L’Italia, Israele e l’ebraismo: presentato al Noam il libro dell’ex ambasciatore di Israele Dror Eydar “All’Arco di Tito”

di Roberto Zadik
Spinto dalla sua inarrestabile curiosità e dal fascino dell’Italia, che ha definito “un Luna Park intellettuale”, l’ex ambasciatore israeliano nella Penisola, Dror Eydar ha realizzato il coinvolgente saggio All’Arco di Tito (Belforte editore, pp. 563, 30 euro) che è stato presentato, lunedì 12 dicembre, presso la sala conferenze della sinagoga della comunità persiana a Milano, Centro Noam.

Una serata  ricca di spunti e riflessioni importanti per un’opera, estremamente interdisciplinare e variegata, che non si limita ad essere un mero riassunto dei tre anni di attività diplomatica ed istituzionale di Eydar presso l’Ambasciata israeliana a Roma, cominciata nel 2019 e durata fino a settembre. Il libro, infatti, sviluppa egregiamente molteplici argomenti passando dalla politica, alla storia, all’esegesi biblica e perfino alla letteratura italiana, con vari riferimenti a Dante, ed alla poesia con un componimento scritto dall’autore alla fine del testo.

Stimolato dalle domande dei due conduttori, Fiona Diwan, direttrice del sito Mosaico e di Bet Magazine, e Davide Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica, Eydar ha riassunto non solo il suo impegno di ambasciatore – che, come ha evidenziato, “non è solo un incarico politico, perché egli rappresenta la cultura ebraica e lo Stato di Israele” – ma  ha anche espresso alcune considerazioni sull’Italia e sui buoni rapporti che intercorrono tra i due Stati. Ha inoltre dissertato sulla storia e sulla cultura del nostro paese e, partendo dalle leggi razziali, ha ricordato la radice millenaria di questa tragedia e della Shoah, rievocando come alla base di tutto questo ci siano state le sofferenze degli ebrei nell’Antica Roma, in particolare sotto lo spietato imperatore Tito Vespasiano Flavio, al centro del  titolo al suo libro.

L’ ex ambasciatore ha inoltre parlato delle sue origini famigliari persiane leggendo una breve lettera in lingua Farsi e dell’importanza dello Stato ebraico come salvezza per gli ebrei di tutto il mondo che “si riflette nel nome della città in cui sono nato, Petah Tikva, che, come dice la parola, è una porta della speranza per il nostro popolo dopo secoli di esilio”. Sentendo la necessità, come ha sottolineato la direttrice Diwan, di ribadire il principio fondamentale che “il popolo ebraico è stato capace nei secoli di cadere ma anche di risollevarsi conservandosi”, l’autore si è soffermato, fra i tanti argomenti affrontati, sull’antisemitismo, partendo dal punto di vista storico e culturale e dalla città di Roma con i suoi sontuosi monumenti, alcuni dei quali ricordano periodi di violenza antiebraica.

Una delle cause dell’odio antisemita, secondo Eydar, “è stata la mancanza di uno Stato che ci proteggesse e in cui rifugiarsi”. In tema di costruzioni, legate alla distruzione di Gerusalemme, emblema, prima delle persecuzioni  romane e poi di quelle del mondo occidentale, l’autore ha fatto riferimento al triangolo, formato da tre simboli della Capitale – Colosseo, Arco di Tito e Arco di Costantino – che si trovano nelle vicinanze del quartiere ebraico romano, il Portico di Ottavia che come ha spiegato si chiama così perché “venne fatto costruire dall’Imperatore Augusto in memoria di sua sorella Ottavia”.
Essi, infatti, rappresentano ognuno un aspetto della sofferenza degli ebrei in Italia, specialmente l’Arco di Tito, che, come dice Eydar, “dà il titolo al libro, e che, fra le sue raffigurazioni, presenta la marcia trionfale dell’Imperatore, figlio di Vespasiano, simbolo della vittoria del nemico e della nostra sconfitta”.

Un’esposizione coinvolgente ed estremamente dotta che ha riguardato, in tema di attualità, anche gli stretti rapporti fra Italia ed Israele in vari campi, dalla scienza, alla medicina, dall’agricoltura al turismo pur esprimendo qualche perplessità, sull’assenza, in vari casi, del sostegno governativo ad Israele in ambito internazionale, in cui “l’Italia in passato, durante la votazione per l’approvazione delle diverse risoluzioni dell’Onu inerenti Israele,  si è astenuta dal pronunciarsi o ha votato contro”.

Riflessioni, emozioni e considerazioni, racchiuse fra le pagine di quest’opera e brillantemente illustrate dall’ex ambasciatore che il Presidente della Comunità ebraica milanese Walker Meghnagi  ha definito  come “un libro estremamente interessante” sottolineando la  “grandissima cultura” del suo autore ed il suo impegno promozionale verso il testo con “una quindicina di presentazioni che egli ha già organizzato in questi mesi.”

