Venezuela

Israele e Venezuela: dopo 17 anni riaprono i rapporti consolari tra i due Paesi

Mondo

di Pietro Baragiola
Dopo una serie di colloqui tra i ministri degli Esteri Gideon Sa’ar e Félix Plasencia, martedì 11 agosto i governi di Israele e Venezuela hanno ufficialmente annunciato la ripresa dei rapporti consolari. Si tratta del primo canale ufficiale tra i due Paesi dopo la rottura delle relazioni diplomatiche avvenuta 17 anni fa, nel 2009, durante la presidenza di Hugo Chávez.

Case distrutte dal terremoto in Venezuela

Venezuela, la comunità ebraica mobilitata: sinagoghe aperte agli sfollati

Mondo

di Nina Prenda
Grazie a procedure di emergenza già collaudate, la comunità ebraica è riuscita ad attivarsi rapidamente. Nelle ore successive al sisma, centinaia di persone si sono riversate presso il Centro Comunitario Ebraico Hebraica e nella sinagoga principale di Caracas, trasformati in rifugi temporanei.

Quando due violenti terremoti hanno colpito Caracas e la vicina città costiera di La Guaira, la risposta della comunità ebraica venezuelana è stata immediata. Nel giro di poche ore, sinagoghe e centri comunitari hanno aperto le loro porte per offrire riparo, assistenza e beni di prima necessità a centinaia di persone rimaste senza casa o troppo spaventate per rientrare nelle proprie abitazioni.

Le due scosse, di magnitudo 7,2 e 7,5, si sono verificate a pochi secondi di distanza mercoledì 24 giugno, provocando una delle peggiori tragedie che il Paese ricordi negli ultimi anni. Secondo le autorità, il bilancio provvisorio supera i 1.700 morti, mentre decine di migliaia di persone risultano disperse o intrappolate sotto le macerie. Centinaia gli edifici crollati o gravemente danneggiati, con danni economici stimati in miliardi di dollari.

«Erano da poco passate le 18 ed era un giorno di festa nazionale, quindi la maggior parte delle persone si trovava in casa», racconta Roberto Mishkin, presidente dell’Union Israelita de Caracas, la principale congregazione ashkenazita del Venezuela. «È stato un terremoto devastante. Non conosco nessuno che non abbia subito danni alla propria abitazione.»

Grazie a procedure di emergenza già collaudate, la comunità ebraica è riuscita ad attivarsi rapidamente. Nelle ore successive al sisma, centinaia di persone si sono riversate presso il Centro Comunitario Ebraico Hebraica e nella sinagoga principale di Caracas, trasformati in rifugi temporanei.

«I nostri edifici si sono riempiti di famiglie le cui case erano state distrutte o rese inagibili, ma anche di persone che avevano semplicemente paura di trascorrere la notte nei propri appartamenti», spiega Mishkin. «Abbiamo subito organizzato la distribuzione di cibo, acqua e coperte. Solo intorno a mezzanotte, quando tutti erano riusciti a mettersi in contatto con i propri familiari, il comitato di crisi ha potuto riunirsi per coordinare gli interventi.»

Il bilancio per la comunità ebraica, composta da circa 5.000 persone, è pesante. Tre membri risultano deceduti e altri quattro sono ancora dispersi. Almeno 15 famiglie hanno perso completamente la propria abitazione, mentre tra le 30 e le 35 hanno visto i loro appartamenti dichiarati inagibili. Ancora oggi circa cento persone trascorrono la notte all’interno del centro Hebraica.

La tragedia arriva in un momento particolarmente delicato. Dopo anni segnati dalla crisi economica e politica del Venezuela, la comunità stava iniziando a intravedere segnali di miglioramento. Secondo i suoi rappresentanti, il cambio di leadership seguito alla caduta del presidente Nicolás Maduro aveva contribuito ad attenuare il clima di ostilità e la retorica antisemita che aveva caratterizzato i governi di Maduro e del suo predecessore Hugo Chávez.

Nel frattempo, squadre di soccorso provenienti da diversi Paesi, compreso Israele, sono giunte in Venezuela per sostenere le operazioni di emergenza. Ma la ricostruzione si preannuncia lunga e complessa.

«La nostra è una comunità che già viveva in condizioni economiche difficili e che ha sempre fatto grande affidamento sui servizi sociali», sottolinea Mishkin. «Oggi molte persone hanno perso tutto: la casa, il lavoro e i mezzi di sostentamento. Le istituzioni ebraiche di tutto il mondo ci stanno offrendo il loro sostegno, ma avremo bisogno di un aiuto molto più ampio.»

Per far fronte all’emergenza è stata avviata una raccolta fondi internazionale. Per il momento, sono stati raccolti poco meno della metà dei due milioni di dollari.

 

Israele e la nuova America Latina. Intervista a Loris Zanatta

Mondo

di Nathan Greppi
Gli sviluppi internazionali degli ultimi mesi hanno creato delle opportunità importanti per Israele anche in contesti che si trovano a chilometri di distanza, come l’America Latina: dopo la cattura di Nicolás Maduro in Venezuela da parte degli americani, Cuba ha perso il suo principale fornitore di petrolio, portando l’isola caraibica a dover affrontare una grave crisi. Un’analisi con il docente di Storia e Istituzioni dell’America Latina all’Università di Bologna.

Il ruolo di Cuba nel conflitto in Medio Oriente. «Un regime zombie, che sopravvive nel suo essere antioccidentale e anti-israeliano»

Mondo

di Nathan Greppi
Dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967 Castro iniziò gradualmente a adottare posizioni sempre più filoarabe e antisraeliane, fino alla rottura delle relazioni diplomatiche nel 1973. «È un regime morto ma ancora vivo, politicamente ed economicamente in bancarotta, ma in grado di sopravvivere grazie al suo monopolio della forza e della violenza», spiega il diplomatico americano di origine cubana Alberto Fernandez, vicepresidente del MEMRI.

Il Premio Nobel per la Pace Machado elogia Israele in chiamata con Netanyahu

Mondo

di Nina Prenda
In una telefonata con il primo ministro Benjamin Netanyahu, Machado ha elogiato le azioni decisive di Israele contro Hamas a Gaza e i suoi sforzi più ampi per combattere l’asse iraniano, sottolineando come rappresentino una minaccia non solo per Israele ma anche per il popolo venezuelano.

Venezuela, dalla dolce vita alla grande fuga

Mondo

di Ilaria Myr
Che ne sarà della presenza EBRAICA, passata da 25 mila a nove mila ebrei, in pochi anni? Israele riprenderà le relazioni diplomatiche? All’orizzonte qualche spiraglio positivo.

Ahi Sud America! Quell’incerto e felice paradiso esotico degli ebrei in fuga

Mondo

di Ilaria Myr
Nei giorni della visita in Brasile di papa Francesco, acclamato dalla folla come una star, facciamo anche noi il nostro “viaggio”, fra gli ebrei del Brasile, ma anche quelli dell’Argentina, del Venezuela… Un viaggio insomma nel mondo ebraico sudamericano fra dati demografici, questioni identitarie, antisemitismo, stili di vita e un problema comune a tutti gli ebrei latinos: l’assimilazione.