Nechama, la grandezza di una donna a cui capitò di ritrovarsi Maestro…

Ebraismo

di Vittorio Robiati Bendaud

Nechama Leibowitz
Da Riga a Berlino, da Heidelberg a Tel Aviv. In un mondo religioso tutto al maschile, fu esegeta, pedagogista, insegnante leggendaria, Maestra di Maestri. Le sue letture e interpretazioni di parashot e Torà sono passate alla storia. Sapeva accendere l’amore per lo studio e la fiamma della conoscenza. Difendeva la creatività dei percorsi autonomi di apprendimento e l’uso dell’ebraico come unica chiave di accesso allo studio della Torà

Nehama Leibowitz
Nechama Leibowitz

Vi sono domande che la contemporaneità ha prepotentemente riproposto. Una di quelle fondamentali riguarda le donne, la loro dignità, il loro ruolo familiare e pubblico, il loro status sociale e religioso, la loro felicità. Tali quesiti, con le loro plurime risposte, hanno cambiato la storia occidentale –e non solo-, migliorandola sensibilmente. L’ebraismo, autonomamente e “per contatto”, ha vissuto e vive questi interrogativi, offrendo risposte sia in Israele sia in Diaspora, anche in relazione a una storia, la propria, che spesso si è sviluppata più “per distanza” che “per tangenza” rispetto alle storie della civiltà cristiana occidentale o islamica orientale in cui è vissuto. I rabbini, spesso interpellati pressantemente, si sono pronunciati -e continuano a pronunciarsi-, esprimendo opinioni diverse, anche antitetiche, ciascuna delle quali è sostenuta da personalità specchiate e autorevoli. Può una donna recitare il Qaddish o ritualmente tenere un discorso funebre commemorativo? Le donne possono pubblicamente leggere la Meghillat Ester? Possono votare ed essere votate, assumendo posizioni di leadership? Possono le donne studiare Torah?
Per fare un esempio celebre, quando agli inizi del Novecento si pose, ben prima che Israele nascesse, il problema del voto femminile ebraico, molti rabbini autorevoli furono chiamati ad esprimersi. Rav Avraham Yitzkhaq Kook, nato in Europa e conoscitore della cultura europea, si espresse negativamente, suffragando la sua risposta. Rav Ben-Tziòn Uziel, sefardita orientale, al contrario, cresciuto nella civiltà ottomana, sostenne la causa femminile e il voto a suffragette e signore (Mishpeté Uziel in Choshen Mishpat, 4:6). Per l’ebraismo, lo studio della Torah è la più grande mitzvah da ottemperarsi (Peah I:1), la nostra massima realizzazione umana e religiosa. Prepotentemente, quindi, emerge la domanda circa lo studio femminile della stessa. È rilevante che, nonostante le opinioni contrarie, pur autorevoli, emerga chiaro un dato, sin da tempi antichi: le donne devono studiare tutto ciò che la Tradizione custodisce e sviluppa, al fine di garantire e implementare l’osservanza di mitzvot e precetti loro comandati (YD 246:6). Nelle scorse decadi, due grandi Maestri di Israele molto si sono diffusi al riguardo, sostenendo che le donne devono poter accedere alla migliore e più avanzata letteratura rabbinica. Così Rav J. D. B. Soloveitchik (Community, Covenant and Commitment) e Rav Aharon Lichtenstein (Ten Daat 3:3).
In relazione a quanto ho sinora premesso, la vita operosa e l’insegnamento appassionato di Nechama Leibowitz sono eccezionalmente orientativi. Sorella del celebre e controverso filosofo e scienziato israeliano Yeshayahu Leibowitz, Nechama Leibowitz nacque a Riga nel 1905 in una famiglia religiosa e sionista. Successivamente, a causa della rivoluzione bolscevica, si trasferì con i familiari a Berlino. Mentre studiava presso le università di Heidelberg, Marburgo e Berlino, cominciò a insegnare l’ebraico e il TaNaKh nelle scuole ebraiche, perfezionando una didattica, che si radicava nella lingua sacra (riteneva che la Torah dovesse essere insegnata sempre e unicamente in ebraico e che ogni ebreo dovesse essere in grado di esprimersi nella lingua dei Padri). Nechama, nel frattempo, frequentò anche le lezioni di personaggi come Leo Baeck, Julius Guttman e Ismar Elbogen. Sionista risoluta, decise di fare l’aliyah, insegnando in varie scuole di Eretz Israel. Attraversò Israele in lungo e in largo, in autobus, in bus, in elicottero. E ovunque insegnò Torah, a chiunque: soldati, nuovi immigrati, docenti, kibbutzniq, futuri rabbini, gente comune. Successivamente alla docenza all’Università di Bar Ilàn, insegnò all’Università di Tel Aviv e alla Hebrew di Gerusalemme. E Israele, nel 1956, le conferì il prestigiosissimo Israel Prize nel campo dell’educazione. Dagli anni ’50 ad oggi, i suoi commenti alla Bibbia hanno fatto il giro del mondo, interessando ebrei e persino non ebrei, e i suoi libri al riguardo sono diventati classici immancabili in molte biblioteche. Nechama stilò e raccolse una serie di profondi e lucidi commenti e riflessioni (‘Iyyunìm) sulle pericopi bibliche di ciascun Sabato. Ritenne che un effettivo e proficuo Talmùd Torah potesse aver luogo solo se gli studenti fossero stati opportunamente coinvolti, stimolati ed appassionati. Si oppose così all’apprendimento meccanico e fu puntuale e selettiva nella scelta delle fonti e dei commentatori.
Il metodo didattico della Leibowitz individuò quattro obiettivi, tra loro concatenati: 1. il depositarsi di conoscenza fattuale; 2. lo sviluppo di una certa indipendenza nella capacità di apprendimento; 3. lo sviluppo di un sentimento di amore per lo studio della Torah; 4. l’osservanza delle mitzvòth. Come scrive Rav Laras –che ne fu allievo- “il terzo obiettivo, ovvero l’amore per lo studio della Torah, era considerato da Nechama Leibowitz di particolare e fondamentale importanza nell’ambito dell’istruzione ebraica e nello studio della Bibbia. Certamente l’osservanza delle mitzvòth è un fine ancora più importante, tuttavia, sosteneva la studiosa, senza questo amore sarà impossibile rafforzare l’osservanza”.
Sulle orme di Buber e Rosenzweig
L’eccezionale e modernissima opera di insegnamento e di divulgazione della Torah svolta da Nechama Leibowitz ha contribuito ad avvicinare nugoli di persone allo studio e all’osservanza. Questa studiosa, che sino all’ultimo giorno della sua vita fu un’ebrea osservante, radicata nell’ortodossia e poco incline alle aperture “femministe” degli ebraismi riformati, seppe anche integrare i commenti classici alla Bibbia con la critica biblica, l’archeologia e la storia. Sulle orme di Martin Buber, Franz Rosenzweig, Benno Jacob, Umberto Cassuto e altri, mise parzialmente in dialogo voci interpretative dissonanti, ivi incluse quelle di alcuni studiosi non ortodossi purché fossero puntuali e documentate. Personalmente, resto convinto che Nechama Leibowitz abbia offerto molte risposte concrete e praticabili agli interrogativi della modernità, valorizzando l’ebraismo tradizionale e la Halakhah, di cui era orgogliosa.

 

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