Dror Eydar, un intellettuale che ama l’Italia

Ma chi è Dror Eydar e qual’ è il suo percorso professionale e culturale? Ad occuparsi di questo aspetto Fiona Diwan e Davide Romano che hanno riassunto il suo composito cammino professionale e culturale. Come ha raccontato Diwan, “Dror Eydar, oltre alla sua profonda curiosità, a cui dedica uno dei capitoli del suo libro,  nella sua formazione vanta vari post-dottorati in letteratura e storia, in relazioni internazionali e politica estera e studi religiosi in Yeshivà in un ventaglio di argomenti, aperto a tutto”.

In merito alla carriera di Eydar come Ambasciatore Diwan ha letto un punto fondamentale del testo, a pagina 228,  in cui egli spiega i retroscena del suo mandato in Italia durato tre anni ed iniziato nel 2019. “Non pensavo mai che sarei stato un ambasciatore” scrive l’autore, nella sezione dedicata al suo incarico, ” che avrei parlato italiano; non era neppure nella lista dei miei sogni. Il desiderio di farlo si è venuto a formare con un lungo processo, dopo anni di scrittura, di ricerca, di congressi, conferenze non solo in Israele ma in tutto il mondo. Sul piano personale è la curiosità a guidarmi, è così da tutta la mia vita; molte volte ne ho tratto beneficio altre volte l’ho pagata a caro prezzo . Nei primi mesi del mio mandato a Roma, quando mi è stato chiesto quale fosse la mia esperienza, ho risposto che mi sembrava di essere in un Luna Park intellettuale. Sul piano pubblico  a guidarmi sono impegno e senso del dovere nei confronti del nostro popolo, del nostro Paese e del nostro patrimonio culturale. L’ambasciatore dello Stato d’Israele è anche ambasciatore della cultura ebraica; in un Paese con una cultura cristiana, presente un po’ ovunque, la tradizione dei nostri padri ha un peso speciale. Quella sarà la vostra intelligenza e la saggezza davanti ai popoli come scritto nella Torah in Devarim. Non sono venuto qui in Italia per riposare, sono un pubblico servitore; ce ne sono stati molti prima di me e molti ce ne saranno dopo di me; spero di non aver deluso, ci ho messo tutto il mio impegno”.

Successivamente, dopo l’approfondimento riguardo al lato storico culturale del testo e la biografia dell’autore, Davide Romano si è invece concentrato sull’attualità e sul ruolo di Israele verso l’Italia e internazionalmente. Riguardo a Israele, rispondendo a Romano,  Eydar ha affermato “questo libro è un riassunto del mio incarico come ambasciatore e risponde anche alla domanda su cosa sia Israele; esso non è solo uno stato moderno ed avanzato ma rappresenta la civiltà ebraica. Siamo non solo il popolo del libro, come ci chiamano per la Bibbia, ma dei libri perché,  in questa lunga storia millenaria, il nostro popolo ha costruito immenso grattacielo intellettuale  e noi che parliamo ebraico abbiamo il grande privilegio di visitare ogni piano di questo edificio studiando i testi.”

Presentando Eydar Romano ha sottolineato come egli sia “un intellettuale, un religioso, attento anche al mondo laico, e questo è molto importante per riuscire a interpretare culture diverse”; egli ha sollecitato l’ex ambasciatore a esprimersi sulla politica israeliana e sul presente, passato e futuro di Israele. Evidenziando gli eventi che stanno avvenendo ultimamente, Romano ha menzionato alcune problematiche internazionali, in cui anche Israele è coinvolta, come la Guerra fra Ucraina e Russia ed il fatto che molti ebrei di quelle zone ormai risiedono nello Stato ebraico,  i rapporti con i vicini arabi da Gaza agli Hezbollah fino al pericolo iraniano e “la posizione delicata di Israele”, a livello internazionale, elogiando la positività degli accordi di Abramo e dell’avvicinamento dell’Arabia Saudita,  ma anche mettendo in luce varie criticità emerse in questo ultimo periodo come l’antisemitismo emerso nei mondiali in Qatar, e la positività del nuovo Governo Meloni verso lo Stato ebraico.

In conclusione di serata rispondendo alle sollecitazioni di Romano, Eydar ha evidenziato la “dicotomia di questi anni fra la stretta collaborazione “intima” come l’ha definita fra Italia e Israele, anche durante la pandemia e “la scarsa risolutezza” durante le risoluzioni internazionali dell’Onu.  Proseguendo  nella sua esposizione ha ricordato il problema internazionale della collaborazione fra Russia ed Iran ed il sostegno di Israele verso i profughi dell’Ucraina, ma “ci sono due imperi, Unione Europea e America e non possiamo muoverci indipendentemente” .

In conclusione Fiona Diwan citando la serata con il direttore di Repubblica Maurizio Molinari ha confermato quanto sostenuto dall’ex ambasciatore con il “ritorno degli Imperi, come Impero russo, impero cinese” evidenziando però la capacità di Israele di mantenere “buoni rapporti con tutti i quattro grandi attori di questo momento storico”. Successivamente Fiona Diwan ha letto una poesia scritta dall’ambasciatore e contenuta nell’ultima pagine del suo volume, una riflessione esistenziale sull’uomo “somma delle sue miserie e dei suoi lamenti”.