

“David re d’Israele è vivo e vegeto”. Così, ci ricorda Rav Somekh, recita l’incipit della birkat ha levana, la benedizione per la luna crescente in prossimità del plenilunio. Il popolo ebraico è paragonato alla luna, poichè “ha l’umiltà di non brillare di luce propria”. Un ulteriore legame con la luna sono le ventinove generazioni della storia ebraica. La generazione di David come un plenilunio, che segna la metà del mese, è quella di mezzo e ci ricorda che le nostre vicende, così come le fasi della luna. La forza del suo insegnamento sta nel ricordarci che per chi fa teshuva per amore anche le trasgressioni diventano mezzo di elevazione. Ed è esattamente questo il ritratto di David dato da Volli, un eroe privo della hybris dei suoi colleghi della tragedia greca ma lontano dalla patinatura dei Santi della letteratura cristiana. Rav Somekh si è complimentato con un “hazak u barukh” all’autore per la sua ricerca approfondita.

Volli concorda con rav Arbib sul punto che gli ebrei non conoscono la storia, “abbiamo perso la confidenza col Tanakh, con la tradizione e con i racconti del midrash e una cultura – dirò di più, un’identità – è fatta dei suoi racconti”.

Molti suoi lettori sono stati sorpresi dalla scoperta di storie che non conoscevano. Persino la scelta della stella di Davide come emblema del popolo ebraico è stata frutto della sua attribuzione a David ha melekh e della forza irradiata dal suo carisma. È stata proprio la sua poliedricità a renderlo fruibile in epoche diverse per scopi diversi.

L’attualità della dimensione politica della sua storia lo rende ulteriormente attuale e realistico e quindi di insegnamento. La sua complessità e le mille sfaccettature, le tensioni intrinseche  al personaggio hanno sedotto psicologicamente lo studioso. La lezione di David è di affidarsi ad ha Shem: pur mentendo ed imbrogliando, la rivoluzionarietà della sua figura è nell’ammissione di colpa e nel riconoscimento dei propri errori.  “David siamo noi”, è la conclusione dello studioso, persino nella sua insolenza (che la hutspa abbia radici bibliche?), per la sua imprudenza e faciloneria. Un’identificazione bonaria con l’eroe che vuole essere un modo di leggersi con umiltà, per essere più aperti al mondo. E tra di noi.

I prossimi eventi Kesher

Lunedì 28 novembre 2022
Per il ciclo “La Torah e le donne”: “Rachel e Lea. Il silenzio e la parola”, con Anna Arbib Colombo, ore 19.

A seguire alle ore 20:30 “Caravaggio tra luci e buio. L’eterna lotta nell’ebraismo tra bene e male” con Alfonso Sassun e Daniele Liberanome

Domenica 4 dicembre

Rita Levi Montalcini, ‘l’artista della scienza’.
Ore 15.00 proiezione del film biografico Rita Levi Montalcini prodotto da Rai Teche

Ore 17.00 Saluti Istituzionali: rav Alfonso Arbib, Noemi Di Segni  Walker Meghnagi, Senatrice Elena Cattaneo, Fiorenzo Galli.
A seguire commento al film a cura del regista Alberto Negrin e Elena Sofia Ricci.
Testimonianza di Piera Levi-Montalcini e Francesca Levi Schaffer
Introduce e modera Michael Soncin