L’instabilità politica in Israele dopo le ultime elezioni: un’analisi di Sergio Della Pergola

di Nathan Greppi
Dopo le recenti elezioni avvenute in Israele, l’instabilità politica è ulteriormente cresciuta. Come si sta muovendo Benjamin Netanyahu? E qual è il nuovo scenario in merito ai partiti vecchi e nuovi? Ne ha parlato il demografo Sergio Della Pergola durante l’incontro su Zoom La sfera di cristallo II: dove va Israele?, organizzato martedì 27 aprile dall’Associazione Italia-Israele di Milano e seguito di un precedente incontro avvenuto il 28 dicembre.

Dopo i saluti istituzionali del presidente dell’Associazione Mons. Pier Francesco Fumagalli e del presidente della Comunità Ebraica di Milano Milo Hasbani, Della Pergola ha iniziato parlando della recente delibera della Corte Suprema israeliana riguardo a “l’illegalità della mossa del presidente Netanyahu, che in una mossa che non esito a definire ‘un colpo di mano’ ha nominato il suo deputato Ofir Akunis Ministro della Giustizia,” in maniera illegale per minare i processi contro di lui. La nomina di Akunis è stata poi congelata dalla Corte Suprema. Secondo Della Pergola, quello di Netanyahu “è un piccolo colpo di stato”, che tuttavia è fallito perché Israele è una democrazia stabile.

Per ricordare la fase di instabilità che sta attraversando la politica israeliana, ha spiegato che l’ultimo governo non ha potuto approvare la legge di bilancio, e che vi è un’incompatibilità tra le forze di Netanyahu e Gantz che hanno formato il governo di coalizione. Si è salvato il sistema sanitario, che dopo una fase in cui i contagi erano tra i più alti al mondo ha saputo fronteggiare la pandemia per quanto riguarda le vaccinazioni. Ha anche aiutato il fatto che la popolazione israeliana ha una percentuale di anziani molto più bassa rispetto all’Italia.

Tornando a Netanyahu, ha fatto notare come egli ha fortemente condizionato vari partiti in un modo curioso: “Ogni volta che si ritrovava un numero 2 abbastanza capace, Netanyahu lo ha allontanato. Il risultato è che adesso molti capi dei partiti israeliani sono ex-segretari di Netanyahu.” Da Lieberman a Bennett, dalla Shaked a Saar. “Questa proliferazione di uomini politici vicini a Netanyahu ci fa capire 2 cose: la prima è che lui è un ottimo allenatore di giovani, finché questi non chiedono troppa autonomia. La seconda è che sono tutte persone con una formazione conservatrice, che potrebbero formare un grande partito di destra egemone ma senza Netanyahu.”

Al termine ha concluso facendo un parallelismo con l’instabilità politica che in Italia ha preceduto l’ascesa di Mussolini; e sebbene questi “siano degli incubi da scacciare,” ha fatto notare che l’inefficienza in Israele “porta a sviluppi impensabili che in realtà ci sono già stati,” citando ad esempio l’omicidio di Rabin nel ’95.

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