La sinagoga che fa “crescere” i bambini e insegna loro la Tefillah

Ebraismo

di Nathan Greppi

Viaggio nelle sinagoghe di Milano 4a puntata: il “Tempio dei giovani” Yacob Safra. Un luogo piccolo ma accogliente, dalla lunga storia. Voluto da Rav Moshe Lazar, ha fatto conoscere ai più giovani la Torà e le preghiere.
Da qui, molti hanno tratto ispirazione e fondato sinagoghe e oratori in tutta la città

Trovare l’entrata non è semplice per chi non lo conosce: occorre passare dal retro della scuola di via Sally Mayer, scendere dalle scale fino a quando non troviamo l’ingresso del Tempio dei Giovani. Una volta entrati, incontriamo un piccolo gruppo impegnato per il minian di Shachrit, composto prevalentemente da giovani di origine iraniana. Al termine viene servito un buffet per rifocillarsi prima di ricominciare a pregare. Si chiama “Tempio dei Giovani” Yacob Safra, anche se oggi ha una funzione diversa da quella che aveva quando nacque, negli anni ’60: all’epoca, infatti, questo piccolo tempio di rito sefardita fu il primo nella zona ad occuparsi di avvicinare i giovani alla Torà e Tefillà. Ancora oggi, alla vigilia del loro Bar-Mitzvà, i ragazzi che frequentano la Scuola Ebraica vengono qui a mettere i tefillin e a festeggiare il grande evento, il giovedì mattina.
«Il primo Tempio dei Giovani lo ha voluto Rav Moshe Lazar, che ancor oggi è a capo della sinagoga,- dichiara il Segretario della Comunità Ebraica di Milano Alfonso Sassun, che da ragazzo si è formato proprio in questo tempio. – All’inizio trovava spazio nei locali del Tempio Noam “originale”, in via Tuberose 14, dove oggi si trova l’ADEI». In seguito, come ha spiegato Netanyel Yacobi, uno dei parnassim, «fino al 1988 è rimasto in via Tuberose; poi, quando il Circolo Noam si è trasferito in via Montecuccoli, ci siamo spostati qui nella scuola, e il nuovo Tempio è stato inaugurato nella primavera 1990».

L’ambiente è molto accogliente: una stanza larga e ben illuminata, con un matroneo alla stessa altezza dei posti davanti. Vicino all’ingresso si trovano gli scaffali dove si tengono i libri per le preghiere, mentre davanti alla fila di posti ci sono alcuni tavolini per mangiare e bere tutti insieme, in un clima tranquillo. In queste occasioni, anche le ragazze più giovani si riuniscono intorno a un loro tavolo, a poca distanza da quello degli adulti. Tuttavia, come spiega Sassun, oggi esso attrae un pubblico misto e anche l’eterogeneità di chi lo frequenta si è ridotta drasticamente: «Un tempo c’erano libici, libanesi, siriani, venivano tutti i giovani perché negli anni ’80 c’erano molte meno sinagoghe nella zona. Ormai la gente frequenta oratori un po’ qui e un po’ lì; ma all’epoca è stato il primo e unico. Oggi c’è un Tempio dei Giovani al Noam e uno in via dei Gracchi. Questo è stato un tempio che ha insegnato ai ragazzi a fare la Tefillah e a leggere la Torà. È stato uno dei miei elementi di formazione ebraica. Adesso molti di quelli che frequentavano questa sinagoga ne hanno fondate altre, come quella di Beit HaTalmud».

Un ricordo simile lo conserva anche Yacobi, che sin da quando aveva 5-6 anni ha sempre frequentato questo tempio. «Un altro dei fondatori di questo tempio, che oggi non vive più a Milano bensì a Venezia, è Rav Moshe Bassali. Anche negli anni ’80 era frequentato da molti libanesi, uno dei frequentatori fissi era Nouri Mohaddeb, che poi ha fondato il Tempio in via dei Gracchi. Ci sono stati dei cambiamenti, anche per via delle persone: c’è chi ha fatto l’Aliyah in Israele, ma anche quelli della nuova generazione hanno fatto il Brit milà in questo tempio, come Daniele Cohenca, che poi ha fondato un altro tempio nella zona per tutti gli ebrei di rito italiano. Molti ex-giovani che hanno fondato sinagoghe sono passati da qui, è un merito essere stati allievi di Rav Lazar». Insomma, una piccola sinagoga ricca di cuore e di storia.

 

 

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