Eclissi solare dal Talmud a oggi: cosa significa per l’ebraismo e quando sarà visibile in Israele

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di Pietro Baragiola

L’eclissi solare del 12 agosto ha attraversato l’Artico e l’Europa portando milioni di persone ad osservare il cielo per diventare testimoni di questo imperdibile spettacolo astronomico.

Un evento oggi perfettamente prevedibile ma che per secoli ha alimentato timori e interpretazioni religiose parecchio negative: nella tradizione ebraica, infatti, il Talmud arriva a definire l’eclissi di Sole “un cattivo presagio per il mondo intero”.

Mercoledì 12 agosto l’ombra della Luna ha raggiunto prima l’estremo nord della Russia, per poi attraversare Groenlandia e Islanda e arrivare dunque in Spagna, dove la totalità è durata circa due minuti e mezzo. Milioni di altre persone, invece, da diverse zone dell’Europa, Canada, nord degli Stati Uniti e dell’Africa, hanno potuto osservare solo un’eclissi parziale mentre Israele è rimasto fuori dall’area di visibilità.

 

L’eclissi nella tradizione ebraica

Nel trattato Sukkah 29a del Talmud i rabbini descrivono l’oscuramento del Sole come un siman ra, “un cattivo presagio”, utilizzando un’immagine particolarmente suggestiva: quella di un re che prepara un banchetto per i propri servi e poi, adirato, ordina di togliere la lampada davanti a loro.

Il Talmud inoltre fa una chiara distinzione tra eclissi lunari e solari, con Israele che viene tradizionalmente associato alla Luna sulla quale si basa il calendario ebraico mentre le altre nazioni sono rappresentate dal Sole. Per questo l’eclissi lunare viene interpretata come un segno rivolto a Israele e quella solare alle nazioni del mondo.

Non esiste una benedizione ebraica specifica per un’eclissi e le autorità rabbiniche ritengono più appropriate le benedizioni generalmente dedicate alle manifestazioni straordinarie della natura.

Oggi la possibilità di prevedere scientificamente questi fenomeni ha spinto diversi rabbini a considerarli un’occasione di riflessione sulla grandezza della natura e della Creazione.

Il rabbino Geoffrey Mitelman, fondatore dell’organizzazione Sinai and Synapses, che promuove il dialogo tra scienza e religione, ha collegato l’esperienza dell’eclissi al concetto di “meraviglia religiosa” descritto da Abraham Joshua Heschel e persino al racconto biblico dell’apertura del Mar Rosso: “è un momento capace di essere tramandato labor vador, di generazione in generazione.”

 

Quando sarà visibile da Israele

Nonostante il suo percorso relativamente vicino all’Europa, l’eclissi del 12 agosto non è stata visibile da Israele dove però arriverà tra meno di un anno.

Il 2 agosto 2027 lo Stato ebraico potrà infatti osservare un’eclissi solare parziale, collegata a una delle eclissi totali più attese degli ultimi anni. Secondo i calcoli astronomici, il fenomeno sarà visibile in Israele indicativamente tra le 11.38 e le 14.22, ora locale, con alcune variazioni a seconda della città. La totalità sarà invece riscontrabile più a sud, attraversando il Nord Africa.

Questo appuntamento segnerà dunque un nuovo incontro tra Israele e quel temporaneo oscuramento del Sole che, quasi 2.000 anni dopo le discussioni dei rabbini del Talmud, continua ad unire astronomia, tradizione e riflessione sul rapporto tra luce e oscurità.