La lezione di Purim

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Amalek, il prototipo biblico del mostro antisemita che semina odio per mascherare la propria pochezza, non è una leggenda. Nei mesi che ci siamo lasciati alle spalle ne abbiamo potuto raccogliere una nutrita serie di testimonianze. C’è chi lo ha visto nei folli deliri del dittatore di Teheran che minaccia il mondo di distruzione atomica, chi nelle oscene affermazioni dei negazionisti, chi nell’ottusa scia di dolore che si lasciano alle spalle gli estremisti islamici. E c’è chi lo ha visto nell’impegno profuso da alcuni mezzi di informazione nello strumentalizzare affermazioni farneticanti, come quelle contenute in un recente saggio storico che tenderebbe ad avvalorare la grottesca accusa degli omicidi rituali a carico di alcuni ebrei che vissero alla fine del XV secolo.

Non c’è bisogno di andare distante, né nel tempo né nello spazio per vedere come nelle scorse settimane e nella nostra Milano un gruppo di estremisti che avevano avuto la pensata di ricalcare le orme delle Brigate rosse sia finito nel mirino degli inquirenti. Stavano progettando di colpire obbiettivi ebraici. Sempre strumentalizzando la panzana degli omicidi rituali, già a suo tempo utilizzata per giustificare ogni sorta di pogrom, un gruppo di studenti universitari (pare di ispirazione leghista) ha affisso sui muri di una delle glorie della cutlura milanese, l’Università Cattolica, un appello a prendere sul serio quello che tutti gli storici degni di questo nome hanno chiaramente definito una mistificazione bella e buona. Sarebbe solo penoso, se non fosse anche pericoloso. Alla Cattolica, per fortuna, gli studenti possono farsi assistere da un consigliere spirituale. Speriamo che questo possa contribuire a chiare loro le idee.

Gli esempi si sprecano e tutti noi li conosciamo anche troppo bene. All’indomani di un nuovo Purim, la liberatoria solennità ebraica in cui il ricordo dell’odio e della persecuzione viene spazzato via da un’ondata di gioia, torna alla ribalta un interrogativo.
Come è mai possibile che anno dopo anno si assista a una tale ondata di turpitudini e di ingiustizie e si riesca a non cedere, a rigenerare le proprie speranze e le proprie identità, a ritrovare serenità e voglia di costruire?
La risposta, in effetti, non la conosce nessuno. Quello che è certo è che una risposta esiste. Una formula tutta nostra, da contrapporre alla maniera in cui gira il mondo. Una risposta che è fatta di coraggio e di determinazione, di fedeltà alle proprie radici e di lucidità nello scrutare l’orizzonte, nel raccogliere le nuove sfide.

Una scarica di gioia e di spensieratezza ha contrassegnato anche questo Purim e ci ha ricaricato le batterie, così da metterci in condizione di affrontare i nuovi Amalek che senza dubbio si preparano ad andare in scena.

Il dottor Goebbels, quando in un suo noto discorso promise che “gli ebrei non avranno un nuovo Purim” si era ingannato. E nonostante tutto il miracolo di Purim si è rinnovato. E’ successo ancora nelle sinagoghe di Milano, come nelle strade di Gerusalemme e di Tel Aviv, dove le tradizionali sfilate di carri e maschere, di feste e gioia popolare che caratterizzano quello che molti considerano una sorta di carnevale ebraico hanno incessantemente inondato le strade delle città israeliane. Perché gli Amalek passano, ma la lezione di Purim è sempre la stessa: una risata li seppellirà.

Amos Vitale (amosvitale@mosaico-cem.it)

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